IL SILENZIO DEGLI ONESTI

Una riflessione per Domenica 13-09-2020

< Mt 18,21-35 (TC-A XXIV).


I.

Ci sono dei genitori che nell’educare i figli cadono in molte contraddizioni. Per esempio: per richiamare o far zittire i loro bambini che strillano, si mettono a urlare a squarciagola contro loro dicendo: “non si deve gridare, è da maleducati”. Ma così si contraddicono: vogliono proibire di fare una cosa che loro stanno facendo. Oppure sculacciano i loro figli perché hanno picchiato i loro compagni. Si contraddicono di nuovo: vogliono insegnare picchiando che non si deve picchiare. O bestemmiano contro i loro figli perché hanno bestemmiato. O castigano i figli perché non hanno perdonato chi li ha offesi.

II.

A una prima lettura, si potrebbe vedere una contraddizione anche nel Vangelo di oggi. Gesù dice che bisogna perdonare settanta volte sette, e per spiegare questo comandamento usa una parabola dove il re non perdona settanta volte sette ma perdona solo una volta, mentre la seconda volta castiga il suo servo e lo butta in prigione.

Il re dunque non ha rispettato non solo la regola che aveva appena detto Gesù (di perdonare 70 volte 7) ma neppure quella che proponeva Pietro (perdonare 7 volte) e neppure quella giudaica che diceva di perdonare tre volte. Ha perdonato solo una volta.

III.

Penso che il messaggio principale che Gesù ha voluto trasmettere qui non è quello che dobbiamo perdonare sempre, altrimenti il re avrebbe perdonato di nuovo il servo, e perdonato sempre. Quindi credo che il messaggio che Gesù voleva trasmettere è che dobbiamo esigere la giustizia per il nostro prossimo. Noi possiamo (o dobbiamo) perdonare tutto il male che gli altri fanno contra noi, ma non possiamo perdonare il male che fanno contro i nostri fratelli. Se nel primo caso io posso o devo essere misericordioso, nel secondo caso (cioè riguardo al male fatto contro il nostro fratello) non devo essere misericordioso, ma “giustiziere”.

Se il servo malvagio dopo essere stato perdonato avesse rubato qualcosa dal tesoro del re, o se avesse desviado dei soldi del suo padrone o se avesse sparlato del suo signore... il re certamente l’avrebbe perdonato fino a settanta volte sette, cioè sempre, perché si può (o si deve) essere misericordiosi verso chi ci fa del male. Ma quando il servo ha fatto del male ad un altro, ecco che gli altri servi hanno denunciato questa ingiustizia al padrone (non hanno perdonato) , e anche il re non solo non lo ha perdonato, ma lo ha condannato.

IV.

Per molto tempo la religione è stata accusata di aver contribuito a mantenere lo status quo dell’ingiustizia sociale, attraverso la predicazione del “perdono”. In questo modo i padroni, i governanti, i dittatori potevano spadroneggiare e sfruttare le persone in quanto non erano mai condannati ma perdonati dai loro sudditi. Per questo motivo Marx dice che la religione è l’oppio dei popoli perché tollera e perdona tante ingiustizie nell’attesa del giudizio finale. Noi invece sappiamo che in più occasioni la religione e la fede furono fonte di ispirazione delle lotte per la liberazione, a partire dalla fuga del’Egitto del popolo ebraico fino alle resistenze delle comunità ecclesiali di base contro le ingiustizie sociali, le dittature e l’apartheid.

V.

Allora dobbiamo perdonare o no? Si e no.

Per esempio: se il tuo padrone ruba a te i soldi dal tuo salario, tu se vuoi lo puoi perdonare ma se li ruba al tuo prossimo tu non hai la facoltà di perdonarlo, ma hai il dovere di denunciarlo, altrimenti sei suo complice. Ciascuno di noi, volente o nolente, è custode del proprio fratello, soprattutto del più indifeso. Ciascuno di noi deve essere voce di chi non ha voce per denunciare e condannare le ingiustizie. Ciascuno di noi deve farsi carico del dolore e dell’ingiustizia fatta contro qualsiasi uomo in qualsiasi angolo della terra. Come ha dimostrato generosamente il giovane Willy Monteiro Duarte ucciso in questi giorni dopo che aveva tentato di difendere un suo amico.

In questo caso, chi può perdonare i suoi assassini è solo Willy. A noi invece è richiesto di fare giustizia e condannare chi lo ha ucciso.

VI.

Papa Francesco è attualmente una delle voci più importanti del nostro tempo, che denuncia le ingiustizie del mondo, soprattutto quelle perpetrate contro i più poveri della terra. Perché il Papa non perdona settanta volte sette quelli che sfruttano e rubano le risorse della terra e impoveriscono la maggior parte degli uomini del globo?

Perché di fronte all’ingiustizia si deve reagire e contrastarla. Se rimanesse in silenzio sarebbe un tacito complice dell’ingiustizia del mondo. Il Papa potrà perdonare le offese rivolte contro la sua persona ma non potrà perdonare le offese contro gli oppressi.

Chiediamo dunque al Signore di avere tanta carità per perdonare le offese che riceviamo e tanta forza per denunciare le offese contro i nostri fratelli, perché se rimaniamo in silenzio davanti alle ingiustizie del mondo ne diventiamo complici.

Come diceva Mártin Luther King: “Quello che fa più paura non è la cattiveria dei malvagi, ma il silenzio degli onesti”.


(eziolorenzobono@hotmail.com)

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