A UN ISOLATO DA TE...

A UN ISOLATO DA TE... Una riflessione per Domenica 11-10-2020 < Mt 22,1-14 (TC-A XXVIII) I. Alcuni giorni fa con gli altri padri sono andato in pizzeria per una festa di compleanno. Una cosa che mi ha molto colpito quando siamo usciti, fu vedere diverse persone ai tavoli, che invece di parlare tra loro stavano in silenzio col telefonino in mano. Che tristezza. Erano usciti per passare una serata insieme e invece ognuno era altrove. Erano presenti solo con il corpo, ma il cuore, la mente, il desiderio era da tutt’altra parte. II. Questo succede spesso. Noi siamo sempre altrove. Pensiamo che la felicità abita sempre da un’altra parte. E così non valorizziamo mai i momenti che stiamo per vivere, le persone che incontriamo. Ci immaginiamo sempre in un altro luogo, lontano, con altre persone, vivendo chissà quali altre esperienze. E intanto la vita se ne va via senza viverla davvero, la vita passa lentamente ma inesorabilmente, lasciandoci sempre un senso di insoddisfazione. III. È quello che ci dice oggi questa parabola triste del banchetto per le nozze del figlio del re: tutti gli invitati hanno disertato l’invito perché avevano altro da fare. Ma cosa avevano da fare di più bello che partecipare ad una festa nuziale regale, con cibi prelibati, musiche raffinate, colori vivaci, allegria e gioia per l’amore che veniva celebrato? Dio ci invita alla sua festa, al banchetto eucaristico, che è quanto di più grande si possa celebrare al mondo... ma noi troviamo sempre qualcosa di “meglio” da fare. Ma che cosa c’è di più bello dell’incontrarsi con Dio? Sappiamo che più del 90% delle persone non partecipano alla celebrazione eucaristica domenicale. Ma mi piacerebbe sapere proprio come le persone impiegano meglio quest’ora della messa: Dormendo un’ora in più? Facendo jogging (proprio in quest’ora)? Andando a trovare qualcuno (più importante di Dio stesso)? Giocando con il telefonino, computer, TV? Tutto questo sarebbe meglio dell’incontrarsi con Dio? Ma allora mi dispiace per loro: non sanno proprio chi è Dio. IV. Se qualcuno per esempio dicesse che la musica classica non vale niente, che è solo musica per vecchi e dicesse che, non so, un qualsiasi cantante di musica rap o latina sono migliori di Beethoven o Bach... che cosa potremmo rispondere? “Mi dispiace per te ma non sai cos’è la musica classica”. Forse però buona parte della colpa ce l’abbiamo noi, che avendo avuto la grazia di incontrare Dio, non siamo capaci di trasmettere agli altri quello che abbiamo incontrato. Non siamo capaci di influenzare positivamente gli altri per spingerli a incontrare anche loro il Signore. V. Per esempio, il mese scorso sono andato a uno straordinario concerto di Alexander Malofeev (il giovane pianista russo tra i più grandi al mondo) che suonava il famoso e bellissimo Concerto per pianoforte e orchestra n. 3 di Rachmaninoff. È stato qualcosa di meraviglioso che ho descritto in un post della mia pagina Facebook. Un giovane amico, Yuri, dopo aver letto quello che ho scritto ha commentato: “Le parole che hai utilizzato fanno venire voglia di ascoltare un concerto del genere, anche ad un profano della musica classica”. Allora mi sono detto: Come vorrei riuscire a parlare di Dio con lo stesso entusiasmo con cui parlo di tutto ciò che veramente mi appassiona. VI. Noi che perlomeno siamo qui, dovremmo aver scoperto che incontrare Dio è l’appuntamento più importante che abbiamo durante tutta la settimana e al quale dobbiamo prepararci. Però la parabola appena ascoltata ci dice che può capitare di entrare al banchetto senza l’abito nuziale, cioè senza essere pronti all’incontro. Può capitare di essere qui con il corpo ma altrove con la mente ed il cuore e cioè essere come quelle persone di cui dicevo all’inizio, che sono al ristorante ma attaccate al telefonino, cioè sono da un’altra parte. Anche noi possiamo essere qui in chiesa solo con il corpo, senza l’abito nuziale, senza prestare attenzione alla parola di Dio e a ciò che viene celebrato. VII. Abito significa abitudine: può succedere che entriamo in chiesa senza aver cambiato la nostra abitudine precedente, senza preparaci veramente all’incontro con Dio. Ma qual’è l’abito che dobbiamo vestire? Ce lo rivela San Paolo il grande innamorato di Cristo e che è sepolto qui vicino a noi, quando scrive ai nostri antenati, ai Romani: “Rivestitevi del Signore nostro Gesù Cristo”. E allora chiediamoci: io sono rivestito di Gesù Cristo oppure sono rivestito da molte altre cose come preoccupazioni, desideri, ansietà, pensieri che soffocano la mia vita? VIII. Non andiamo a cercare sempre lontano ciò che invece è molto vicino a noi. Non fuggiamo il nostro tempo presente e lo spazio in cui viviamo per rifugiarci sempre in un mondo altro. Viviamo in pienezza questo momento: siamo qui a pregare cioè a parlare con Dio che è la cosa più nobile che possiamo fare; siamo qui ad ascoltare la Parola del Signore che è la parola più importante che possiamo udire; siamo qui a celebrare l’Eucarestia che è il miracolo più grande che si possa compiere in tutto l’universo... Che cosa potremmo aspettarci o desiderare di più? XI. In una sua bellissima canzone Francesco Renga, per dire di non cercare l’amore lontano perchè è molto vicino, cantava: “Hai sentido dire che l’amore, vive solo a un isolato da te. Come mai non l’hai incontrato prima...”. Lo stesso può accadere con il grande amore Gesù Cristo che vive ancora più vicino, vive nello stesso isolato, più ancora, vive dentro di noi e come mai non lo abbiamo incontrato prima?

(eziolorenzobono@hotmail.com)

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