L’ AMATO
- P. Ezio Lorenzo Bono, CSF

- 1 giorno fa
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Commento al Vangelo della festa del
Battesimo del Signore (Anno A) (11/01/2026)
Vangelo: Mt 3,13-17
I.
Il famoso scrittore e filosofo francese Voltaire, disse che un uomo si giudica più dalle domande che pone che dalle risposte che dà. È un'intuizione molto vera. Oggi, addirittura, secondo alcuni studi, dalle domande poste agli assistenti virtuali come Alexa o Siri - ma anche a ChatGPT - si possono ricostruire le identità degli utenti, i loro gusti, le loro personalità e perfino la nazione di probabile appartenenza. Sembra infatti che alcune domande ricorrano più in certe popolazioni che in altre. Le domande che facciamo rivelano molto su chi siamo. Per esempio, se uno chiedesse: “Perché dovremmo dare alle donne il diritto di voto?”, rivelerebbe una mentalità maschilista. Se si chiedesse: “Gli uomini di colore hanno l'anima?”, rivelerebbe una mentalità razzista. Oppure, se uno chiedesse: “Perché è bene sposarsi?”, probabilmente rifletterebbe una visione negativa del matrimonio. Così pure quei genitori che chiedono: “Perché devo battezzare mio figlio? Non è meglio che scelga lui quando crescerà?”, rivelano che non sanno o non hanno capito che cos'è il Battesimo.
Papa Benedetto XVI, in un suo discorso del 2012 sul Battesimo, rispondeva in modo diretto e luminoso proprio a queste domande, parlando del Battesimo dei bambini: «Queste domande mostrano che non vediamo più nella fede cristiana la vita nuova, la vera vita, ma vediamo una scelta tra altre, anche un peso che non si dovrebbe imporre senza aver avuto l'assenso del soggetto. La realtà è diversa. La vita stessa ci viene data senza che noi possiamo scegliere se vogliamo vivere o no. A nessuno può essere chiesto: “Vuoi essere nato o no?”. La vita stessa ci viene data necessariamente, senza consenso previo; ci viene donata così e non possiamo decidere prima “sì o no, voglio vivere o no”. E, in realtà, la vera domanda è: “È giusto donare la vita in questo mondo senza aver avuto il consenso: vuoi vivere o no? Si può realmente anticipare la vita, dare la vita senza che il soggetto abbia avuto la possibilità di decidere?”. Io direi: è possibile ed è giusto soltanto se, con la vita, possiamo dare anche la garanzia che la vita, con tutti i problemi del mondo, sia buona, che sia bene vivere, che ci sia una garanzia che questa vita sia buona, sia protetta da Dio e che sia un vero dono. Solo l'anticipazione del senso giustifica l'anticipazione della vita. E perciò il Battesimo, come garanzia del bene di Dio, come anticipazione del senso, del “sì” di Dio che protegge questa vita, giustifica anche l'anticipazione della vita. Quindi, il Battesimo dei bambini non è contro la libertà. È proprio necessario dare questo, per giustificare anche il dono - altrimenti discutibile - della vita. Solo la vita che è nelle mani di Dio, nelle mani di Cristo, immersa nel nome del Dio trinitario, è certamente un bene che si può dare senza scrupoli».
II.
Oggi, nella festa del Battesimo di Gesù, l'evangelista Matteo ci parla di Gesù al fiume Giordano, dove non fa nulla: non predica, non fa miracoli, non chiama discepoli. È in fila con gli altri, con i peccatori, immerso nell'acqua come tutti. Ed è proprio lì che accade l'essenziale: si apre il cielo e si ode la voce del Padre:«Questi è il Figlio mio, l'amato: in lui ho posto il mio compiacimento». È come se oggi un padre dicesse: “Questo è mio figlio. Sono fiero di lui. Mi dà gioia così com'è, per come vive, per come ama, per come sta nel mondo”. Nel Battesimo di Gesù ci viene rivelata una verità decisiva: prima dell'impegno c'è l'identità, prima della missione c'è l'amore, prima del dovere c'è il dono. Il Battesimo è il luogo in cui Dio dice all'uomo: “Tu sei mio figlio. La tua vita ha senso”.
Non a caso, le ultime parole di Gesù prima di tornare al Padre sono: «Andate e battezzate tutti i popoli nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Io sarò con voi fino alla fine del mondo». È un comando chiaro, che non possiamo disattendere. Per questo la Chiesa è per natura missionaria. E anche i genitori partecipano di questa responsabilità: non basta dare ai figli una vita biologica, occorre proporre anche il senso della vita, che è Cristo, dal quale e nel quale siamo stati creati. Non si tratta di un optional, come scegliere quali vestiti indossare o quali corsi frequentare, ma di scegliere tra donare una vita sensata o una vita insensata, come diceBenedetto XVI con parole forti e senza attenuanti: «Soltanto se insieme alla vita si sa proporre anche un senso, una forza del bene più potente di ogni minaccia, è giusto e ha senso decidere di mettere al mondo un figlio».Ha detto tutto. Non c'è bisogno di aggiungere altro.
III.
In conclusione. Per curiosità, una volta, ho chiesto a Siri: “Ehi Siri, qual è il senso della vita?”. E con sorpresa mi ha risposto: “Secondo alcuni filosofi del passato il fine ultimo dell'esistenza umana è la felicità”, e ha concluso dicendo: “Mi sembra un buon punto di partenza”. Sono d'accordo con Siri: è un buon punto di partenza. Ma il problema rimane. Così ho chiesto: “Ehi Siri, ma qual è il senso della felicità?”. E qui la povera Siri, con tutta la sua intelligenza artificiale, non ha più avuto una risposta propria: mi ha rimandato ad altri siti, che però non parlavano del senso della felicità, ma solo di come cercare il piacere - che è un'altra cosa.
Il Battesimo che abbiamo ricevuto è davvero un buon punto di partenza per capire il senso della vita. E se vogliamo essere felici, non andiamo a chiederlo alle varie Siri, Alexa o ai pseudo-guru di internet, ma torniamo alla fonte della felicità: a quel Figlio Amato che ha riempito Dio stesso di gioia. Allora, alla fine, la domanda non è se Dio ti ama, perché hai già ricevuto la risposta con il Battesimo. La domanda è un'altra: vivi davvero come figlio amato? Con il tuo modo di vivere procuri davvero gioia a Dio? Guardandoti il Signore potrebbe dire anche di te: “Mi piaci così come sei. Mi dai gioia”?
E non è qualcosa di immenso, commovente, straordinario, anche solo pensare che tu, con la tua vita fragile e imperfetta, possa procurare gioia a Dio?







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