🇮🇹 “IL DONO PIÙ GRANDE” - 🇵🇹 “O MAIOR PRESENTE"

Aggiornamento: gen 31


🇮🇹 “IL DONO PIÙ GRANDE”

Una riflessione per l’Epifania (6-1-2021)

< Mt. 2,1-12 (Arrivo dei re Magi)


I.

Secondo una ricerca condotta nel 2015 dalla Rice University di Houston (USA) risulta che la maggior parte degli scienziati (in questo caso biologi e fisici) credono in Dio. Per la maggior parte degli intervistati (più di 10.000 scienziati) non c'è conflitto tra la loro fede in Dio e la scienza. Chi non crede tra gli scienziati, non lo fa per motivi legati alla scienza ma per gli stessi motivi della popolazione normale che non crede (contesto familiare, culturale, etc.).

Questo è un risultato “curioso”. Ciò non dimostra l'esistenza di Dio, poiché Dio non è oggetto di studio per gli scienziati, e anche se nessun scienziato credesse in Dio, ciò non dimostrerebbe la non esistenza di Dio. Ma è curioso vedere che se nel passato c’era chi affermava "Sono uno scienziato, quindi non credo in Dio", oggi ci sono scienziati che sostengono il contrario "Sono uno scienziato, per questo credo in Dio". Per rimanere nel contesto italiano, fisici come Antonino Zichichi, Gianpaolo Bellini e Lucio Rossi, sostengono che l'esistenza della logica nell'universo non può essere il risultato del caso, deve avere un'origine, quindi è più difficile accettare che tutto sia nato dal caso piuttosto che l’esistenza di Dio.

(La polemica Odifreddi-Zichichi conferma che poca conoscenza scientifica porta all’incredulità e molta scienza porta ala fede).

II.

Da sempre la Chiesa ha difeso la razionalità della fede, partendo da San Paolo che ha conciliato il cristianesimo con la filosofia platonica, fino all’enciclica Fides et Ratio di San Giovanni Paolo II. E come ha ricordato Papa Benedetto XVI lungo la storia la Chiesa ha difeso la ragione contro i tentativi di de-ellenizzazione del cristianesimo (discorso di Ratisbona). Ricorda anche il prologo di Giovanni dove si definisce Dio come logos (che significa non solo parola, ma anche ragione).

Anche la solennità di oggi ci parla della razionalità della fede. Tre saggi dell’oriente, scienziati, astronomi, arrivano a Cristo non attraverso la rivelazione dell’Antico Testamento ma attraverso l’osservazione degli astri. Potremmo definire la loro come “religione naturale” ossia non rivelata, frutto di studio e ricerca. Diverse religioni sono arrivate a Dio non attraverso la rivelazione (come invece lo è stato per l’ebraismo, il cristianesimo, l’islamismo e altre religioni del libro) ma in modo naturale (per esempio la religione tradizionale africana è arrivata all’idea di Dio uno -monoteismo- molto prima dei greci e dei romani, basandosi sulla loro cultura).

III.

I tre saggi o re Magi hanno fatto però un errore di valutazione. Hanno indovinato si l’accadimento di un evento straordinario grazie alla lettura degli astri (stella cometa) ma non immaginavano di trovare quello che hanno trovato.

Quando una nostra parente o conoscente dà alla luce un figlio e andiamo a visitarla all’ospedale o in casa, portiamo dei doni per il neonato, per esempio un pigiamino, una tutina, o una culla (in Africa latte, pannolini, etc…).

Ma se andassimo a visitare una famiglia reale dove è nato il principe, porteremmo oggetti d’oro, profumi e unguenti preziosi. Come avevano pensato esattamente i re Magi, che erano convinti di incontrare un re come i re d’oriente e per questo quando la stella sparì, andarono a cercare nel palazzo reale di Gerusalemme. Possiamo immaginare allora come rimasero attoniti nell’incontrare in un paesino come Betlemme il re appena nato, in una stalla. Penso che rimasero a disagio nel vedere che i loro doni erano del tutto inadeguati: cosa se ne faceva quel bambino dell’oro, dei profumi e unguenti preziosi dentro la mangiatoia? Sarebbero stati più utili dei panni di lana o del latte... Cosa ne fecero poi Maria e Giuseppe di quei doni non si sa, il Vangelo non dice nulla, certo è che non diventarono ricchi grazie a quei doni, ma continuarono nella loro povertà (sarà che i magi se li sono riportati indietro visto che erano inutili o magari li hanno scambiati al mercato con qualcosa di più utile?).

IV.

Il significato dei tre doni è stato interpretato in molti modi. L’interpretazione classica é quella di Sant'Ireneo per il quale la mirra è l'olio tradizionalmente utilizzato per la sepoltura e allude alla Passione di Cristo, l'oro è simbolo di regalità, l'incenso della divinità. Lutero, invece associa i tre doni a fede, speranza e carità, le tre virtù teologali.

Più pratica e simpatica l’interpretazione di Bernardo di Chiaravalle per il quale l'oro era per alleviare la povertà della Santa Famiglia, l'incenso per disinfettare la stalla e la mirra veniva usato come un vermifugo.

V.

Il grande messaggio della Solennità di oggi non riguarda quindi l’oro, l’incenso e la mirra, ma che tutti possiamo arrivare a conoscere Dio, il quale non è appannaggio di un popolo o di una religione, ma di tutta l’umanità, e i modi per arrivare a Lui sono diversi. Questi “pagani” (magi) ci insegnano che si può venire da molto lontano per incontrare Dio. Ci insegnano che l’uomo è un cercatore di Dio. Che dobbiamo stare attenti ai segni che Dio ci invia per arrivare ad incontrarlo. I magi sono arrivati a Gesù attraverso la stella, e noi come siamo arrivati a conoscere Gesù? Chi o che cosa è stata la nostra Stella? Oggi allora vogliamo ringraziare e pregare per la nostra Stella, cioè per colui o coloro che ci hanno permesso di arrivare a conoscere Gesù.

Nello stesso modo, anche noi dobbiamo essere Stella per indicare ad altri il cammino verso Gesù. Penso sia questo il maggior regalo che noi possiamo fare a qualcuno: portarlo a conoscere e amare Gesù. L’Epifania è la manifestazione di Gesù a tutte le genti. Oggi dopo duemila anni i cristiani nel mondo sono circa 2 miliardi e 200 milioni, cioè quasi un terzo dell’umanità. Nel mondo i cristiani stanno generalmente aumentando (di più in alcune parti e meno in altre). Ed io come posso contribuire alla diffusione della manifestazione di Gesù a tutta l’umanità? Inizialmente mantenendo forte la nostra fede e quindi testimoniarla agli altri vivendo conforme il vangelo e altri ancora partendo per terre di missione.

VI.

E in fine, come la festa di tutti santi viene “guastata” da Halloween, così la festa dell’Epifania viene “disturbata” dalla Befana il cui nome deriva da Epifania - “Ebifania”. Questa figura è legata a quella dei magi. La leggenda racconta che i tre Magi non trovando la strada per Betlemme chiesero informazione a una vecchietta la quale indicò loro il cammino. I Magi la invitarono ad unirsi a loro per portare i doni al bambino Gesù, ma lei rifiutò. Dopo però se ne pentì e riempì un sacco di doni e si mise alla ricerca dei Magi, senza trovarli. Allora iniziò a passare di casa in casa offrendo doni a tutti i bambini che incontrava nella speranza che uno di loro fosse proprio Gesù.

Da qui l’usanza di offrire doni ai bambini nel giorno dell’Epifania. Diamo pure i doni ai bambini in questo giorno, ma senza dimenticare che il dono più grande di tutti è Gesù.

🇵🇹 "O MAIOR PRESENTE"

Uma reflexão para a Epifania (6-1-2021)

<Mt. 2,1-12 (Chegada dos Magos)


I.

De acordo com uma pesquisa realizada em 2015 pela Rice University em Houston (EUA), parece que a maioria dos cientistas (neste caso biólogos e físicos) acredita em Deus. Para a maioria dos entrevistados (mais de 10.000 cientistas) não há conflito entre sua fé em Deus e a ciência. Quem não acredita entre os cientistas não o faz por razões científicas, mas pelas mesmas razões que a população normal que não acredita (contexto familiar, cultural, etc.).

Este é um resultado "curioso". Isso não prova a existência de Deus, visto que Deus não é objeto de estudo para os cientistas, e mesmo que nenhum cientista acreditasse em Deus, não provaria a inexistência de Deus. Mas é curioso ver que se no passado havia quem afirmava “Sou cientista, logo não acredito em Deus”, hoje há cientistas que afirmam o contrário “Sou cientista, logo acredito em Deus”. Para se manter no contexto italiano, físicos como Antonino Zichichi, Gianpaolo Bellini e Lucio Rossi, argumentam que a existência da lógica no universo não pode ser fruto do acaso, deve ter uma origem, por isso é mais difícil aceitar que tudo nasceu mais por acaso do quea existência de Deus.

(A controvérsia Odifreddi-Zichichi confirma que pouco conhecimento científico leva à descrença e muita ciência leva à fé).

II.

A Igreja sempre defendeu a racionalidade da fé, desde São Paulo, que conciliou o cristianismo com a filosofia platônica, até a encíclica Fides et Ratio de São João Paulo II. Papa Bento XVI recordou que ao longo da história, a Igreja defendeu a razão contra as tentativas de des-elenizar o Cristianismo (discurso de Regensburg). Lembre-se também do prólogo de João, onde Deus é definido como logos (que significa não apenas palavra, mas também razão).

A solenidade de hoje também nos fala da racionalidade da fé. Três sábios do Oriente, cientistas, astrônomos, chegam a Cristo não por meio da revelação do Antigo Testamento, mas por meio da observação das estrelas. Poderíamos definir a deles como uma "religião natural" que, não revelada, é fruto de estudo e pesquisa. Diferentes religiões vieram a Deus não por revelação (como foi para o judaísmo, cristianismo, islamismo e outras religiões dos livros), mas de uma forma natural (por exemplo, a religião tradicional africana veio à ideia de Deus único - monoteísmo - muito antes dos gregos e romanos, com base em sua cultura).

III.

No entanto, os três sábios ou magos cometeram um erro de avaliação. Eles adivinharam a ocorrência de um evento extraordinário graças à leitura das estrelas (cometa), mas não podiam imaginar encontrar o que encontraram.

Quando uma parente ou conhecida nossa dá à luz uma criança e vamos visitá-la no hospital ou em casa, levamos presentes para o recém-nascido, por exemplo, um pijama, um macacão ou um berço (na África leite, fraldas, etc ...) .

Mas se fôssemos visitar uma família real onde o príncipe nasceu, levaríamos objetos de ouro, perfumes e unguentos preciosos. Exactamente omo os magos haviam pensado estando convencidos de que iriam encontrar um rei como os reis do oriente e por isso quando a estrela desapareceu, eles foram procurar no palácio real em Jerusalém. Podemos então imaginar como eles ficaram surpresos ao encontrar o rei recém-nascido em um estábulo em uma aldeia como Bethlehem. Acho que se incomodaram ao ver que seus dons eram totalmente inadequados: o que aquela criança iria fazer com o ouro, os perfumes e os preciosos unguentos dentro da manjedoura? Teriam sido mais úteis panos de lã ou leite ... O que fizeram Maria e José então com esses dons não sabemos, o Evangelho não diz nada, é certo que não enriqueceram graças a esses dons, mas continuaram na pobreza (Será que os magos os trouxeram de volta por serem inúteis ou talvez os tenham trocado no mercado por algo mais útil?).

IV.

O significado dos três dons foi interpretado de várias maneiras. A interpretação clássica é a de Santo Irineu, para quem a mirra é o óleo tradicionalmente usado para sepultamento e alude à Paixão de Cristo, o ouro é um símbolo da realeza, o incenso da divindade. Lutero, por outro lado, associa os três dons à fé, esperança e caridade, as três virtudes teológicas.

A interpretação de Bernardo di Chiaravalle é mais prática e simpática, pois o ouro servia para aliviar a pobreza da Sagrada Família, o incenso para desinfetar o estábulo e a mirra como vermífugo.

V.

A grande mensagem da Solenidade de hoje, portanto, não diz respeito ao ouro, incenso e mirra, mas que todos possamos conhecer a Deus, que não é prerrogativa de um povo ou de uma religião, mas de toda a humanidade, e as maneiras de chegar a Ele são diferentes. Esses "pagãos" (magos) nos ensinam que podemos vir de longe para encontrar a Deus, ensinam que o homem vai em busca de Deus, que devemos estar atentos aos sinais que Deus nos envia para irmos ao seu encontro. Os magos vieram a Jesus através da estrela, e nós como conhecemos a Jesus? Quem ou o que foi nossa estrela? Hoje então queremos agradecer e orar pela nossa Estrela, isto é, por aquele ou aqueles que nos permitiram conhecer a Jesus.

Da mesma forma, também nós devemos ser uma Estrela para mostrar aos outros o caminho para Jesus. Acho que este é o maior presente que podemos dar a alguém: levá-lo a conhecer e amar Jesus. A Epifania é a manifestação de Jesus a todos os povos. Hoje, depois de dois mil anos, os cristãos no mundo são cerca de 2 bilhões e 200 milhões, ou seja, quase um terço da humanidade. No mundo, os cristãos geralmente estão crescendo (mais em algumas partes e menos em outras). E nós como podemos contribuir para a divulgação da manifestação de Jesus a toda a humanidade? Inicialmente, mantendo nossa fé forte e, em seguida, dando testemunho a outros, vivendo o evangelho em conformidade, e outros ainda, partindo para terras de missão.

VI.

E finalmente, como a festa de todos os santos é "arruinada" pelo Halloween, a festa da Epifania é "perturbada" pela Befana cujo nome deriva da Epifania - "Ebifania”. Esta figura está relacionada com a dos Magos. A lenda conta que os três Reis Magos, não encontrando o caminho para Belém, pediram informações a uma velha que lhes indicou o caminho. Os Magos convidaram-na a juntar-se a eles para trazer os presentes ao menino Jesus, mas ela recusou. Mais tarde ela se arrependeu e encheu uma sacola de muitos presentes e saiu em busca dos Magos, sem encontrá-los. Então ela começou a passar de casa em casa oferecendo presentes a todas as crianças que encontrava na esperança de que uma delas fosse Jesus.

Daí o costume de oferecer presentes às crianças no dia da Epifania. Podemos dar sem problemas os presentes às crianças neste dia, mas sem esquecer que o maior de todos os presentes é Jesus.


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