NAUFRAGAR M’È DOLCE IN QUESTO MARE


Una riflessione per Domenica 9-08-2020 < Mt 14,22-33

I. Io amo il mare, come molti qui tra noi, penso, amano il mare. Eppure per due volte ho rischiato di affogare in mare. Una volta nell’oceano Atlantico, quando ero missionario in Brasile, mentre stavo nuotando al largo e non riuscivo più a tornare a riva, trascinato sempre più lontano dalle correnti. E un’altra volta attraversando una baia sull’oceano indiano, quando ero missionario in Africa: la nostra barca era agitata dalle onde che entravano anche nella barca e eravamo tutti presi dal panico. II. Per questo capisco bene il panico dei discepoli in mezzo al lago sulla barca agitata dalle onde. Perché quando sei in mezzo al mare non ci sono appigli ai quali attaccarsi e ti senti perso. Anche i discepoli per due volte stavano per morire in mare. Oltre all’episodio di oggi ricordiamo quando erano sulla barca che stava affondando e Gesù era con loro sulla barca che dormiva. I discepoli lo svegliano gridando: non ti importa che moriamo? III. A volte sembra proprio così. Anche nell’episodio di oggi Gesù costringe i discepoli a fare una cosa che non vogliono. È già sera, il vento è contrario, è tutto buio, nessun marinaio sensato si metterebbe in mare anche perché il lago di Tiberiade ha una configurazione tale che improvvisamente è agitato da venti forti che provocano tempeste inaspettate. Quindi non avevano nessuna voglia di attraversare il lago in quelle condizioni. Eppure Gesù, ci dice il Vangelo, li costrinse ad attraversare. IV. Il viaggio in barca tra le onde è una metafora della nostra vita. Nessuno ci ha chiesto se volevamo venire al mondo, siamo stati in un certo senso costretti a salire sulla barca e partire, e volenti o no, la meta da raggiungere è una sola, la morte, senza possibilità di cambiare il destino finale. Non possiamo scegliere se, quando e dove iniziare il viaggio e non possiamo scegliere se, quando e dove terminare il viaggio. Possiamo scegliere però come affrontare il viaggio e con chi viaggiare. Quello che incontreremo durante il viaggio molto spesso non lo possiamo decidere noi: onde, tempeste, maremoti, cioè le difficoltà della vita, sofferenze, dispiaceri, disgrazie, morte delle persone care, guerre, attentati, Quello che possiamo decidere però è come affrontare tutte queste avversità, se mantenere la nostra barca sulle onde o se lasciarla affondare. V. I discepoli erano così terrorizzati che quando videro Gesù non lo seppero riconoscere. Pensarono che fosse un fantasma. Anche noi quando siamo atterriti dai nostri affanni non sappiamo riconoscere che Gesù è lì con noi. Addirittura nei momenti di disperazione ci rivoltiamo contro di Lui imprecando, “Se Dio esiste perché permette che succeda tutto questo?” Ecco che allora si presentano due alternative: o continuiamo a disconoscere Dio nella nostra vita e allora saremo in balia di fantasmi e delle onde per tutta la vita, oppure lasciamo salire Gesù sulla nostra barca, per continuare il nostro viaggio con più pace e serenità (quando Gesù salì sulla barca il vento cessò). VI. Anche a noi oggi Gesù ci dice: “Coraggio sono io”. Facciamolo salire sulla barca della nostra vita. Anche se il mare è agitato, anche se incontriamo tante difficoltà, l’importante è stare con Gesù. Per questo noi cristiani, ci ricorda continuamente Papa Francesco nella bellissima esortazione apostolica Evangelii Gaudium, non possiamo essere tristi, avere sempre una faccia da funerale. Chi non conosce Gesù può avere anche il diritto di essere triste o di disperarsi, sentendosi terribilmente solo sulla barca, anche in mezzo a tante persone. Infatti possiamo sentirci soli anche in mezzo a una folla. Proprio ieri leggevo una frase attribuita a Robin William che diceva: “Ho sempre pensato che la cosa peggiore nella vita fosse rimanere soli. Non lo è. La peggior cosa è stare con persone che ti fanno sentire solo”. E sappiamo che questo grande e bravo artista si è tolto la vita. Ma noi cristiani non possiamo mai sentirci soli, perché sulla nostra barca c’è Gesù, e allora possiamo affrontare qualsiasi cosa. Dobbiamo sempre amare il mare, la vita, anche se tante volte abbiamo rischiato di affogare. E parafrasando il grande Leopardi: “naufragar m’è dolce in questo mare” basta naufragare aggrappato a Gesù.

(eziolorenzobono@hotmail.com)

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