IL PARADISO NON PUO' ATTENDERE
- P. Ezio Lorenzo Bono, CSF

- 3 ore fa
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Commento al Vangelo della festa della
Presentazione del Signore (02/02/2026)
Vangelo: Lc 2,22-40
Tutti parlano del Paradiso come del luogo della felicità eterna. Eppure, quando si tratta di partire davvero, molti preferiscono restare qui, anche a costo di continuare a soffrire, e dicono: «Il Paradiso può attendere». Persino quando la vita è ormai al termine, c'è chi chiede ancora un anno in più, un po' di tempo in più, come se la felicità definitiva potesse sempre essere rimandata.
La festa di oggi ci mette davanti due anziani, Simeone e Anna, che ci insegnano l'opposto: ci mostrano che quando la vita è vissuta come vocazione, il Paradiso non solo non fa paura, ma diventa un luogo da desiderare.
Simeone prende il Bambino tra le braccia e pronuncia quelle bellissime parole che pronunciamo ogni sera nella preghiera di Compieta: «Ora lascia, o Signore, che il tuo servo vada in pace». Simeone non chiede di vivere più a lungo. Non chiede salute, né ricchezze, né sicurezze. Chiede solo di poter andare in pace, perché ha visto la salvezza. Ha compiuto la sua missione. E questo gli basta. È bellissimo: chi ha dato senso alla propria vita non ha bisogno di trattenerla. Chi ha amato, non teme di lasciare.
Anche Anna è “sazia di giorni”. Ha conosciuto il dolore, la perdita del marito, la solitudine. Ma il Vangelo ci dice che non era sola, perché chi vive alla presenza di Dio non è mai solo. Anna serve nel Tempio, prega, attende. E quando tutto sembra ormai alle spalle, quando non ci si aspetta più nulla di nuovo dalla vita, ecco l'incontro con Dio che si è fatto Bambino. E il Vangelo dice una frase stupenda: «Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio». La vecchiaia di Simeone e Anna non è un tempo di lamenti, ma di lode. Sono carichi di anni, ma con un cuore giovane, innamorato. Hanno aspettato a lungo, ma non si sono induriti. Hanno sofferto, ma non si sono chiusi.
E allora la Parola di oggi ci provoca: e noi? Nella nostra età, nella nostra stagione della vita, le nostre parole sono parole di lode o parole di lamento e di rimpianto? Parole di gratitudine o di recriminazione? Parole che benedicono la vita o parole che la giudicano continuamente insufficiente?
Nella festa di oggi Gesù viene presentato al Tempio, si mostra a tutti. Eppure, non tutti lo riconoscono. Lo vedono solo Simeone e Anna. Perché Dio si lascia riconoscere solo da chi ha il cuore innamorato. Non basta essere nel Tempio. Non basta vedere. Occorre riconoscere. Occorre attendere con amore.
E allora possiamo anche noi dire al Signore, con semplicità e verità: «Quando tu vorrai, lascia o Signore che io venga da Te». Non per stanchezza della vita, ma per pienezza. Perché Dio è innamorato di te. E chi ama non sa attendere. Il Paradiso non può attendere.







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