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🇮🇹 L’ULTIMA CENA di DAVID LACHAPELLE. 🇵🇹 A ÚLTIMA CEIA de DAVID LACHAPELLE. 🇬🇧 THE LAST SUPPER


🇮🇹 L’ULTIMA CENA di DAVID LACHAPELLE

(Testo e vídeo in 🇮🇹 italiano)

Una riflessione per il Giovedì Santo (6–4-2023)

< Gv. 13,1-15 (L’ultima cena)

I.

Se oggi Gesù organizzasse una cena, come quell’ultima cena di 2000 anni fa, chi inviterebbe al banchetto?

A questa domanda ha voluto rispondere, a modo suo, il famoso fotografo David LaChapelle (definito da alcuni come il Fellini della fotografia) con la sua straordinaria opera “The last supper” (L’ultima cena, che vedete alle mie spalle) dove abbiamo Gesù coi capelli lunghi tipo hippie, tunica rossa con un drappo blu che scende sulla spalla sinistra, con le mani aperte e braccia distese in avanti (come il Gesù dell’ultima cena di Leonardo Da Vinci), siede al centro di una tavola con una tovaglia stampata con frutta colorata, circondato da 12 giovani tatuati di razze diverse, rapper, teppistelli, venditori ambulanti, che bevono birra e mangiano hamburger. Sulla porta c’è una Maria Maddalena (tipo Barbie) che sta per entrare in quella stanza angusta di un quartiere suburbano, adorna o meglio disadorna con una carta da parati squallida e luce al neon. LaChapelle in molte sue opere ricorre all’immaginario cristiano e cerca di modernizzare alcune scene sacre come questa “The last supper” che fa parte di una serie di sei fotografie dal titolo “Jesus is my homeboy”. Il risultato è stupefacente, con fotografie montate come quadri, colori saturi, in stile kitsch con un linguaggio fumettistico e surreale (ricordiamoci che i suoi maestri furono Andy Warhol e Jeff Koons) in un equilibrio (o forse squilibrio) tra sacro e sacrilego che rasenta la blasfemia.

Eppure in ogni sua rappresentazione c’è qualcosa di affascinante, come in quest’Ultima cena, dove questi giovani sono attratti dalla luce che promana dalla figura del Cristo: “Io credo che alla fine la luce vincerà sull’oscurità” dirà LaChapelle in un’intervista.

Attraverso questa serie di fotografie, come lui disse, voleva "salvare gli insegnamenti di Cristo dai fondamentalisti, che usano le parole di Gesù per giudicare e condannare piuttosto che elevare.”

II.

Queste parole di LaChapelle, così come la sua Ultima cena, mi hanno fatto pensare in questi giorni della Settimana Santa.

A pensarci bene il primo trasgressore fu proprio Gesù che frequentava gente poco raccomandabile come pubblicani e prostitute senza giudicarli mai. Al suo tavolo, in quel giovedì santo di 2000 anni fa, stavano seduti pescatori, esattori delle tasse, ribelli, litiganti, increduli, spergiuri e traditori, persone che un attimo dopo nel Getsemani si sono tutte volatizzate.

Eppure Gesù, pur sapendo cosa sarebbe successo poco dopo, in quella cena fece al mondo i due doni più grandi che poteva donare all’umanità: il dono dell’Eucarestia con l’offerta del suo corpo e del suo sangue, e il dono del sacerdozio, conferendo a quei suoi amici inaffidabili il potere di trasformare il pane e il vino nel suo corpo e nel suo sangue. Ma perché Gesù affidò questo compito divino a quei poco di buono sapendo perfettamente che un istante dopo lo avrebbero abbandonato? Di sicuro in Israele c’erano tante persone più affidabili, più pie, sante e pure di quella manica di spergiuri. Perché Gesù scelse quest’ultimi e non i santi e puri? Forse perché è proprio vero che Dio non sceglie le persone capaci ma rende capaci le persone scelte.

Per questo motivo sento più reale questa rappresentazione di LaChapelle di quella iconografia classica che rappresenta gli apostoli attorno al tavolo dell’Ultima cena con un portamento ieratico o serafico e con le aureole in testa.

III.

Gli apostoli sono diventati dei grandi non perché chiamati da Gesù (anche Giuda Iscariota era stato chiamato), ma per aver avuto il coraggio di cambiare: da spergiuri e traditori si sono trasformati in testimoni e martiri. È la fede e l’amore che trasformano. Bisogna solo avere il coraggio di cambiare. Giuda non ha avuto questo coraggio. Se anche gli altri apostoli traditori invece di chiedere perdono e di cambiare si fossero tolti anche loro la vita, tutto sarebbe finito, non avremmo avuto il sacerdozio, non avremmo avuto l’Eucarestia, non avremmo avuto il perdono dei peccati, non avremmo avuto la Chiesa, e non avremmo avuto nemmeno il capo del corpo della Chiesa che è Gesù. Lui i fatti aveva scommesso tutto su questi poveri uomini. Come continua a scommettere oggi su di noi, altrettanto poveri uomini.

IV.

Per finire: David LaChapelle dopo aver visitato la Cappella Sistina nel 2006 ne rimase folgorato e decise cambiare la sua vita: abbandonò il mondo della pubblicità per dedicarsi totalmente all’arte (fece il suo capolavoro “The Deluge” il Diluvio), si ritirò in una fattoria alle Hawaii gestita in regime di auto-sostenibilità e dove ha costruito una chiesa per le persone del ranch. Dirà infatti che “La tecnologia sta sostituendo Dio e non possiamo lasciare che accada. Dobbiamo mettere Dio al primo posto”.

Alla domanda iniziale: “Se oggi Gesù organizzasse una cena, come quell’ultima cena di 2000 anni fa, chi siederebbe insieme con lui?” Lachapelle ha dato la sua risposta, che non è poi così diversa da quella che ci da il Vangelo quando ci dice che il padrone del banchetto finale manderà a raccoglierete per la sua festa i derelitti ai crocicchi delle strade. E non è diversa da quello che ripete continuamente Papa Francesco quando parla continuamente degli “scartati” del mondo.

E qual’è la nostra risposta? Preoccupiamoci di più però, non tanto di rispondere alla domanda, ma di fare in modo di esserci anche noi tra gli invitati al banchetto, senza la presunzione di occupare i primi posti (quelli sono per coloro ai quali Dio li ha riservati). Quello che basta è esserci anche noi a quella festa finale e qualsiasi posto andrà bene, anche lo sgabuzzino delle scope.


Immagine dii fondo: The last supper, David LaChapelle

Musica di sottofondo: The Last Supper theme (piano cover) - Jesus Christ Superstar - Andrew Lloyd Webber



🇵🇹 A ÚLTIMA CEIA de DAVID LACHAPELLE

(Texto e vídeo em 🇵🇹 português)

Uma reflexão para a Quinta-feira Santa (6-4-2023)

< Jo 13:1-15 (A Última Ceia)

I.

Se Jesus realizasse hoje uma ceia, como a Última Ceia de 2000 anos atrás, quem é que Ele convidaria para o banquete?

Esta pergunta foi respondida, à sua maneira, pelo famoso fotógrafo David LaChapelle (definido por alguns como o Fellini da fotografia) com o seu extraordinário trabalho “The last supper” A Última Ceia (que podem ver atrás de mim) onde temos Jesus com longos cabelos como um hippies, túnica vermelha com um pano azul sobre o seu ombro esquerdo, com as mãos abertas e os braços esticados para a frente (como o Jesus na Última Ceia de Leonardo Da Vinci), senta-se no centro de uma mesa com uma toalha de mesa impressa com fruta colorida, rodeado por 12 jovens tatuados de diferentes raças, rappers, punks, vendedores de rua, bebendo cerveja e comendo hambúrgueres. À porta está uma Maria Madalena (tipo Barbie) prestes a entrar naquela sala apertada de um bairro suburbano, enfeitada ou melhor, desadornada com papel de parede feio e iluminação de néon. LaChapelle em muitas das suas obras recorre ao imaginário cristão e tenta modernizar certas cenas sagradas como esta "A última ceia" que faz parte de uma série de seis fotografias intituladas "Jesus is my homeboy". O resultado é espectacular, com fotografias montadas como quadros, cores saturadas, num estilo kitsch com uma linguagem de bandas desenhadas e surrealista (recordemos que os seus mestres foram Andy Warhol e Jeff Koons) num equilíbrio (ou talvez desequilíbrio) entre o sagrado e o sacrílego que beira a blasfémia.

No entanto, em cada uma das suas representações há algo fascinante, como nesta Última Ceia, onde estes jovens são atraídos pela luz que emana da figura de Cristo: "Acredito que no final a luz vencerá a escuridão", disse LaChapelle numa entrevista.

Através desta série de fotografias, como ele disse, ele quis "salvar os ensinamentos de Cristo dos fundamentalistas, que usam as palavras de Jesus para julgar e condenar em vez de elevar".

II.

Estas palavras de LaChapelle, assim como a sua Última Ceia, fizeram-me pensar nestes dias da Semana Santa.

Pensando bem, o primeiro transgressor foi o próprio Jesus, que frequentava pessoas indecorosas como publicanos e prostitutas, sem nunca as julgar. Na sua mesa, naquela quinta-feira santa de 2000 anos atrás, sentaram-se pescadores, cobradores de impostos, rebeldes, litigantes, descrentes, perjuradores e traidores, pessoas que um momento depois no Getsémani se evaporaram todas.

Contudo Jesus, mesmo sabendo o que aconteceria pouco depois, naquela ceia deu ao mundo os dois maiores dons que podia dar à humanidade: o dom da Eucaristia com a oferta do seu corpo e sangue, e o dom do sacerdócio, dando àqueles amigos infiéis o poder de transformar o pão e o vinho no seu corpo e sangue. Mas porque é que Jesus confiou esta tarefa divina àqueles que não são de confiança, sabendo muito bem que eles o abandonariam um instante mais tarde? Certamente havia muito mais gente de confiança, piedosa, santa e pura em Israel do que aquele bando de perjuros. Porque é que Jesus escolheu estes últimos e não os santos e puros? Talvez porque é de facto verdade que Deus não escolhe pessoas capazes, mas capacita os escolhidos.

É por isso que sinto que esta representação de LaChapelle é mais real do que a iconografia clássica que retrata os apóstolos à volta da mesa na Última Ceia com um portamento hieráticos ou seráficos e com auréolas nas suas cabeças.

III.

Os apóstolos tornaram-se grandes não porque foram chamados por Jesus (Judas Iscariotes também foi chamado), mas porque tiveram a coragem de mudar: de perjuros e traidores, tornaram-se testemunhas e mártires. É a fé e o amor que transformam. Só é preciso ter coragem para mudar. Judas não teve essa coragem. Se os outros apóstolos traidores em vez de pedirem perdão e mudar, também tivessem tirado as suas próprias vidas, tudo teria terminado, não teríamos tido o sacerdócio, não teríamos tido a Eucaristia, não teríamos tido o perdão dos pecados, não teríamos tido a Igreja, e não teríamos sequer a cabeça do corpo da Igreja que é Jesus. Ele tinha apostado tudo nestes pobres homens. Como hoje aposta tudo em nós, pobres homens também.

IV.

Para concluir: David LaChapelle, após visitar a Capela Sistina em 2006, foi fortemente tocado por ela e decidiu mudar a sua vida: abandonou o mundo da publicidade para se dedicar totalmente à arte (fez a sua obra-prima “The Deluge” O Dilúvio), retirou-se para uma fazenda no Havai gerida numa base auto-sustentável e onde construiu uma igreja para o povo da fazenda. Ele disse: "A tecnologia está a substituir Deus e não podemos deixar que isso aconteça. Temos de colocar Deus em primeiro lugar".

À pergunta: "Se Jesus realizasse hoje um jantar, como aquele último jantar de há 2000 anos atrás, quem se sentaria com ele?” LaChapelle deu a sua resposta, que não é muito diferente do que o Evangelho nos dá quando nos diz que o dono do banquete final mandará buscar os abandonados nas encruzilhadas para se juntar à sua festa. E não é diferente do que o Papa Francisco repete continuamente quando fala do "descartados” do mundo.

E qual é a nossa resposta? Preocupemo-nos mais, porém, não tanto em responder à pergunta, mas em garantir que também nós estamos entre os convidados para o banquete, sem a presunção de ocupar os primeiros lugares (estes são para aqueles para quem Deus os reservou). O que é suficiente é estar presente nessa festa final e qualquer lugar serve, mesmo o armário das vassouras.


  • Imagem de fundo: The last supper, David LaChapelle

  • Música de fundo: The Last Supper theme (piano cover) - Jesus Christ Superstar - Andrew Lloyd Webber



🇬🇧 THE LAST SUPPER by DAVID LACHAPELLE

(Text and video in 🇬🇧 English)

A reflection for Holy Thursday (6-4-2023)

< Jn 13:1-15 (The Last Supper)

I.

If Jesus were to hold a supper today, like the Last Supper 2000 years ago, who would He invite to the banquet?

This question has been answered, in his own way, by the famous photographer David LaChapelle (defined by some as the Fellini of photography) with his extraordinary work "The last supper" (which you see behind me) where we have Jesus with long hippie hair, red tunic with a blue drape draped over his left shoulder, with his hands open and arms stretched forward (like the Jesus in Leonardo Da Vinci's Last Supper), he sits at the centre of a table with a tablecloth printed with colourful fruit, surrounded by 12 tattooed young men of different races, rappers, punks, street vendors, drinking beer and eating burgers. At the door is a Mary Magdalene (Barbie-like) about to enter that cramped room in a suburban neighbourhood, adorned or rather unadorned with dingy wallpaper and neon lighting. LaChapelle in many of his works resorts to Christian imagery and tries to modernise certain sacred scenes such as this "The last supper" which is part of a series of six photographs entitled "Jesus is my homeboy". The result is astonishing, with photographs mounted like paintings, saturated colours, in a kitsch style with a comic strips and surreal language (let us remember that his masters were Andy Warhol and Jeff Koons) in a balance (or perhaps imbalance) between the sacred and the sacrilegious that borders on blasphemy.

Yet in each of his representations there is something fascinating, as in this Last Supper, where these young people are attracted by the light emanating from the figure of Christ: "I believe that in the end light will win out over darkness," LaChapelle said in an interview.

Through this series of photographs, as he put it, he wanted to "save the teachings of Christ from fundamentalists, who use the words of Jesus to judge and condemn rather than uplift."

II.

These words of LaChapelle's, as well as his Last Supper, got me thinking in these days of Holy Week.

Come to think of it, the first transgressor was Jesus himself, who hung out with unsavoury people like publicans and prostitutes without ever judging them. At his table, on that Holy Thursday 2000 years ago, sat fishermen, tax collectors, rebels, litigants, unbelievers, perjurers and traitors, people who a moment later in Gethsemane all evaporated.

Yet Jesus, even knowing what would happen shortly afterwards, at that supper gave the world the two greatest gifts he could bestow on humanity: the gift of the Eucharist with the offering of his body and blood, and the gift of the priesthood, giving those untrustworthy friends of his the power to transform the bread and wine into his body and blood. But why did Jesus entrust this divine task to those untrustworthy people, knowing full well that they would abandon him an instant later? Surely there were many more trustworthy, pious, holy and pure people in Israel than that bunch of perjurers. Why did Jesus choose the latter and not the holy and pure? Perhaps because it is indeed true that God does not choose capable people but makes the chosen ones capable.

That is why I feel this representation by LaChapelle is more real than the classical iconography that depicts the apostles around the table at the Last Supper with hieratic or seraphic bearing and haloes on their heads.

III.

The apostles became great not because they were called by Jesus (Judas Iscariot was also called), but because they had the courage to change: from perjurers and traitors they became witnesses and martyrs. It is faith and love that transform. One only has to have the courage to change. Judas did not have this courage. If the other traitorous apostles instead of asking for forgiveness and change had also taken their own lives, everything would have ended, we would not have had the priesthood, we would not have had the Eucharist, we would not have had the forgiveness of sins, we would not have had the Church, and we would not even have had the head of the body of the Church that is Jesus. He had bet everything on these poor men. As he continues to bet on us today, equally poor men.

IV.

To conclude: David LaChapelle, after visiting the Sistine Chapel in 2006, was thunderstruck by it and decided to change his life: he abandoned the world of advertising to devote himself totally to art (he made his masterpiece "The Deluge"), retired to a farm in Hawaii run on a self-sustainable basis and where he built a church for the people of the ranch. He said that 'Technology is replacing God and we can't let that happen. We must put God first'.

To the initial question: "If Jesus were to hold a dinner today, like that last dinner 2000 years ago, who would sit with him?" Lachapelle gave his answer, which is not so different from what the Gospel gives us when it tells us that the master of the final banquet will send at the crossroads to gather the derelicts for his feast. And it is no different from what Pope Francis continually repeats when he speaks of the 'discarded' of the world.

And what is our response? Let us be more concerned, however, not so much with answering the question, but with making sure that we too are among those invited to the banquet, without the presumption of occupying the first places (those are for those for whom God has reserved them). What is enough is to be there at that final feast and any place will do, even the broom closet.


-Background image: The Last Supper, David LaChapelle

-Background music: The Last Supper theme (piano cover) - Jesus Christ Superstar - Andrew Lloyd Webber


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