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Aggiornato il: feb 21



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Una riflessione per la VI Domenica, T.O.-B (14-02-2021)

< Mc. 1,40-45 (Guarigione del lebbroso).


I.

Noi pensavamo che i DPCM (decreti ministeriali) e le pandemie fossero cose solo del nostro tempo, in realtà ci sono sempre stati. Nel testo del Levitico (Lv 13,1-2.45-46) dell’anno 586 a.C. abbiamo un esempio di DPCM che regolava l’isolamento sociale (lockdown) per le persone affette da lebbra: “... se ne starà solo, abiterà fuori dell’accampamento”.

La lebbra era considerata un castigo di Dio per i peccati commessi dall’uomo, così che oltre la sofferenza devastante della malattia, si aggiungeva la discriminazione, la persecuzione, il disprezzo. Erano persone condannate a morte, che non potevano avvicinarsi a nessuno e dovevano gridare “impuro, impuro” se qualcuno, per sbaglio, si avvinasse a loro. Chi avesse toccato un lebbroso, sarebbe diventato impuro pure lui, quindi da segregare.

II.

Per questo meraviglia molto ciò che è descritto nel Vangelo di oggi, dove un lebbroso prende il coraggio in mano e osa avvicinarsi a Gesù, correndo il rischio di venire lapidato. La lapidazione era una pena capitale inventata per eliminare qualcuno senza toccarlo, senza venirne contagiati. Gesù non solo non rifiuta questo lebbroso, ma lo ascolta e soprattutto lo tocca, diventando così anche Lui automaticamente impuro davanti alla legge.

Con questo gesto Gesù scardina una concezione falsa di religione e mostra la contraddizione della legge riguardante la lebbra.

Se la lebbra è un castigo per i peccati commessi, perché aver paura di essere contagiati? Basta non peccare, non c’è pericolo del castigo. E i lebbrosi, sono tali perché hanno peccato o perché hanno toccato qualcuno che ha trasmesso loro la lebbra pur non avendo peccato?

III.

Ancora oggi la religione esclude tante persone ritenendole impure o indegne di ricevere i sacramenti, altre vengono scomunicate, cioè espulse dalla comunità. Eppure Dio non scomunica nessuno, al contrario, va loro incontro, li prende per mano, li tocca.

Era proprio questo che indignava i farisei, il fatto che Gesù incontrava i pubblicani, le prostitute, i peccatori... e diventava impuro come loro.

Gesù infatti dopo aver toccato il lebbroso non poteva rientrare in città e doveva starsene lontano, perché considerato lui pure impuro.

IV.

Gesù vedendo quell’uomo devastato dalla malattia si mosse a compassione, ma anche entra in collera, si rivolta, si indigna. Non può accettare che un suo fratello si ritrovi in quella condizione miserevole. Per questo lo soccorre, entra in contatto fisico con lui.

E noi siamo capaci di indignarci davanti al dolore degli altri? Magari ci mostriamo indignati di fronte all’olocausto e altre stragi dei totalitarismi del passato, ma di fronte alle stragi del nostro tempo, persecuzioni, ingiustizie, ecatombe di immigrati affogati in mare cosa facciamo? Dopo aver sentito le notizie al telegiornale, cambiamo canale e ci vediamo un bel film.

V.

Gesù poi mandò via quell’uomo che credeva essere stato castigato da Dio (era questo quello gli avevano insegnato). Come può pensare che Dio sia tanto malvagio da infliggere castighi così obbrobriosi? Che idea orribile di Dio gli avevano messo in testa?

Quell’uomo, come i fedeli del suo tempo, era cresciuto con l’idea di un Dio giustiziere che ricompensa il bene ma che castiga il male fino a sette generazioni.

E mettevano in bocca a Dio parole rivoltanti, come quelle che abbiamo sentito nel DPCM del Levitico. Conseguentemente il rapporto che si instaurava con un Dio così era quello o di opportunisti che cercavano di carpire più vantaggi possibili (Dio visto come una mucca da mungere), oppure di furbi che cercavano di evitare le sanzioni previste per i peccati. Non era certamente una relazione di amore, ma solo di timore o di interesse.

VI.

Gesù ora fa fare un salto di qualità a quest’uomo ora purificato, liberandolo da una concezione falsa di religione che gli faceva temere e non amare Dio. Una religione nuova che libera, rende felici, che toglie al nemico il suo pungiglione, che toglie all’antica religione la sua forza. Che libera dalla paura della paura.

Tempo fa vidi in tv un’intervista a un uomo che era stato liberato dalla prigione al quale avevano chiesto come aveva fatto a sopportare i momenti drammatici della prigionia. Lui rispose che all’inizio era stravolto da tutto quello che i giornali e telegiornali dicevano su di lui, ma poi ha seguito il consiglio di un suo amico che gli disse di spegnere la Tv e buttar via i giornali, e di meditare e pregare. Da quel momento è diventato più sereno, più forte e ha resistito fino alla fine. Aveva cioè spezzato il pungiglione del suo nemico, la sua capacità di fargli del male con le sue parole.

È questo ciò che anche noi dovremmo fare per essere più sereni, spegnere la Tv, buttar via i giornali, tappare le orecchie di fronte alle maldicenze, affidarci a Dio l’unico che non ci farà mai del male.

Non lasciamo alla Tv o agli altri il potere di determinare il nostro umore, ma cerchiamo di essere sempre padroni di noi stessi. Lasciare da parte i mass media e le opinioni altrui produce tanti effetti benefici: rimette in circolo il cervello (perché smettiamo di rimbarbirci con tante parole), ci lascia più tempo per noi stessi, riduce l’ansia (non essendo più bombardato da tante notizie stressanti), invoglia di più la preghiera, purifica la mente, ci fa stare bene.

VII.

Se durante il cammino della nostra vita abbiamo paura di guardare avanti perché il futuro è incerto, abbiamo paura di guardare indietro, perché la lebbra del nostro passato ci rende tristi, allora guardiamo in parte, lì c’è Gesù che cammina con noi e ci purifica dalla nostra lebbra perché il suo contatto ci libera dal contagio.


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Uma reflexão para o 6º domingo, T.O.-B (14-02-2021)

<Mc. 1,40-45 (Cura do leproso).


I.

Pensávamos que os DPCM (decretos ministeriais) e as pandemias eram coisas do nosso tempo, na realidade sempre existiram. No texto do Levítico (Lv 13: 1-2.45-46) do ano 586 AC temos um exemplo de DPCM que regulamentava o isolamento social (lockdown) para pessoas com lepra: “... ele vai ficar sozinho, vai morar fora do acampamento”.

A lepra era considerada um castigo de Deus pelos pecados cometidos pelo homem, de forma que além do sofrimento devastador da doença, havia também discriminação, perseguição, desprezo. Eram pessoas condenadas à morte, que não podiam se aproximar de ninguém e tinham que gritar "impuro, impuro" se alguém por acaso se aproximasse delas. Qualquer um que tocasse em um leproso também se tornaria impuro, portanto, para ser segregado.

II.

Por isso, é surpreendente o que se descreve no Evangelho de hoje, onde um leproso toma a coragem nas mãos e ousa aproximar-se de Jesus, correndo o risco de ser apedrejado. O apedrejamento era uma pena capital inventada para eliminar alguém sem tocá-lo, sem ser infectado por ele. Jesus não só não rejeita este leproso, mas o escuta e sobretudo o toca, tornando-se também automaticamente impuro perante a lei.

Com este gesto, Jesus desvenda uma falsa concepção de religião e mostra a contradição da lei em relação à lepra.

Se a lepra é um castigo pelos pecados cometidos, por que ter medo de ser infectado? Só não peque, não há perigo de punição. E os leprosos, são assim porque pecaram ou porque tocaram em alguém que lhes transmitiu a lepra, embora não tenham pecado?

III.

Ainda hoje, a religião exclui muitas pessoas por considerá-las impuras ou indignas de receber os sacramentos, outras são excomungadas, ou seja, expulsas da comunidade. Mas Deus não excomunga ninguém, pelo contrário, vai ao encontro deles, toma-os pela mão, toca-os.

Era exatamente isso que irritava os fariseus, o fato de Jesus ter encontrado coletores de impostos, prostitutas, pecadores ... e tornar-se impuro como eles.

Na verdade, depois de ter tocado no leproso, Jesus não pôde voltar para a cidade e teve que se afastar, porque também ele era considerado impuro.

IV.

Jesus, vendo aquele homem devastado pela doença, teve compaixão, mas também ficou irado, revoltado e indignado. Ele não pode aceitar que seu irmão se encontre nessa condição miserável. Por isso, Ele o ajuda, entra em contato físico com ele.

E nós somos capazes de ficar indignados com a dor dos outros? Talvez nos mostremos indignados perante o holocausto e outros massacres dos totalitarismos do passado, mas perante os massacres do nosso tempo, perseguições, injustiças, mortes de imigrantes afogados no mar, o que fazemos? Depois de ouvir as novidades no noticiário, mudamos de canal e assistimos um bom filme.

V.

Jesus então mandou embora o homem que acreditava ter sido punido por Deus (foi isso que lhe ensinaram). Como ele pode pensar que Deus é tão mau a ponto de infligir uma punição tão terrível? Que ideia horrível de Deus eles colocaram em sua cabeça?

Esse homem, como os fiéis de seu tempo, cresceu com a ideia de um Deus carrasco que recompensa o bem, mas castiga o mal por até sete gerações.

E puseram na boca de Deus palavras revoltantes, como as que ouvimos no “DPCM” do Levítico. Conseqüentemente, a relação que se estabeleceu com Deus foi de oportunistas que tentavam roubar o máximo de vantagens quanto possível (Deus visto como uma mina de ouro), ou de espertos que tentavam evitar as penas previstas pelos pecados. Certamente não era uma relação de amor, mas apenas de medo ou interesse.

VI.

Jesus agora faz com que este homem recém purificado dê um salto qualitativo, libertando-o de uma falsa concepção de religião que o fazia temer e não amar a Deus. Uma nova religião que liberta, alegra, que tira o aguilhão do inimigo, que tira à religião antiga a sua força. Isso o liberta do medo do medo.

Há algum tempo, vi na TV uma entrevista com um homem que havia sido libertado da prisão a quem haviam perguntado como ele conseguiu suportar os momentos dramáticos da prisão. Ele respondeu que a princípio ficou chateado com tudo o que os jornais e noticiários da televisão diziam sobre ele, mas depois seguiu o conselho de um amigo seu que lhe disse para desligar a TV e jogar fora os jornais, e meditar e orar. A partir desse momento ficou mais calmo, mais forte e resistiu até o fim. Ou seja, ele havia quebrado o aguilhão de seu inimigo, sua capacidade de prejudicá-lo com suas palavras.

VII.

Isso é o que nós também devemos fazer para sermos mais serenos: desligar a TV, jogar fora os jornais, tapar os ouvidos diante da fofoca, confiar-nos a Deus, o único que nunca nos fará mal.

Não deixamos o poder de determinar nosso humor para a TV ou para os outros, mas sempre tentamos ser donos de nós mesmos. Deixar de lado os meios de comunicação de massa e as opiniões dos outros produz muitos efeitos benéficos: coloca o cérebro de volta à circulação (porque deixamos de nos repreender com tantas palavras), nos deixa mais tempo para nós mesmos, reduz a ansiedade (não sendo mais bombardeados com isso) muitas notícias estressantes), incentiva mais a oração, purifica a mente, nos faz sentir bem.

VII.

Se na caminhada da nossa vida temos medo de olhar para frente porque o futuro é incerto, temos medo de olhar para trás, porque a lepra do nosso passado nos entristece, então olhamos para o lado, há Jesus que caminha conosco e nos purifica de nossa lepra porque seu contato nos livra do contágio.


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