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Una riflessione per la Solennità del CORPUS DOMINI (6-06-2021)

< Mc 14,12-16.22-26 (Corpus Domini)


I.

Il giorno della prima comunione è uno di quei giorni che rimane impresso nella nostra mente, anche dopo decine di anni. Io ho ricevuto la prima comunione il 5 maggio 1970 quando avevo 8 anni. La suora che ci aveva preparato, Suor Giovannina, ci aveva detto che non potevamo toccare l’ostia, non solo con le dita ma nemmeno coi denti, dovevamo riceverla sulla lingua e deglutire immediatamente. Io però mi ricordo che ero un po’ birichino e quando ho ricevuto la comunione, ho messo di nascosto un dito in bocca per toccare l’ostia. Io avevo programmato da tempo di “toccare” Gesù e quando ci riuscì rimasi molto contento, e non sentivo affatto di aver commesso un peccato come invece diceva Suor Giovannina.

A quel tempo solo il sacerdote poteva toccare l’ostia consacrata, oggigiorno invece tutti i fedeli ricevono l’ostia sulle mani.

II.

Che bella religione la nostra che ci presenta un Dio così vicino a noi, al punto da farsi toccare e addirittura mangiare da noi. Un Dio che ha promesso di rimanere sempre con noi, fino alla fine del mondo. E di rimanere non solo con il suo Spirito, ma anche con il suo corpo. Rimane presente nell’eucarestia sempre, non solo nel momento della celebrazione eucaristica come credono i nostri fratelli protestanti. È bello sapere che Gesù è sempre presente tra noi, nelle nostre chiese, nelle nostre città, nel nostro mondo. Il nostro mondo è benedetto dalla presenza reale di Dio nelle centinaia di migliaia di chiese sparse su tutta la faccia della terra, dalla più suntuose cattedrali delle importanti città alla più umili cappelle dei villaggi sperduti.

Anche se tanti uomini non ci credono, Lui continua presente. La sua presenza non dipende dalla fede degli uomini.

III.

Per descrivere la presenza di Gesù nel sacramento eucaristico, il Concilio di Trento usò tre avverbi: Cristo è veramente, realmente e sostanzialmente presente nell’Eucarestia.

Veramente presente, non in modo simbolico o come figura che rappresenta un corpo assente.

Realmente presente, nel suo essere e oggettivamente, cioè non presente grazie alla fede dei fedeli o del celebrante: Cristo è presente oggettivamente, anche se non ci si crede nella sua presenza Lui è presente nell’Eucarestia.

Sostanzialmente presente: il pane eucaristico rimane pane nei suoi accidenti, nei suoi elementi materiali, ma è corpo di Cristo nella sua sostanza, cioè in se stesso.

Per questo per noi cattolici anche dopo la celebrazione eucaristica conserviamo l’Eucarestia, a differenza dei protestanti che dopo la celebrazione della cena già non c’è più presenza reale e non hanno i tabernacoli. Per questo abbiamo l’adorazione eucaristica e la processione del Corpus Domini e il viatico (cioè l’eucarestia amministrata ai fedeli infermi nelle loro case o ospedali).

IV.

Che bello per noi ritrovarci ogni domenica per celebrare l’Eucarestia. La domenica è considerata il giorno di riposo e questa è la scusa per molti per non venire a messa. Ma riposare non vuol dire solo rilassare il corpo magari passando molte ore a dormire e a mangiare. Ma significa rinvigorire la vita, la mente, l’anima, lo spirito…

Riposare, etimologicamente significa anche “poggiarsi su qualcosa o su qualcuno”: e su chi potremmo appoggiarci meglio se non su Gesù? Riposare non è pensare solo ai viveri, ma al vivere, al rinvigorirci, al rinnovarci, al ringiovanire, per ricominciare una nuova settimana ricaricati e rasserenati. Non di solo pane vive l’uomo, ma del Pane di vita.

Altrimenti dobbiamo riempire la vita di altri “pani” che non ci saziano veramente e che ci possono dare una parvenza di senso, come il divertimento, i bar, le ubriacature, le droghe, la televisione, le tifoserie, le beghe, etc. per dare un po’ di emozione e di senso a una vita che di senso non ne ha.

“Se non si ha una ragione per vivere, non c'è ragione per vivere”.

V.

Noi abbiamo questo Pane che ci sazia, che da emozione, bellezza, senso alla nostra vita. Impariamo ad amare sempre più Gesù presente nell’Eucarestia.

Succede di vedere fedeli che entrano in uma chiesa, e si fermano ad ogni cappella: cominciano da destra accendendo una candela a Santa Rita, poi fanno un offerta a San’Antonio di Padova, una preghiera a San Francesco, poi attraversano la chiesa senza fare genuflessione al Santissimo Sacramento, e riprendono il giro, accendendo una candela alla Madonna, poi un’elemosina a San Gennaro, una preghiera a santa Teresa e poi escono, senza aver nemmeno salutato Gesù. Oppure altri che entrano in chiesa, vanno direttamente a pregare davanti all’immagine del Gesù misericordioso e poi escono senza salutare Gesù Eucarestia. Sarebbe come se qualcuno venisse a trovarci a casa nostra e invece di parlare con noi vanno a parlare con la nostra fotografia appesa alla parete e poi se ne vanno, senza nemmeno salutarci. Ma ci crediamo davvero che Gesù è presente veramente, realmente e sostanzialmente nell’Eucarestia, o lo sentiamo più vicino nell’immagine appesa al muro?

VI.

Abituiamoci a pregare davanti al tabernacolo e a parlare con Gesù come parliamo con una persona viva. Spesso succede di vedere che le persone in chiesa in attesa della messa e a messa finita rimangono a chiacchierare come al mercato, noncuranti della presenza di di Gesù Eucarestia. È vero che possiamo pregare anche a casa da soli ma la differenza tra pregare a casa o davanti al tabernacolo è la stessa differenza che c’è tra visitare una persona a casa sua o parlarle per telefono o via Whatsapp.

Gesù ha scelto di rimanere con noi attraverso la sua presenza reale nell’Eucarestia per incontrarsi corpo a corpo con noi. E quindi veniamo a trovarlo in chiesa più spesso, anche durante la settimana. Se Gesù si fosse accontentato di incontri virtuali se ne sarebbe rimasto tranquillamente dov’era accanto al Padre nei cieli a leggere i nostri messaggini Whatsapp che gli avremmo inviato.


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Uma Reflexão para a Solenidade de CORPUS CHRISTI (6-06-2021)

< Mc 14:12-16.22-26 (Corpus Christi)


I.

O dia da Primeira Comunhão é um daqueles dias que permanecem gravados na nossa mente, mesmo depois de décadas. Recebi a minha Primeira Comunhão a 5 de Maio de 1970 quando tinha 8 anos de idade. A freira que nos preparou, Irmã Giovannina, tinha-nos dito que não podíamos tocar no hóstia santa, não só com os dedos mas nem sequer com os dentes, tínhamos de a receber na nossa língua e engoli-la imediatamente. Lembro-me, no entanto, que era um pouco maroto e quando recebi a comunhão, meti secretamente um dedo na boca para tocar a hóstia santa. Eu tinha planeado durante algum tempo de “tocar" Jesus e quando o fiz, fiquei muito feliz, e não sentia de todo que tinha cometido um pecado, como disse a Irmã Giovannina.

Naquele tempo, apenas o sacerdote podia tocar na Hóstia consagrada, mas hoje em dia todos os fiéis recebem a Hóstia nas suas mãos.

II.

Que bela religião é a nossa que nos apresenta um Deus tão próximo de nós, ao ponto de se deixar tocar e até comer por nós. Um Deus que prometeu permanecer sempre connosco, até ao fim do mundo. E de permanecer não só com o seu Espírito, mas também com o seu corpo. Ele permanece sempre presente na Eucaristia, não apenas no momento da celebração eucarística, como acreditam os nossos irmãos protestantes. É muito bom saber que Jesus está sempre presente entre nós, nas nossas igrejas, nas nossas cidades, no nosso mundo. O nosso mundo é abençoado pela presença real de Deus nas centenas de milhares de igrejas espalhadas por toda a face da terra, desde as catedrais mais suntuosas das cidades importantes até às capelas mais humildes das aldeias mais remotas.

Mesmo que muitas pessoas não acreditem, Ele continua a estar presente. A sua presença não depende da fé dos homens.

III.

Para descrever a presença de Jesus no sacramento eucarístico, o Concílio de Trento utilizou três advérbios: Cristo está verdadeira, real e substancialmente presente na Eucaristia.

Verdadeiramente presente, não de uma forma simbólica ou como uma figura que representa um corpo ausente.

Realmente presente, no seu ser e objectivamente presente, ou seja, não presente graças à fé dos fiéis ou do celebrante: Cristo está objectivamente presente, mesmo que não se acredite na sua presença Ele está presente na Eucaristia.

Substancialmente presente: o pão eucarístico permanece pão nos seus elementos materiais, mas é o corpo de Cristo na sua substância, em si mesmo.

É por isso que nós católicos mantemos a Eucaristia mesmo depois da celebração eucarística, ao contrário dos protestantes que depois da celebração da santa ceia já não conservam a Eucarestia e não têm tabernáculos. É por isso que nós católicos temos a adoração eucarística, a procissão de Corpus Christi e o viaticum (ou seja, a Eucaristia administrada aos fiéis doentes nas suas casas ou hospitais).

IV.

Que maravilha reunirmo-nos todos os domingos para celebrarmos a Eucaristia. O domingo é considerado o dia de descanso e esta é a desculpa para muitos não virem à missa. Mas descansar não significa apenas relaxar o corpo, talvez passando muitas horas a dormir e a comer. Mas significa revigorar a vida, a mente, a alma, o espírito....

Descansar, etimologicamente significa também "apoiar-se em algo ou alguém": e em quem poderíamos apoiar-nos melhor se não em Jesus? Descansar não é apenas pensar na comida, mas viver, revigorarmo-nos, renovarmo-nos, rejuvenescermo-nos, começar uma nova semana recarregada e reconfortada. O homem não vive só de pão, mas do Pão da Vida.

Caso contrário, devemos encher as nossas vidas com outros “pães” que não nos satisfazem realmente e que nos podem dar um semblante de significado, tais como entretenimento, bares, embriaguez, drogas, televisão, clubes de fãs, discussões, etc., para dar um pouco de excitação e significado a uma vida que não tem sentido.

"Se não se tem razão para viver, não há razão para viver".

V.

Temos este Pão que nos sacia, que dá emoção, beleza, sentido às nossas vidas. Aprendemos a amar cada vez mais Jesus presente na Eucaristia.

Acontece ver os fiéis que entram numa igreja, e param em cada capela: começam da direita acendendo uma vela a Santa Rita, depois fazem uma oferenda a Santo António de Pádua, uma oração a São Francisco, depois atravessam a igreja sem genuflexão para o Santíssimo Sacramento, e retomam as suas rondas, acendendo uma vela a Nossa Senhora, depois uma esmola a São Gennaro, uma oração a Santa Teresa e depois saem da igreja, sem sequer terem saudado Jesus. Ou outros que entram na igreja, vão directamente rezar perante a imagem de Jesus misericordioso e depois saem sem cumprimentar Jesus na Eucaristia. Seria como se alguém viesse visitar-nos em nossa casa e, em vez de falar connosco, fosse falar com a nossa imagem pendurada na parede e depois se fosse embora, sem sequer nos cumprimentar. Mas será que acreditamos mesmo que Jesus está realmente, verdadeira e substancialmente presente na Eucaristia, ou será que o sentimos mais próximo no quadro pendurado na parede?

VI.

Habituemo-nos a rezar perante o tabernáculo e a falar com Jesus como falamos com uma pessoa viva. Acontece frequentemente que as pessoas estão na igreja à espera da Missa, e quando a Missa termina, permanecem a conversar como se estivessem no mercado, ignorando a presença de Jesus na Eucaristia. É verdade que também podemos rezar em casa sozinhos, mas a diferença entre rezar em casa ou em frente do tabernáculo é a mesma diferença entre visitar uma pessoa em casa ou falar com ela ao telefone ou através do Whatsapp.

Jesus escolheu ficar connosco através da sua presença real na Eucaristia para se encontrar de corpo a corpo connosco. E assim vimos vê-lo mais vezes na igreja, mesmo durante a semana. Se Jesus tivesse ficado satisfeito com os encontros virtuais, teria ficado em silêncio onde estava ao lado do seu Pai no céu a ler as nossas mensagens Whatsapp que lhe teríamos enviado.

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A reflection for CORPUS DOMINI Sunday (6-06-2021)

< M Mk 14:12-16.22-26 (Corpus Christi)


I.

The day of one's First Communion is one of those days that sticks in one's mind, even after decades. I received my First Communion on 5 May 1970 when I was 8 years old. The nun who prepared us, Sister Giovannina, had told us that we could not touch the host, not only with our fingers but not even with our teeth, we had to receive it on our tongue and swallow immediately. I remember, however, that I was a bit naughty and when I received communion, I secretly put a finger in my mouth to touch the host. I had been planning for some time to "touch" Jesus and when I did I was very happy, and I didn't feel at all that I had committed a sin as Sister Giovannina said.

At that time, only the priest could touch the consecrated Host, but nowadays all the faithful receive the Host in their hands.

II.

What a beautiful religion is ours that presents us with a God so close to us, to the point of letting us touch him and even eat him. A God who has promised to remain with us always, until the end of the world. And to remain not only with his Spirit, but also with his body. He remains present in the Eucharist always, not only at the moment of the Eucharistic celebration as our Protestant brothers believe. It is good to know that Jesus is always present among us, in our churches, in our cities, in our world. Our world is blessed by the real presence of God in the hundreds of thousands of churches scattered all over the face of the earth, from the most sumptuous cathedrals in major cities to the most humble chapels in remote villages.

Even though many people do not believe, He continues to be present. His presence does not depend on the faith of men.

III.

To describe the presence of Jesus in the Eucharistic sacrament, the Council of Trent used three adverbs: Christ is truly, really and substantially present in the Eucharist.

Truly present, not in a symbolic way or as a figure representing an absent body.

Really present, in his being and objectively present, that is, not present through the faith of the faithful or the celebrant: Christ is objectively present, even if one does not believe in his presence He is present in the Eucharist.

Substantially present: the Eucharistic bread remains bread in its accidences, in its material elements, but it is the body of Christ in its substance, that is, in itself.

This is why we Catholics keep the Eucharist even after the Eucharistic celebration, unlike Protestants who after the celebration of the supper already have no real presence and no tabernacles. That is why we have Eucharistic adoration and the Corpus Christi procession and the viaticum (i.e. the Eucharist administered to the faithful sick in their homes or hospitals).

IV.

How good it is for us to gather every Sunday to celebrate the Eucharist. Sunday is considered the day of rest and this is the excuse for many not to come to Mass. But rest does not only mean relaxing the body by spending many hours sleeping and eating. But it means invigorating life, the mind, the soul, the spirit....

To rest, etymologically also means "to lean on something or someone": and on whom could we lean better than on Jesus? To rest is not only to think about food, but about living, about reinvigorating ourselves, renewing ourselves, rejuvenating ourselves, in order to begin a new week recharged and reassured. Man does not live by bread alone, but by the Bread of Life.

Otherwise we must fill our lives with other loaves of bread that do not really satisfy us and that can give us a semblance of meaning, such as entertainment, bars, drunkenness, drugs, television, fan clubs, quarrels, etc., to give a little excitement and meaning to a life that has no meaning.

"If you don't have a reason to live, there is no reason to live".

V.

We have this Bread which satiates us, which gives emotion, beauty and meaning to our lives. We learn to love Jesus present in the Eucharist more and more.

They start from the right by lighting a candle to St. Rita, then they make an offering to St. Anthony of Padua, a prayer to St. Francis, then they cross the church without genuflecting to the Blessed Sacrament, and continue their rounds, lighting a candle to Our Lady, then an alms to St. Gennaro, a prayer to St. Theresa and then they leave, without even having greeted Jesus. Or others who enter the church, go directly to pray before the image of the merciful Jesus and then leave without greeting Jesus in the Eucharist. It would be as if someone came to visit us in our home and instead of talking to us they go and talk to our photograph hanging on the wall and then leave, without even greeting us. But do we really believe that Jesus is really, truly and substantially present in the Eucharist, or do we feel him closer in the picture hanging on the wall?

VI.

Let us get used to praying in front of the tabernacle and talking to Jesus as we talk to a living person. It often happens that people are in church waiting for Mass, and when Mass is over they remain chatting as if they were at the market, oblivious to the presence of Jesus in the Eucharist. It is true that we can also pray at home alone, but the difference between praying at home or in front of the tabernacle is the same as the difference between visiting a person at home or talking to them on the phone or via Whatsapp.

Jesus has chosen to remain with us through his real presence in the Eucharist to meet body to body with us. And so we come to see him in church more often, even during the week. If Jesus had been content with virtual encounters, he would have stayed quietly where he was, next to his Father in heaven, reading our Whatsapp messages that we send him.

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