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🇮🇹 IL GIORNO DEL RINGRAZIAMENTO. 🇵🇹 O DIA DE ACÇÃO DE GRAÇAS


🇮🇹 IL GIORNO DEL RINGRAZIAMENTO

(Testo e video in 🇮🇹 italiano)

Una riflessione per la Solennità del Corpus Domini (11–6-2023)

< Gv 3,16-18 (Io sono il pane vivo)

I

Durante un esperimento fatto in una ricerca sulla felicità, hanno chiesto a un gruppo di partecipanti di scrivere un ringraziamento a una persona importante della loro vita, esprimendo tutto l’affetto e la gratitudine nei suoi confronti. In seguito, inaspettatamente, è stato chiesto a ciascuno di telefonare alla persona che avevano ringraziato e il risultato fu che non solo i destinatari rimasero felicissimi di sentire quelle parole inaspettate, ma anche gli stessi autori hanno aumentato il livello di felicità pari a circa il 20% (come hanno calcolato non saprei).

In ogni caso, vari studi scientifici, hanno dimostrato che il sentimento di gratitudine può avere molti benefici sulla salute mentale, emotiva e fisica. Dal punto di vista mentale, chi sa ringraziare è generalmente più felice, soddisfatto, gode di un benessere maggiore, è più ottimista e quindi meno ansioso e depresso. Perché la sua attenzione viene spostata verso cose positive. Si migliorano le relazioni interpersonali, perché si sviluppa un clima più positivo e di apprezzamento reciproco che stimola la gentilezza vicendevole.

Anche dal punto di vista fisico ci sono miglioramenti perché le persone grate adottano generalmente uno stile di vita più sano, con maggiore attività fisica, dieta equilibrata e rifuggono l’abuso di fumo e alcool. Ringraziare dentro di se prima di coricarsi le persone incontrate durante la giornata concilia il sonno. Se noi scrivessimo ogni giorno tre o quattro situazioni di ringraziamento (persone, cose, eventi…) nel giro di poco tempo ci accorgeremo come stiamo cambiando. Quindi la gratitudine ha un potere di autoguarigione. Ringraziare aumenta la tendenza di fidarci degli altri.

Ma allora, se la gratitudine porta con sé tanti benefici, perché tante volte è così difficile dire grazie? Soprattutto per l’uomo, per quello “che non deve chiedere mai”, ringraziare è difficile perché implicherebbe riconoscere di avere bisogno di qualcuno.

Inoltre fatichiamo a ringraziare perché poniamo più attenzione a quello che ci manca invece che a quello che abbiamo. Invece di fantasticare su quello che non abbiamo, cerchiamo di apprezzare di più ciò che abbiamo e vivremo più soddisfatti e riconoscenti.

II.

Esiste anche la giornata mondiale del Grazie o della gratitudine che per alcuni è l’11 gennaio e per altri il 21 settembre.

Secondo me però la giornata ideale della gratitudine è quella del Corpus Domini, e cioè dell’Eucarestia. Eucaristìa [dal gr. eccles. εὐχαριστία, propr. «riconoscenza, rendimento di grazie», der. di εὐ «bene, molto» e χάρις «grazia»], è il rendimento di grazie, come ci dice il Catechismo della Chiesa Cattolica “L'Eucaristia è un sacrificio di ringraziamento al Padre, una benedizione con la quale la Chiesa esprime la propria riconoscenza a Dio per tutti i suoi benefici, per tutto ciò che ha operato mediante la creazione, la redenzione e la santificazione. Eucaristia significa prima di tutto: «azione di grazie»”. (n. 1360)

Questa azione di grazia diventa automaticamente un’azione di lode e di comunione con gli altri credenti. Marco Tullio Cicerone diceva che “la gratitudine non solo è la più grande di tutte le virtù, ma è la madre di tutte le altre”. Così il Catechismo dice: “L'Eucaristia è «fonte e culmine di tutta la vita cristiana». «Tutti i sacramenti, come pure tutti i ministeri ecclesiastici e le opere di apostolato, sono strettamente uniti alla sacra Eucaristia e ad essa sono ordinati. Infatti, nella santissima Eucaristia è racchiuso tutto il bene spirituale della Chiesa, cioè lo stesso Cristo, nostra Pasqua»”. (1324). Nel Vangelo di oggi infatti Gesù ci dice: «Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».

III.

L’Eucarestia è una realtà troppo grande per noi che la celebriamo e la riceviamo. Soprattutto per noi sacerdoti, poveri uomini, pieni di limiti e difetti, come possiamo pronunciare degnamente le parole di Gesù “questo è il mio corpo, questo è il mio sangue”? Como possiamo resistere alla forza che avviene con le nostre parole e i nostri gesti, senza venire sopraffatti da tanta grandezza? Così per i fedeli che mangiano il corpo del Signore, come non sprofondare nell’abisso di così grande mistero, e cioè mangiare il corpo di Colui che ha fatto l’universo e non morire di stupore? Per questo secondo me quando celebriamo l’eucarestia avviene una specie di “sospensione della coscienza” che ci fa accogliere come cosa ordinaria (l’Eucarestia che celebriamo tutti i giorni) ciò che è assolutamente e infinitamente straordinario. Perché se ne avessimo pienamente coscienza, come diceva il Santo Curato D’Ars, impazziremmo dalla gioia.

IV.

Settimana scorsa Papa Francesco ha ricevuto alcuni Cardinali, Vescovi e Laici Educatori africani che gli hanno consegnato il Patto Educativo Africano, e cioè la concretizzazione a livello continentale del progetto del Patto Educativo Globale (sono stati il primo continente a far questo). Papa Francesco nel suo discorso ha proposto loro come modello di educatore oltre la figura di Nelson Mandela che ha ricostruito la nazione devastata dall’apartheid, anche la figura di Julius Nyerere, con queste parole: «Potete ispirarvi anche a un altro grande statista, il servo di Dio Julius Nyerere, chiamato “maestro”, che seppe dar vita a politiche educative per la crescita di tutti i suoi connazionali, indipendentemente dalle condizioni economiche o sociali. Egli era sostenuto dalla sua fede cattolica e affermava che senza la celebrazione eucaristica sarebbe stato impossibile per lui compiere il suo lavoro». E noi possiamo dire altrettanto, e cioè che sarebbe impossibile compiere il nostro lavoro o vivere la nostra giornata senza l’Eucarestia?

Nella conclusione del vangelo di oggi Gesù ripete ancora: “Chi mangia questo pane vivrà in eterno”. Se pensiamo che la vita finisce con la morte, allora non abbiamo bisogno del cibo eterno, ma possiamo accontentarci del pane “come quello che mangiarono i padri e morirono”. Ma se crediamo che vivremo eternamente, ecco che l’Eucarestia è il pane vero disceso dal cielo: “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno”.

V.

Per concludere vorrei farvi una proposta. Facciamo di questo giorno del Corpus Domini, dell’Eucarestia, un vero giorno di ringraziamento. Ringraziamo innanzitutto Dio per il dono della fede che ci fa credere nel suo Figlio Gesù presente col suo vero corpo e sangue nell’Eucarestia. Cosa ne sarebbe di noi senza la fede, senza l’Eucarestia?

E poi scriviamo (o diciamo) ad alcune persone alle quali siamo molto grati i nostri sentimenti di gratitudine nei loro confronti. Questo sortirà un effetto straordinario non solo sulle persone che riceveranno le nostre parole come un balsamo, ma anche su noi che le pronunciamo, perché ci sorprenderemo nello scoprire come Dio e gli altri sono stati molto generosi con noi, molto di più di quanto immaginavamo.


  • Musica di sottofondo: Jesus, Thank You — Sovereign Grace // HQ Piano Cover // JJ Piano



🇵🇹 O DIA DE ACÇÃO DE GRAÇAS

(Texto e vídeo em 🇵🇹 português)

Uma reflexão para a solenidade de Corpus Christi (11-6-2023)

<Jo 3,16-18 (Eu sou o pão vivo)

I

Durante uma experiência realizada num estudo de investigação sobre a felicidade, pediu-se a um grupo de participantes que escrevesse uma nota de agradecimento a uma pessoa importante na sua vida, exprimindo-lhe todo o seu afecto e gratidão. Depois, inesperadamente, foi pedido a cada um que telefonasse à pessoa a quem tinham agradecido e o resultado foi que não só os destinatários ficaram radiantes ao ouvir aquelas palavras inesperadas, como também os próprios autores aumentaram o seu nível de felicidade em cerca de 20% (não sei como calcularam isto).

Em todo o caso, vários estudos científicos demonstraram que o sentimento de gratidão pode ter muitos benefícios para a saúde mental, emocional e física. Do ponto de vista mental, as pessoas que sabem agradecer são geralmente mais felizes, mais satisfeitas, gozam de maior bem-estar, são mais optimistas e, por conseguinte, menos ansiosas e deprimidas. Porque a sua atenção é orientada para coisas positivas. As relações interpessoais melhoram, porque se desenvolve uma atmosfera mais positiva e de apreço mútuo, que estimula a bondade recíproca.

Fisicamente, também há melhorias, porque as pessoas gratas adoptam geralmente um estilo de vida mais saudável, com mais actividade física, uma alimentação equilibrada e evitam o abuso do tabaco e do álcool. Agradecer interiormente, antes de se deitar, às pessoas que encontrou durante o dia, concilia o sono. Se escrevêssemos todos os dias três ou quatro situações de gratidão (pessoas, coisas, acontecimentos...), em pouco tempo notaríamos como estamos a mudar. A gratidão tem, portanto, um poder auto-curativo. Agradecer aumenta a tendência para confiar nos outros.

Mas então, se a gratidão traz tantos benefícios, porque é que é tão difícil dizer obrigado? Especialmente para o homem, para aquele "que nunca tem de pedir", agradecer é difícil porque implica reconhecer que precisamos de alguém.

Também temos dificuldade em agradecer porque prestamos mais atenção ao que nos falta do que ao que temos. Em vez de fantasiarmos com o que não temos, tentemos apreciar mais o que temos e viveremos mais satisfeitos e agradecidos.

II.

Há também o Dia Mundial do Agradecimento ou da Gratidão, que para uns é 11 de Janeiro e para outros 21 de Setembro.

Na minha opinião, porém, o dia ideal de agradecimento é o dia do Corpus Christi, ou seja, a Eucaristia. Eucaristia [do gr. eccles. εὐχαριστία, propr. 'gratidão, acção de graças', der. de εὐ 'bom, muito' e χάρις 'graça'], é a acção de graças, como nos diz o Catecismo da Igreja Católica: "A Eucaristia é um sacrifício de acção de graças ao Pai, uma bênção pela qual a Igreja exprime a sua gratidão a Deus por todos os seus benefícios, por tudo o que Ele operou através da criação, da redenção e da santificação. A Eucaristia significa, antes de mais, "acção de graças"". (n. 1360)

Esta acção de graça torna-se automaticamente uma acção de louvor e de comunhão com os outros crentes. Marco Túlio Cícero dizia que "a gratidão não é apenas a maior de todas as virtudes, mas é a mãe de todas as outras". Assim diz o Catecismo: "A Eucaristia é "a fonte e o cume de toda a vida cristã". "Todos os sacramentos, assim como todos os ministérios eclesiásticos e as obras de apostolado, estão intimamente unidos à Sagrada Eucaristia e a ela se ordenam. De facto, na Santíssima Eucaristia está contido todo o bem espiritual da Igreja, isto é, o próprio Cristo, nossa Páscoa'" (1324). De facto, no Evangelho de hoje, Jesus diz-nos: "Eu sou o pão vivo, que desceu do céu. Se alguém comer deste pão, viverá eternamente, e o pão que eu darei é a minha carne para a vida do mundo".

III.

A Eucaristia é uma realidade demasiado grande para nós que a celebramos e recebemos. Sobretudo para nós, sacerdotes, homens pobres, cheios de limitações e defeitos, como poderemos pronunciar dignamente as palavras de Jesus "isto é o meu corpo, isto é o meu sangue"? Como resistir ao poder das nossas palavras e dos nossos actos, sem nos deixarmos arrastar por tal grandeza? Então, para os fiéis que comem o corpo do Senhor, como não se afundar no abismo de tão grande mistério, comendo o corpo d'Aquele que fez o universo, e não morrer de espanto? É por isso que, a meu ver, quando celebramos a Eucaristia, dá-se uma espécie de "suspensão da consciência" que nos faz acolher como coisa ordinária (a Eucaristia que celebramos todos os dias) o que é absoluta e infinitamente extraordinário. Porque se tivéssemos plena consciência disso, como dizia o Santo Cura D'Ars, ficaríamos loucos de alegria.

IV.

Na semana passada, o Papa Francisco recebeu alguns Cardeais, Bispos e Educadores Leigos africanos que lhe entregaram o Pacto Educativo Africano, ou seja, a concretização a nível continental do projecto do Pacto Educativo Global (foi o primeiro continente a fazê-lo). O Papa Francisco, no seu discurso, propôs-lhes como modelo de educador, para além da figura de Nelson Mandela que reconstruiu a nação devastada pelo apartheid, também a figura de Julius Nyerere, com estas palavras: "Podeis inspirar-vos também num outro grande estadista, o servo de Deus Julius Nyerere, chamado 'mestre', que soube criar políticas educativas para o crescimento de todos os seus compatriotas, independentemente das condições económicas ou sociais. Sustentado pela sua fé católica, afirmava que, sem a celebração da Eucaristia, teria sido impossível realizar o seu trabalho”. E podemos nós dizer o mesmo, que seria impossível fazermos o nosso trabalho ou vivermos o nosso dia sem a Eucaristia?

Na conclusão do evangelho de hoje, Jesus repete: "Quem comer deste pão viverá para sempre”. Se pensarmos que a vida termina com a morte, então não precisamos do alimento eterno, mas podemos contentar-nos com um pão "como o que os pais comeram e morreram". Mas se acreditamos que viveremos eternamente, então a Eucaristia é o verdadeiro pão que desceu do céu: "Quem come a minha carne e bebe o meu sangue tem a vida eterna, e eu ressuscitá-lo-ei no último dia".

V.

Para concluir, gostaria de fazer uma proposta. Façamos deste dia de Corpus Christi, da Eucaristia, um verdadeiro dia de acção de graças. Agradeçamos em primeiro lugar a Deus pelo dom da fé que nos faz acreditar no seu Filho Jesus presente com o seu verdadeiro corpo e sangue na Eucaristia. O que seria de nós sem a fé, sem a Eucaristia?

E depois como segunda coisa, escrevemos (ou dizemos) a algumas pessoas a quem estamos muito gratos os nossos sentimentos de gratidão para com elas. Isto terá um efeito extraordinário não só nas pessoas que receberão as nossas palavras como um bálsamo, mas também em nós que as pronunciamos, porque ficaremos surpreendidos ao descobrir como Deus e os outros foram muito generosos connosco, muito mais do que imaginávamos.


- Música de fundo: Jesus, Thank You - Sovereign Grace // HQ Piano Cover // JJ Piano

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