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🇮🇹 TE NE SEI ACCORTO? 🇵🇹 JÁ REPAROU?


🇮🇹 TE NE SEI ACCORTO?

(testo e video in 🇮🇹 italiano)

Una riflessione per la I Domenica di Avvento -A (27-11-2022)

> Mt 24,37-44 (Non si accorsero di nulla)

I.

"Te ne sei accorto, sì

Che parti per scalare le montagne

E poi ti fermi al primo ristorante

E non ci pensi più"?

Avete riconosciuto le parole iniziali della splendida canzone, intitolata “La verità" di Brunori Sas, uno dei più interessanti cantautori del panorama musicale italiano contemporaneo?

In modo spietato il cantautore calabrese con questi versi dai toni esistenziali, sbatte in faccia a tutti una cruda verità con l'intento di smuovere dal grigiore che spesso attanaglia esistenze addomesticate dalle solite e banali abitudini.

"Te ne sei accorto, sì

Che passi tutto il giorno a disegnare

Quella barchetta ferma in mezzo al mare

E non ti butti mai"?

E' un forte appello a riprendersi la propria vita e cambiare quello che si deve cambiare.

Ma "La verità -continua il cantautore-

È che non vuoi cambiare

Che non sai rinunciare a quelle quattro, cinque cose

A cui non credi neanche più".

II.

Niente di nuovo sotto il sole. Già millenni fa (come abbiamo sentito nel Vangelo di oggi) "Nei giorni che precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca, e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e travolse tutti”.

Stava per scatenarsi la fine del mondo e loro mangiavano e bevevano “…e non si accorsero di nulla”.

Accorgersi è un altro nome del verbo amare. Perché per amare bisogna essere attenti, accorgersi. Al contrario, dalla distrazione ne consegue solo distruzione. I coevi di Noé furono distrutti perché distratti.

Accorgersi è una di quelle parole con un significato semantico molto affascinante. In greco si dice “metanoein” meta = dopo, oltre; noeo = pensare, mente; e quindi “accorgersi” vuol dire “far giungere la tua mente più in là, oltre”. In latino invece: “Ad corrigere” = “dare una nuova direzione”. Esiste anche un’interpretazione più suggestiva, o romantica che intravvede il cuore in questa parola (cor, cordis) e quindi “accorgersi” è “drizzare il cuore”. (Ricordiamoci che in passato si pensava che fosse il cuore la sede della memoria).

Ne consegue che chi non ha cuore, e cioè non ama, non può accorgersi di niente e di nessuno.

III.

Ogni anno molte persone spariscono e nessuno se ne accorge. Molti anziani (e non solo anziani) muoiono da soli, e i loro cadaveri vengono scoperti in modo fortuito, settimane, mesi e addirittura anni dopo la loro scomparsa. Così queste persone muoiono due volte: di malattia e di indifferenza. Nessuno se n’è accorto.

Ci sono anche migliaia di adolescenti e giovani denominati col termine giapponese “Hikikomori”, che significa “stare in disparte, isolarsi”: sono giovanissimi affetti da una sindrome che li spinge a isolarsi dal resto del mondo per mesi o addirittura anni. Si chiudono nella propria casa o in stanza e escono solo di notte o all’alba quando sanno di non incontrare nessuno. E come loro tanti altri altri adolescenti e giovani diventano irraggiungibili, non hanno nessuna vita sociale, e nessuno se ne accorge.

La cosa peggiore è quando sono i propri familiari o amici che stanno soffrendo e non ce se ne accorge.

Per accorgersene, è necessario spingere la propria mente e il cuore più in là, dove altri non ci arrivano. Per questo non se ne accorgono.

IV.

“La verità, -conclude il nostro cantautore-

È che ti fa paura

L'idea di scomparire

L'idea che tutto quello a cui ti aggrappi prima o poi dovrà morire”.

L’avvento che iniziamo oggi ci rivela invece un’altra verità: è vero che tutto dovrà morire, ma non è vero che tutto dovrà scomparire. Se con la morte tutto scompare, allora si che avremmo ragione di essere disperati. Invece l’avvento ci parla di un futuro dove il meglio deve ancora venire. L’avvento ci dice che non siamo “esseri-per-la-morte” come diceva il filosofo Heidegger, ma “esseri-per-la-vita”.

Esseri vigilanti sempre, perché non sappiamo quando verrà il Figlio dell’uomo. La cosa importante è che quando Lui verrà non ci trovi distratti nel bere, mangiare e procreare, come gli uomini del tempo di Noè che non se ne accorsero di nulla, altrimenti ci lascerà, come abbiamo sentito nel Vangelo: “uno verrà lasciato e l’altro preso”.

Preparandoci all’attesa del Natale “facciamo giungere la nostra mente più in là, oltre” (significato della parola “accorgersi”) alla venuta finale del Figlio dell’uomo.

V.

Un bell’esercizio per preparasi al Natale è quello dell’allestire il presepio, dove tutti i personaggi e le cose sono rivolti in attesa di colui che occuperà la culla vuota. Non è solo una tradizione, ma un esercizio di fede nel Dio che è venuto e che verrà. Il Papa invita a riscoprire l’importanza del presepio e recuperare quest’usanza nel caso fosse caduta in disuso. Appella che si faccia il presepe non solo in casa, ma anche sul luogo di lavoro, nelle scuole, negli ospedali… perché è una luce di speranza e bellezza per tutti.

Nella culla vuota mettiamo un biglietto con scritto “ti sto aspettando”. E quando Lui verrà non ci troverà distratti ma attratti, innamorati.

L’esercizio più bello però per prepararci al Natale e all’ultima venuta del Signore è quello di accorgerci sempre della sofferenza di chi ci sta intorno.

“Te ne sei accorto sì, caro cantautore, (per riprendere la canzone iniziale) che la fermata al primo ristorante è stata solo una tappa, ma la mia meta è scalare le montagne”.


(Nella foto di fondo un’immagine tratta dal video “La verità” di Brunori Sas. Nella musica di fondo “Song of the Mountain”, artista sconosciuto)



🇵🇹 JÁ REPAROU?

(texto e vídeo em 🇵🇹 portugués)

Uma reflexão para o Primeiro Domingo do Advento -A (27-11-2022)

> Mt 24:37-44 (Eles não repararam nada)

I.

“Já reparou, sim

Que se propôs a escalar montanhas

E depois pára no primeiro restaurante

E não pensa mais nisso"?

Reconheceu as palavras de abertura da esplêndida canção 'La verità' de Brunori Sas, um dos mais interessantes cantores-compositores da cena musical italiana contemporânea?

Com estes versos existenciais, o cantor-compositor da Calábria bate sem piedade uma verdade crua na cara de todos com a intenção de sacudir o cinzento que frequentemente agarra as existências domesticadas pelos hábitos banais.

"Já reparou, sim

Que passe o dia inteiro a desenhar

Aquele pequeno barco parado no meio do mar

E nunca se joga?”

É um forte apelo a retomar a própria vida e mudar o que se tem de mudar.

Mas "A verdade -continua o cantor-compositor...

É que não quer mudar

Que não abdica dessas quatro, cinco coisas

Em que já nem sequer acredita".

II.

Nada de novo sob o sol. Já há milhares de anos (como ouvimos no Evangelho de hoje) "Nos dias que antecederam o dilúvio comiam e bebiam, levavam esposas e levavam maridos, até ao dia em que Noé entrou na arca, e nada repararam até que o dilúvio chegou e varreu toda a gente.

O fim do mundo estava prestes a chegar e eles comiam e bebiam "...e não repararam nada".

Reparar é outro nome para o verbo amar. Porque para amar é preciso estar atento, reparar. Pelo contrário, da distracção apenas resulta a destruição. Os contemporâneos de Noé foram destruídos porque estavam distraídos.

“Accorgersi” (reparar) é uma das palavras com um significado semântico muito fascinante. Em grego dizemos 'metanoéin' meta = depois, mais além; noeo = pensar, mente; e assim 'notar' significa 'fazer a mente chegar mais longe, mais além'. Em latim, porém “accorgersi” vem de 'ad corrigere' = 'para dar uma nova direcção'. Há também uma interpretação mais sugestiva, ou romântica, que vislumbra o coração nesta palavra (cor, cordis) e assim "reparar" é "endireitar o coração". (Lembre-se que no passado, pensava-se que o coração era a sede da memória).

Segue-se que quem não tem coração, ou seja, não ama, não pode reparar nada.

III.

Todos os anos muitas pessoas desaparecem e ninguém repara. Muitos idosos (e não apenas idosos) morrem sozinhos, e os seus corpos são descobertos fortuitamente, semanas, meses e até anos após o seu desaparecimento. Assim, estas pessoas morrem duas vezes: de doença e de indiferença. Ninguém reparou.

Há também milhares de adolescentes e jovens referidos pelo termo japonês "Hikikomori", que significa "manter-se afastado, isolar-se": são jovens que sofrem de uma síndrome que os leva a isolar-se do resto do mundo durante meses ou mesmo anos. Trancam-se na sua casa ou quarto e só saem à noite ou de madrugada quando sabem que não vão encontrar ninguém. E como eles, muitos outros adolescentes e jovens tornam-se inacessíveis, não têm vida social, e ninguém repara.

O pior é quando são os próprios familiares ou amigos que estão a sofrer e não se repara.

Para perceber isto, é preciso levar a mente e o coração mais longe, onde outros não chegam. É por isso que não se apercebem disso.

IV.

"A verdade", conclui o nosso cantor-compositor, "é que isso vos assusta.

É que isso o assusta

A ideia de desaparecer

A ideia de que tudo aquilo a que se agarra tem de morrer mais cedo ou mais tarde".

O Advento que começamos hoje revela, em vez disso, outra verdade: é verdade que tudo terá de morrer, mas não é verdade que tudo terá de desaparecer. Se tudo desaparece com a morte, então teríamos razões para desesperar. Em vez disso, o advento fala-nos de um futuro onde o melhor ainda está para vir. O Advento diz-nos que não somos 'seres-para-a-morte' como disse o filósofo Heidegger, mas 'seres-para-a-vida'.

Seres vigilantes, porque não sabemos quando virá o Filho do Homem. O importante é que quando ele chegar não nos encontre distraídos em beber, comer e procriar, como os homens do tempo de Noé que não repararam em nada, caso contrário ele vai deixar-nos, como ouvimos no Evangelho: "um será deixado e o outro levado".

Ao prepararmo-nos para a chegada do Natal, "fazemos as nossas mentes chegar mais longe, mais além" até à vinda final do Filho do Homem.

V.

Um belo exercício de preparação para o Natal é o de montar o presépio, onde todas as personagens e coisas são viradas para esperar por Aquele que irá ocupar o berço vazio. Não é apenas uma tradição, mas um exercício de fé no Deus que veio e que virá. O Papa apela à redescoberta da importância do presépio e à recuperação deste costume no caso de este ter caído em desuso. Ele apela a um presépio não só em casa, mas também no local de trabalho, nas escolas, nos hospitais... porque é uma luz de esperança e beleza para todos.

No berço vazio, colocamos um bilhete dizendo "Estou à tua espera". E quando Ele vier, não nos encontrará distraídos mas sim atraídos, apaixonados.

O exercício mais belo, porém, para nos preparar para o Natal e para a última vinda do Senhor é sempre reparar no sofrimento daqueles que nos rodeiam.

“Reparou, caro compositor, (para citar a canção de abertura) que a paragem no primeiro restaurante era apenas uma etapa, mas o meu objectivo é escalar as montanhas?”.


(Na foto de fundo uma imagem tirada do vídeo "La verità" de Brunori Sas. Na música de fundo "Song of the Mountain", artista desconhecido)



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