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🇮🇹 TUTTO È SANTO 🇵🇹 TUDO É SANTO


🇮🇹 TUTTO È SANTO

(testo e video in 🇮🇹 italiano)

Una riflessione per la Solennità di Natale -A (25-12-2022)

> Gv 1,1-18 (Il Verbo si è fatto carne)


I.

Durante questo mese di dicembre ho visitato ogni domenica qui a Roma la mostra dal titolo “Tutto è santo” allestita in tre poli museali diversi (Palazzo delle Esposizioni, Gallerie Nazionali di Arti Antiche/Palazzo Barberini e MAXXI) in occasione del centenario della nascita di Pier Paolo Pasolini. Conoscevo la figura di Pasolini più come poeta, avendo letto nei tempi del liceo classico la sua opera che mi aveva colpito molto dal titolo “Le ceneri di Gramsci”, ma poco conoscevo dello scrittore, del regista cinematografico, del giornalista, dell’intellettuale, e quindi ho voluto avvicinarmi alla sua figura di artista completo, attratto soprattutto dal titolo intrigante della mostra: “Tutto è santo”. Volevo conoscere di che tipo di santità si trattasse, sapendo dello spirito contraddittorio e spesso blasfemo dell’artista che ha trattato il tema della sacralità in varie opere (basta ricordare i suoi film: Il Vangelo secondo San Matteo, Uccellini Uccellacci, etc….). Anzi, potremmo dire che il tema del sacro permea in modo trasversale tutte le sue opere, anche se si dichiarava ateo. Il filo conduttore che lega le tre mostre è quello del corpo (il corpo poetico, il corpo veggente e il corpo politico), un corpo inteso come incarnazione della parola (una specie di incarnazione laica del “Verbo”), un corpo da cui trasuda con eloquente fisicità la gloria e il dramma, lo splendore e la miseria, il sacro e la blasfemia, il tutto avvolto di rabbia e di amore per la vita, vissuta fino all’estremo, fino alla sua tragica fine nel 1975.

II.

“Tutto è santo” è la frase che il centauro dice a Giasone nel film “Medea” di Pasolini per evocare la sacralità di cui il mondo è intriso. Il realtà la Medea di Euripide, la famosa “serial killer” che aveva sterminato la sua famiglia, è solo un pretesto per il poeta, per veicolare attraverso il centauro, il suo pensiero sul sacro, sull’eros, la natura, il mito, la ragione. Siamo nel IV secolo avanti Cristo, gli anni dell’irruzione della filosofia greca, spartiacque tra la tradizione mitica (simboleggiata dalla maga Medea e dalla sua regione di Chironte) e dal nuovo mondo razionale (simboleggiato dall’astuto Giasone e dalla città di Corinto): due mondi contrapposti anche se poi sovrapposti. Si tratta però di una contrapposizione fittizia in quanto Medea non rappresenta il mondo sacro, ma quello magico, superstizioso, che è tutt’altra cosa.

Penso sia questa la confusione che non solo Pasolini, ma molti atei fanno nei confronti della religione: confondere la fede con la superstizione. Sarebbe come confondere la medicina con la stregoneria. Questo succede quando non si riesce a fare il grande salto dal mito alla fede, quando non avviene l’incontro con l’unica e vera parola che si è fatta carne, quella del Verbo di Dio.

Anche il Gesù del suo film capolavoro “Il Vangelo secondo Matteo” (da molti considerato più bel film girato sulla vita di Cristo) è solo un Gesù umano (o gramsciano, come qualcuno disse), dove la stessa Resurrezione è qualcosa di posticcio più che l’evento centrale e determinante della vita di Gesù (sembra infatti che non voleva neppure includerla nel suo film).

In conclusione, l’impressione che mi suscita l’intera opera di Pasolini è quella di un’opera incompiuta, un cantiere iniziato e mai finito, come quella grandi opere interrotte e abbandonate come gli ecomostri in degrado. Pasolini è rimasto sempre al di qua e non ha mai spiccato il volo oltre (“anche se negli ultimi anni della sua vita non si dichiarava più ateo”, V.Fantuzzi). Il centauro non ha accompagnato Giasone né Medea a una conversione al contrario, dalla fede all’ateismo, ma dalla magia (il vello d’oro) all’ateismo (Corinto), e quindi sono sempre rimasti al di qua del fiume, arenati sulla riva della non fede, come tanti atei che sono rimasti sulla riva insieme ai maghi e stregoni e non hanno mai approdato sulla riva della fede.

III.

Il Vangelo che abbiamo appena ascoltato del Prologo di Giovanni ci rivela che “Tutto è santo” perché tutto è stato fatto in Cristo, fin dall’inizio. In principio era il Verbo, il Verbo era presso Dio, il Verbo era Dio. Tutto è stato fatto per mezzo di Lui. Per questo tutto è santo. Oggi, giorno di Natale, celebriamo il memoriale dell’incarnazione del Verbo che è venuto sulla terra, si è fatto corpo. Il Natale ci ricorda chi siamo, la nostra origine divina, la nostra essenza. E quindi il Natale non è la sdolcinata festa dei Bambini come tanti dicono. La Befana, o Halloween è la festa dei bambini, non il Natale! Nel Natale celebriamo la straordinaria grandezza di un mistero che i bambini nella loro ingenuità non possono ancora comprendere. Sarebbe come voler spiegare le leggi della fisica quantistica a un bambino. E quindi quando ci limitiamo alle luci e ai regali natalizi senza entrare nel profondo del mistero dell’Incarnazione, siamo ancora come Medea in una religiosità magica o come Giasone disincantato dal vello d’oro al quale non ha sostituito nulla di più valido. Facciamo vivere il Natale ai bambini come esperienza di fede e non come un divertimento alla Disneyland, altrimenti quando smetteranno di credere nella befana e in Babbo Natale smetteranno anche di credere in Gesù pensando che Lui faccia parte del pacchetto completo da scartare (non nel senso di “aprire” ma di “buttare via”) una volta cresciuti.

IV.

Vorrei terminare con i versi di un altro grande poeta che, a differenza di Pasolini, ha saputo attraversato il fiume e approdare alla fede, dopo l’esperienza dolorosa della morte del figlio. In questo Natale, invece di ascoltare i triti e ritriti Jingle Bells andiamo a rileggere la stupenda poesia di Ungaretti “Mio fiume anche tu” che termina con uno dei più bei inni sull’Incarnazione, e quindi sul mistero profondo del Natale:

“Cristo, pensoso palpito,

Astro incarnato nell'umane tenebre,

Fratello che t'immoli

Perennemente per riedificare

Umanamente l'uomo,

Santo, Santo che soffri,

Maestro e fratello e Dio che ci sai deboli,

Santo, Santo che soffri

Per liberare dalla morte i morti

E sorreggere noi infelici vivi,

D'un pianto solo mio non piango più,

Ecco, Ti chiamo, Santo,

Santo, Santo che soffri”.

A differenza di Pasolini che vagava tra le borgate di periferia, lungo il fiume Tevere, per le strade di Monteverde, Testaccio, Trastevere (Le cenere di Gramsci) per descrivere e capire il dolore del mondo ma senza approdare in nessun porto (ma a che serve la luce? …

Ma io, con il cuore cosciente

di chi soltanto nella storia ha vita, potrò mai più con pura passione operare,

se so che la nostra storia è finita?”).

Ungaretti invece dal “Tevere Fatale”, passa attraverso il dolore per viverlo e trovarne il senso nell’ “amore non vano” del “Pensoso palpito”, per vivere il dolore insieme al dolore di tutti (“D’un pianto solo mio non piango più”) e per approdare infine al porto della fede.

Il Natale è la smentita di quello che diceva Pasolini, e cioè che la nostra storia è finita perché il Natale è la conferma del contrario e cioè che la nostra storia è una storia infinita.

Buon Natale a tutti.


  • Nella musica di fondo “Gesù gioia degli uomini” di J.S.Bach: Lucas & Arthur Jussen – Bach: 'Jesus bleibet meine Freude' from Cantata BWV 147 (Transcr. by Hess)

  • Nell’immagine di fondo: Pasolini: il murale di Nicola Verlato a Tor Pignattara – plazademayo


🇵🇹 TUDO É SANTO

(texto e vídeo em 🇵🇹 português)

Uma reflexão para a Solenidade de Natal (25-12-2022)

> Jo 1:1-18 (A Palavra tornou-se carne)


I.

Durante este mês de Dezembro visitei todos os domingos aqui em Roma, a exposição intitulada 'Tutto è santo' (Tudo é santo) montada em três diferentes centros museológicos (Palazzo delle Esposizioni, Gallerie Nazionali di Arti Antiche/Palazzo Barberini e MAXXI) por ocasião do centenário do nascimento de Pier Paolo Pasolini. Conhecia mais a figura de Pasolini como poeta, tendo lido a sua obra intitulada 'Le ceneri di Gramsci' (As cinzas de Gramsci) no liceu, mas conhecia pouco o escritor, realizador de cinema, jornalista, intelectual, e por isso quis abordar a sua figura como artista completo, atraído sobretudo pelo título intrigante da exposição: 'Tutto è santo' (Tudo é santo). Queria saber que tipo de santidade era esta, conhecendo o espírito contraditório e frequentemente blasfemo do artista que tratou o tema da sacralidade em várias obras (basta lembrar os seus filmes: Il Vangelo secondo San Matteo, Uccellini Uccellacci, etc....). De facto, poderíamos dizer que o tema do sagrado permeia todas as suas obras, embora ele se tenha declarado ateu. O fio comum que liga as três exposições é o do corpo (o corpo poético, o corpo visionário e o corpo político), um corpo entendido como a encarnação da palavra (uma espécie de encarnação laica do "Verbo"), um corpo do qual exala com eloquente fisicalidade glória e drama, esplendor e miséria, o sagrado e o blasfemo, tudo envolto em raiva e amor pela vida, vivida ao extremo, até ao seu trágico fim em 1975.

II.

"Tudo é santo” é a frase que o centauro diz a Jasão no filme de Pasolini 'Medea' para evocar a sacralidade com que o mundo está impregnado. Na realidade, a Medea de Eurípides, a famosa ‘serial ‘killer que tinha exterminado a sua família, é apenas um pretexto para o poeta transmitir, através do centauro, os seus pensamentos sobre o sagrado, o eros, a natureza, o mito e a razão. Estamos no século IV a.C., os anos da irrupção da filosofia grega, o divisor de águas entre a tradição mítica (simbolizada pela feiticeira Medeia e a sua região de Chironte) e o novo mundo racional (simbolizado pelo astuto Jasão e pela cidade de Corinto): dois mundos opostos, mesmo que depois se sobreponham. É, contudo, uma contraposição fictícia, uma vez que Medea não representa o mundo sagrado, mas o mágico, supersticioso, que é bastante diferente.

Penso que esta é a confusão que não só Pasolini, mas muitos ateus fazem em relação à religião: confundir a fé com a superstição. Seria como confundir medicina com feitiçaria. Isto acontece quando não se consegue dar o grande salto do mito para a fé, quando não há encontro com a única e verdadeira palavra que se tornou carne, a Palavra de Deus.

Mesmo o Jesus da sua obra-prima "O Evangelho segundo Mateus" (considerado por muitos como o mais belo filme realizado sobre a vida de Cristo) é apenas um Jesus humano (ou um Jesus gramsciano, como alguém disse), onde a própria Ressurreição é algo de encostado e não o acontecimento central e decisivo na vida de Jesus (de facto, parece que ele nem sequer a queria incluir no seu filme).

Em conclusão, a impressão que toda a obra de Pasolini me dá é a de uma obra inacabada, uma obra iniciada e nunca terminada, como aquelas grandes obras que são interrompidas e abandonadas como ecomonstros em decomposição. Pasolini permaneceu sempre deste lado “do rio” e nunca passou além ("embora nos últimos anos da sua vida já não se declarava ateu", V. Fantuzzi). O centauro não acompanhou Jasão ou Medea a uma conversão ao contrário, da fé para o ateísmo, mas da magia (o velo de ouro) para o ateísmo (Corinto), e assim permaneceram sempre deste lado do rio, encalhados na margem da não-fé, como tantos ateus que permaneceram na margem juntamente com magos e feiticeiros e nunca desembarcaram na margem da fé.

III.

O Evangelho que acabamos de ouvir do Prólogo de João revela-nos que "Tudo é santo" porque tudo foi feito em Cristo, desde o início. No início era a Palavra, a Palavra estava com Deus, a Palavra era Deus. Tudo foi feito através d'Ele. É por isso que tudo é santo. Hoje, dia de Natal, celebramos o memorial da encarnação do Verbo que veio à terra, tornou-se corpo. O Natal recorda-nos quem somos, a nossa origem divina, a nossa essência. E assim, o Natal não é a melense festa das crianças, como tantos pensam. A “befana”, ou Halloween, é a festa das crianças, não o Natal! No Natal celebramos a extraordinária grandeza de um mistério que as crianças, na sua ingenuidade, ainda não conseguem compreender. Seria como tentar explicar as leis da física quântica a uma criança. E assim, quando nos limitamos as luzes e presentes de Natal sem entrar nas profundezas do mistério da Encarnação, continuamos a ser como Medeia numa religiosidade mágica ou como Jasão desencantado com o “velo de ouro” para o qual não tem substituto. Façamos com que as crianças vivam o Natal como uma experiência de fé e não como uma diversão de Disneylândia, caso contrário, quando deixarem de acreditar na “befana” (bruxa) e no Pai Natal, deixarão também de acreditar em Jesus pensando que Ele faz parte do pacote completo a ser jogado fora.

IV.

Gostaria de terminar com os versos de outro grande poeta que, ao contrário de Pasolini, conseguiu atravessar o rio e chegar à fé após a dolorosa experiência da morte do seu filho. Este Natal, em vez de ouvirmos o trivial e repetitivo Jingle Bells, vamos reler o maravilhoso poema de Ungaretti "Mio fiume anche tu", que termina com um dos mais belos hinos sobre a Encarnação, ou seja sobre o profundo mistério do Natal:

"Cristo, palpitação pensiva,

Astro encarnado na escuridão humana,

Irmão que imola a si mesmo

Eternamente para reconstruir

O homem humanamente,

Santo, Santo que sofre,

Mestre e Irmão e Deus que nos conhece fracos,

Santo, Santo que sofre

Para libertar da morte os mortos

E sustentar a nós infelizes vivos,

De um choro sozinho já não choro mais,

Eis que Te chamo, Santo,

Santo, Santo que sofre".

Pasolini vagueou pelos subúrbios, ao longo do rio Tiber, pelas ruas de Monteverde, Testaccio, Trastevere (Le cenere di Gramsci) para descrever e compreender a dor do mundo mas sem desembarcar em nenhum porto (mas para que serve a luz? ...

Mas eu, com o coração consciente

de alguém que só na história tem vida,

Como voltar a operar com pura paixão,

Quando sei que a nossa história è acabada).

Ungaretti, por outro lado, do "Tevere Fatale" (Tiber Fatal), passa pela dor para a viver e encontrar o seu significado no "amor não em vão” do "Pensoso palpito" (Palpitação Pensiva), para viver a dor juntamente com a dor de todos ("D'un pianto solo mio non piango più" (De um choro sozinho já não choro mais) e finalmente para aterrar no porto da fé.

O Natal é a refutação do que disse Pasolini, nomeadamente que a nossa história é acabada, porque o Natal é a confirmação do oposto, nomeadamente que a nossa história é uma história infinita.

Feliz Natal para todos.


  • A música de fundo “Jesus alegria dos homens” de J.S.Bach: Lucas & Arthur Jussen – Bach: 'Jesus bleibet meine Freude' from Cantata BWV 147 (Transcr. by Hess)

  • Na imagem de fundo: Pasolini: murales de Nicola Verlato a Tor Pignattara – plazademayo


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