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🇮🇹 “MINDFULNESS”. IL RIMEDIO ALLA STANCHEZZA 🇵🇹 “MINDFULNESS”. REMÉDIO PARA O CANSAÇO


🇮🇹 “MINDFULNESS”. IL RIMEDIO ALLA STANCHEZZA

(testo e video in 🇮🇹 italiano)

Una riflessione per la III Domenica di Quaresima A (12–3-2023)

< Gv 4,5-42 (La Samaritana)

I.

Sembra che uno dei tanti lasciti del COVID sia quello della stanchezza. In realtà ogni malanno che ci capita dopo la pandemia ne attribuiamo la causa sempre al Covid e ai vaccini che ci hanno somministrato. Forse un altro lascito del Covid è quello della smemoratezza, perché tanti problemi che viviamo ora c’erano già anche prima e ce ne siamo dimenticati. Anche prima della pandemia eravamo sempre stanchi perché la stanchezza non è provocata dal virus, ma dal ritmo frenetico della nostra vita, marcata dall’iperattività e dall’ansia da prestazione.

Già nel 1989 il premio nobel per la letteratura del 2019, l’austriaco Peter Handke considerato “Uno dei più disincantati ingeneri dell’anima del nostro tempo” aveva scritto un libro dal titolo “Saggio sulla stanchezza” dove in forma autobiografica analizza vari tipi di stanchezza. Sostiene che stanchezza contemporanea è una stanchezza mentale. Stanchezza che viene dal sentirci prigionieri dei reticoli delle relazioni sociali che ci impediscono di elevare lo sguardo oltre i confini angusti del presente.

Sempre prima della pandemia, il filosofo sudcoreano Byung-Chul Han pubblicò il libro “La società della stanchezza” dove parla delle conseguenze dell’attivismo h24 e dei vizi del multitasking, che ci fanno sentire tutti sempre stanchi. Abbiamo cronicizzato la stanchezza da diventare quasi uno Status Symbol, al punto che uno che non è stanco e stressato è out, fuori moda.

Anche per questo filosofo come per lo scrittore Handke la stanchezza contemporanea è innanzitutto mentale. Una stanchezza che spesso porta verso il vuoto, o ti lascia nel vuoto, che colpisce più l’anima che il corpo e può portare non solo al malumore ma anche alla depressione.

Una raffigurazione interessante della pesantezza e stanchezza dell’uomo moderno a mio avviso sono le opere della coppia di artisti cinesi contemporanei Sun Yuan & Peng Yu, che ho visto l’anno scorso all’esposizione “Crazy. La follia nell’arte contemporanea” al Chiostro del Bramante qui a Roma. In particolare l’opera intitolata Teenager Teenager, (2011) consiste in sculture in vetroresina dove i personaggi invece della testa hanno degli enormi e pesanti macigni. (Come potete vedere nell’immagine di fondo).

II.

Il Vangelo di oggi ci parla dell’incontro tra due persone stanche.

Da una parte Gesù, stanco per il cammino percorso, il sole cocente, il suo apostolato senza sosta, le guarigioni operate, i discorsi annunziati, la testa dura dei suoi discepoli che non vogliono capire, le diatribe con gli scribi e farisei… arriva a quel pozzo e stanco si siede al bordo per riposare.

E dall’altra parte, una donna stanca, stanca degli uomini che solo si prendono gioco di lei (cinque mariti!), delle malelingue e degli sguardi perfidi delle comari del suo piccolo paesino, delle controversie tra samaritani e giudei (la questione del tempio dove adorare Dio), va al pozzo a mezzogiorno quando sa che c’è nessuno. E proprio al pozzo, dove pensava di incontrare nessuno, incontra il Tutto.

Giovanni ha intrecciato e descritto mirabilmente questo incontro e dialogo tra i due.

Gesù che prende l’iniziativa, perché è assetato e stanco e le chiede “Dammi da bere”. La reazione della donna sorprende e diverte Gesù, che capisce di avere davanti una donna tosta. La donna infatti si meraviglia che questo sconosciuto ci stia provando con lei. Lei però non ne vuole sapere, è stanca di uomini ingannatori e taglia corto: «Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?».

Gesù ci stava proprio provando con lei, ma non perché gli interessava il suo corpo, ma la sua persona, la sua intelligenza, la sua anima, e da grande seduttore qual è la conquista stuzzicando la sua intelligenza e suscitando in lei un desiderio d’infinito: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: “Dammi da bere!”, tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva». Entrambi sentono un refrigerio da quella conversazione.

III.

Anche noi come la samaritana tante volte ci ritroviamo stanchi, stanchi di tutto, della pesantezza del vivere, dell’ ottusità delle persone, del vortice della vita frenetica in cui veniamo risucchiati, del dover sempre corrispondere a quello che gli altri si aspettano da noi…

C’è anche una stanchezza ha detto Papa Francesco, che è forse la più pericolosa: la stanchezza di sé stessi, perché è una stanchezza autoreferenziale: è la delusione di sé, ma non guardata in faccia con la serena letizia di chi si scopre peccatore e bisognoso di perdono, perché così si chiede aiuto e si va avanti, invece «questa è il giocare con l’illusione di essere qualcos’altro».

Come superare la stanchezza? Pensiamo che la soluzione sia quella di fuggire via scomparendo in un’isola deserta lontani da tutto e da tutti (chi non l’ha sognato almeno una volta?).

In internet si trovano molteplici consigli su come affrontare e risolvere la stanchezza. Oltre alle pillole rinvigorante, a cibi e bevande energetici, viaggi ristoratori… tanti propongono una risoluzione olistica, invitando a rientrare in sé stessi per rigenerarsi, reinventarsi, ricostruirsi… Lo strumento privilegiato è quello della meditazione o come si dice più alla moda, della mindfulness (consapevolezza). Byung-Chul Han propone come rimedio la contrapposizione al tempo profano dell'iperproduzione quello - sacro - della festa e del gioco.

Ma tutti questi rimedi mi sembrano dei palliativi, che come quelle droghe che anestetizzano il malessere all’istante ma che quando svanisce l’effetto ritorna tutto come prima. Certo la scienza non ha dubbi sui vantaggi della meditazione, come rimedio contro ansia e depressione, migliora il benessere psico-fisico, la memoria, allevia lo stress, abbassa la pressione e mantiene giovani. Ma che cosa si medita? Questo è il problema. Come quando si dice che il rimedio migliore contro l’ignoranza è la lettura. Dipende cosa si legge. Se si leggono solo romanzi rosa e libri di nessun valore diventiamo ancora più ignoranti e frivoli.

Anche il vangelo di oggi ci propone un rimedio efficace alla stanchezza, anzi Gesù ci propone non un rimedio, ma il rimedio: l’acqua viva che estingue la sete per sempre e il cibo di vita eterna. Questo è il rimedio per dissolvere la nostra stanchezza già qui, ora, e non solo nell’aldilà dove riposeremo in pace. Ci crediamo veramente nel Signore si o no?

Ogni volta che ci ritroviamo qui per accostarci alla fonte della vita ascoltando la parola di Dio e mangiando il suo corpo, non possiamo uscire dalla chiesa ancora con tutto quel carico pesante che ci siamo portati dietro. Buttiamo via quei macigni che carichiamo nella nostra testa e usciamo di qui rigenerati, altrimenti sarebbe come uscire dal ristorante ancora con fame o dimessi dall’ospedale ancora ammalati o tornare da una vacanza ancora più stanchi di come eravamo partiti.

IV.

La Samaritana è stata letteralmente conquistata da Gesù e sorpresa da Lui che “Mi ha detto tutto quello che ho fatto” (viene ripetuto due volte nel brano di oggi). La scoperta di essere conosciuti per quello che si è e non per le immagini di noi che proiettiamo al di fuori, e nello stesso tempo sentirsi accettati così come si è e amati. Ti ama veramente non chi sa nulla di te o conosce solo una bella facciata. Ti ama veramente chi sa tutto di te, anche le parti più oscure, e anche così continua ad amarti.

“Se conoscessi il dono di Dio…”. Gesù lo dice oggi a ciascuno di noi. Se conoscessi questo dono d’amore che dissipa ogni stanchezza. Perché solo l’amore dà riposo. Ciò che non è amore, solo stanca.


-Immagine di fondo: L’opera “Teenager Teenager” degli artisti cinesi Sun Yuan & Peng Yu (2011).

-Musica di sottofondo: Jeick Abrego - Love Me or Leave Me (Animated Video)




🇵🇹 “MINDFULNESS”. REMÉDIO PARA O CANSAÇO

(texto e vídeo em 🇵🇹 português)

Uma reflexão para o 3º Domingo da Quaresma A (12-3-2023)

< Jo 4:5-42 (A Mulher Samaritana)

I.

Parece que um dos muitos legados da COVID é o do cansaço. De facto, cada doença que nos acontece após a pandemia atribuímos sempre a causa à COVID e às vacinas que nos deram. Talvez outro legado da Covid seja o do esquecimento, porque muitos dos problemas com que agora nos deparamos já lá estavam antes e esquecemo-nos deles. Mesmo antes da pandemia estávamos sempre cansados porque o cansaço não é causado pelo vírus, mas pelo ritmo frenético das nossas vidas, marcadas pela hiperactividade e ansiedade de desempenho.

Já em 1989, o vencedor do Prémio Nobel da Literatura de 2019, o austríaco Peter Handke, considerado como "um dos mais desencantados engenheiros da alma do nosso tempo", escreveu um livro intitulado “Ensaio sobre o cansaço” no qual analisa vários tipos de cansaço em forma autobiográfica. Ele argumenta que o cansaço contemporâneo é cansaço mental. Cansaço que vem do sentimento de estar aprisionados nas teias das relações sociais que nos impedem de olhar para além dos limites estreitos do presente.

Também antes da pandemia, o filósofo sul-coreano Byung-Chul Han publicou o livro “A sociedade do cansaço” onde fala das consequências do activismo 24 horas por dia e dos vícios do multitasking, que nos fazem sentir todos cansados a toda a hora. Cantamos o cansaço ao ponto de se ter tornado quase um Status Symbol, ao ponto de quem não está cansado e stressado está out, fora de moda, antiquado.

Para este filósofo sul-coreano, bem como para o escritor austriaco, o cansaço contemporâneo é sobretudo mental. Um cansaço que muitas vezes leva ao vazio, ou o deixa no vácuo, que afecta mais a alma do que o corpo e pode levar não só a um mau humor, mas também à depressão.

Uma representação interessante do peso e cansaço do homem moderno na minha opinião são as obras da dupla de artistas chineses contemporâneos Sun Yuan & Peng Yu, que vi no ano passado na exposição "Crazy. A loucura na arte contemporanea” no Chiostro del Bramante aqui em Roma. Em particular, a obra intitulada Teenager Teenager, (2011) consiste em esculturas em fibra de vidro onde as personagens, em vez de cabeças, têm enormes e pesadas rochas (Como se pode ver na imagem de fundo).

II.

O Evangelho de hoje fala-nos do encontro entre duas pessoas cansadas.

Por um lado, Jesus, cansado da sua viagem, do sol abrasador, do seu incansável apostolado com as curas que realizou e os discursos que proclamou, cansado pelas cabeças duras dos seus discípulos que não querem compreender, pelas disputas com os escribas e fariseus... chega ao poço e, cansado, senta-se à beira do poço para descansar.

E do outro lado, uma mulher cansada, cansada dos homens que só brincam com ela (cinco maridos!), cansada das línguas malignas e dos olhares pérfidos das beatas da sua pequena aldeia, das disputas entre samaritanos e judeus (a questão do templo onde adorar a Deus)… ela também vai ao poço ao meio-dia quando sabe que não está lá ninguém. E é no poço, onde pensava não se encontrar com ninguém, que encontra o Todo.

João entrelaçou maravilhosamente e descreveu este encontro e diálogo entre os dois.

Jesus toma a iniciativa porque está sedento e cansado e pede-lhe "Dá- me de beber". A reacção da mulher surpreende e diverte Jesus, que percebe que ele tem uma mulher teimosa à sua frente. Na verdade, a mulher fica surpreendida por este estranho se estar a atirar a ela. Ela, contudo, não quer nada com nada, está cansada de homens enganadores e encurta-o: "Como, sendo tu judeu, me pedes de beber a mim, que sou mulher samaritana? ".

Jesus estava realmente a atirar-se a ela, mas não porque estava interessado no seu corpo, mas na sua pessoa, na sua inteligência, na sua alma, e como o grande sedutor que ele é, ele conquista-a provocando-lhe a inteligência e despertando nela o desejo do infinito: “Se conhecesses o dom de Deus e quem é o que te pede: ‘dá-me de beber’, tu lhe pedirias, e Ele te daria água viva”. Ambos sentem o frescor dessa conversa.

III.

Também nós, como a mulher samaritana, nos encontramos muitas vezes cansados, cansados de tudo, do peso da vida, da monotonia das pessoas, do turbilhão da vida frenética em que somos sugados, de ter sempre de corresponder ao que os outros esperam de nós...

Há também um cansaço, disse o Papa Francisco, que é talvez o mais perigoso: o cansaço de si mesmo, porque é um cansaço auto-referencial: é a desilusão de si mesmo, mas não encarado com a alegria serena de quem se descobre pecador e necessitado de perdão, porque é assim que se pede ajuda e se segue em frente, em vez disso "isto é brincar com a ilusão de ser outra coisa".

Como superar o cansaço? Pensamos que a solução é fugir, desaparecendo para uma ilha deserta longe de tudo e de todos (quem não sonhou com isso pelo menos uma vez?).

Na Internet, podemos encontrar muitas dicas sobre como lidar com o cansaço e resolvê-lo. Além de revigorantes comprimidos, alimentos e bebidas energéticas, viagens restauradoras... muitos propõem uma resolução holística, convidando-nos a regressar a nós próprios para nos regenerarmos, reinventarmos, reconstruirmos... A ferramenta preferida é a da meditação ou, como se diz segundo a moda: “Mindfulness” (consciencialização). Byung-Chul Han propõe como remédio para contrastar o tempo profano da superprodução com o tempo - sagrado - da celebração e do jogo.

Mas todos estes remédios parecem-me paliativos, como aqueles medicamentos que anestesiam o mal-estar instantaneamente, mas quando o efeito termina tudo volta como antes. Certamente a ciência não tem dúvidas sobre os benefícios da meditação, como remédio contra a ansiedade e a depressão, melhora o bem-estar psico-físico, a memória, alivia o stress, baixa a pressão arterial e mantém-nos jovens. Mas a questão é: em que é que se medita? Como quando se diz que o melhor remédio contra a ignorância é a leitura. Depende do que se lê. Se lermos apenas romances rosas e livros sem valor, tornamo-nos ainda mais ignorantes e frívolos.

O Evangelho de hoje também propõe um remédio eficaz para o cansaço, de facto Jesus propõe não um remédio, mas o remédio: a água viva que sacia para sempre a sede e o alimento da vida eterna. Este é o remédio para dissolver o nosso cansaço já aqui, agora, e não apenas no futuro, onde descansaremos em paz. Será que acreditamos realmente no Senhor sim ou não?

Sempre que nos reunimos aqui para nos aproximarmos da fonte da vida, ouvindo a palavra de Deus e comendo o seu corpo, não podemos deixar a igreja ainda com toda aquela carga pesada que temos vindo a carregar. Vamos deitar fora as pedras que carregamos na cabeça e sair daqui regenerados, caso contrário seria como deixar o restaurante ainda com fome ou ter alta do hospital ainda doente ou regressar de férias ainda mais cansados do que tínhamos começado.

IV.

A mulher samaritana foi literalmente conquistada por Jesus e surpreendida por Aquele que "me contou tudo o que eu fiz" (é repetido duas vezes na passagem de hoje). A descoberta de sermos conhecidos por quem somos e não pelas imagens de nós que projectamos no exterior, e ao mesmo tempo sentirmo-nos aceites como somos e amados. Verdadeiramente te ama, não aquele que nada sabe de ti ou que apenas conhece a tua bela fachada. Ama-te verdadeiramente quem sabe tudo sobre ti, mesmo as partes mais obscuras, e mesmo assim continua a amar-te.

"Se soubesses o dom de Deus...". Jesus diz isto a cada um de nós hoje. Se soubésses este dom de amor que dissipa todo o cansaço". Pois só o amor dá descanso. O que não é amor, apenas cansa.


-Imagem de fundo: A obra "Teenager Teenager" dos artistas chineses Sun Yuan & Peng Yu (2011).

-Música de fundo: Jeick Abrego - Love Me or Leave Me (Vídeo animado)

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