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LONTANO È UN LUOGO CHE NON ESISTE

Commento al Vangelo della Solennità dell’Ascensione

Mc 16,15-20 (Andate in tutto il mondo)


I.

Durante la mia vita di sacerdote (quasi 40 anni) quante volte ho fatto e disfatto le valigie. Quante volte ho cambiato destinazione, quanti trasferimenti. Ed ogni volta era un alternarsi di sofferenza e emozioni. Sofferenza dovuta alla separazione dalle persone che avevo imparato ad amare in ogni luogo e che mi avevano amato. Ogni volta però era anche una forte emozione, perché si aprivano nuovi orizzonti, nuove esperienze, nuove sfide, nuove culture (in Europa, in America Latina, in Africa), nuove persone da conoscere ed amare.

Mentre sto scrivendo queste righe mi trovo in Brasile dove sono stato invitato per dare conferenze in una università e in un incontro nazionale sull’educazione. Ho rivisto persone che non vedevo da molti anni, e fu una gioia immensa sentire che tanti anni di distanza non avevano cancellato l’amore. Aveva perfettamente ragione Saint-Exupery quando disse che “Lontano è un luogo che non esiste”. Quando le persone si vogliono bene le distanze vengono annullate.

In questi giorni brasiliani mi è tornata una “saudade” profonda per questa terra, piena di contraddizioni e di bellezza. I suoi paesaggi, le persone, la musica, i colori…

II.

Penso che anche Gesù nel giorno dell’ascensione in cielo, avrà avuto gli occhi pieni di lacrime. Doveva lasciare la sua amata madre che per più di trent’anni lo aveva amato, protetto quando era piccolo, che lo aveva fatto crescere da sola quando Giuseppe era morto, che lo ha coperto di mille tenerezze e riempito di baci.

Doveva lasciare i suoi amici che aveva amato con tutto sé stesso “non c’è amore più grande di chi da la vita per i suoi amici” e che Lui aveva sempre difeso con caparbietà di fronte a chi li attaccava. Doveva lasciare le persone che aveva incontrato durante la sua vita, i paesaggi della sua terra, i colori, le traversate in barca del lago di Tiberiade, le notte passate attorno a fuoco, la divina bellezza di Gerusalemme… Anche Gesù avrà avuto una stretta al cuore perché oltre ad essere veramente Dio era veramente uomo come noi. Nel giorno della sua ascensione avrà avuto anche un’emozione forte perché insieme alla sofferenza della separazione c’era la gioia dell’unione, quella col Padre di cui era innamorato e dal quale era immensamente amato come il Padre stesso ha ripetuto nel Vangelo “Questi è il mio Figlio che amo”.

Gesù ritorna al Padre ma la sua storia non finisce, anzi ricomincia: “Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura”. L’amore non può finire, solo si trasforma. Come dicevo domenica scorsa: la stagione dell’amore non finisce mai.

Gesù oltre a tutto quello che ha imparato in questa terra, ha acquisito anche qualcosa di nuovo che ha portato con sé nella Trinità: era partito dalla Trinità verso il mondo come Verbo, Parola e ritorna alla Trinità con una grande novità, ritorna con un corpo umano. L’ Ascensione è proprio la memoria dell’irrompere di un corpo umano dentro la Trinità. É quindi la festa del corpo di Gesù e nostro che è stato elevato alla dignità trinitaria. E quindi dobbiamo aver cura del nostro corpo, che un giorno si incontrerà con il corpo di Gesù.

III.

In conclusione.

In questi giorni in Brasile, mi sono emozionato tante volte, nel rivedere persone e luoghi cari e rivivere gli anni trascorsi in questa terra. Mi sono emozionato fino alle lacrime soprattutto di fronte alla bellezza immensa di Rio de Janeiro, una bellezza da togliere il fiato. Questo luogo incantato venne raggiunto il 1º gennaio 1502 da esploratori portoghesi durante una spedizione della quale faceva parte anche l'italiano Amerigo Vespucci il quale, secondo la tradizione, ebbe a dire in quel giorno di essere entrato nel paradiso.

Sono salito all’imbrunire sulla cima del Corcovado e del “Pão di açúcar”. (Da lassù si vedeva la spiaggia di Copacabana dove la cantante Madonna stava facendo il suo show per un milione e mezzo di persone). Quando ero lassù con un mio carissimo confratello abbiamo dialogato sulla bellezza che avevamo di fronte e che col tramonto cambiava ogni minuto di colore, e ci siamo detti: se è così bello questo mondo quaggiù come sarà allora il cielo?

Nel viaggio di ritorno alla città eterna, ho pensato all’ultimo viaggio della vita per il quale non ci sarà bisogno di valigie perché arriveremo finalmente a casa, e non dovremo preoccuparci di portare con noi nessun bagaglio, se non quello dell’amore.

Gesù ci ha preceduto, con la sua Ascensione, e ci aspetta trepidante. Noi siamo ancora in questa terra aspettando l’ultima chiamata per l’imbarco.

In quel giorno come Gesù nel giorno della sua Ascensione, anche noi saremo sopraffatti da una struggente “saudade” del mondo che lasceremo, ma anche un’infinità gioia perché finalmente incontreremo Gesù, l’unica ragione della nostra vita.

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