EDUCARE E' GENERARE
- P. Ezio Lorenzo Bono, CSF

- 23 gen
- Tempo di lettura: 4 min
Aggiornamento: 23 gen

Una riflessione sulla pedagogia generativa di Santa Paola Elisabetta Cerioli
nella ricorrenza della sua festa liturgica (23-1-2026)
I.
Nell’esortazione apostolica "Dilexit te", Papa Leone XIV dedica un capitolo (§68-72) al rapporto tra educazione e poveri. L’educazione, afferma il Papa, non nasce da una strategia sociale né da un progetto filantropico, ma da un’esperienza originaria: essere stati amati per primi. È da questa esperienza che prende forma una responsabilità educativa capace di generare futuro, soprattutto per chi rischia di esserne escluso.
Per questo motivo, nella storia della Chiesa, l’educazione autentica non è quasi mai nata nei luoghi del potere, ma ai margini: là dove la povertà materiale, culturale o affettiva minacciava di interrompere il divenire umano. Papa Leone parla, a questo proposito, di una vera rivoluzione pedagogica, portata avanti da santi ed educatori che hanno trasformato l’amore ricevuto in dedizione concreta verso i piccoli, i poveri, gli invisibili. Accanto ai grandi santi educatori più noti – come Calasanzio, De La Salle, Champagnat, Don Bosco, Rosmini – l’esortazione richiama con forza il ruolo decisivo delle congregazioni femminili, soprattutto tra XVIII e XIX secolo. Furono queste donne consacrate a occupare gli spazi lasciati vuoti dallo Stato: piccoli villaggi, periferie, quartieri popolari. La loro pedagogia, osserva Papa Leone, era fatta di vicinanza, pazienza, dolcezza. Insegnavano con la vita prima che con le parole. In tempi di esclusione strutturale, furono fari di speranza.
È all’interno di questa costellazione educativa che si colloca, a pieno titolo, Santa Paola Elisabetta Cerioli, anche se non citata esplicitamente. La sua vicenda umana e spirituale rappresenta in modo emblematico ciò che Papa Leone intende quando afferma che i poveri non sono solo destinatari dell’educazione, ma il luogo teologico in cui l’educazione ritrova la sua verità. Dove l’educazione si separa dai poveri, tende a diventare selettiva, meritocratica, autoreferenziale; dove invece li incontra, torna a essere generativa.
La generatività è, infatti, una categoria decisiva per comprendere la pedagogia di Santa Paola Elisabetta Cerioli. Rimasta senza figli e senza marito in giovane età, avrebbe potuto vivere la perdita come una definitiva "sterilità esistenziale". Invece, ha compiuto una scelta radicale: trasformare la mancanza in fecondità, il lutto in apertura, la ferita in grembo educativo. Ha speso la propria vita per educare i figli dei contadini, gli orfani, i bambini privi di un futuro dignitoso, in un contesto rurale povero, segnato da profonde disuguaglianze. Non ha semplicemente “assistito” dei minori: li ha generati alla vita, offrendo loro un orizzonte di senso, dignità e possibilità.
Non è casuale che una delle sue affermazioni più note sia questa: «Educare è dare una nuova creazione, più eccellente della prima.»
In questa frase è racchiusa una vera antropologia pedagogica. Educare non significa limitarsi a conservare ciò che già esiste, né a trasmettere meccanicamente saperi o regole. Educare è partecipare all’opera creatrice di Dio, rendendo possibile una “nuova nascita” della persona: più consapevole, più libera, più capace di relazione.
II.
Questa visione trova una profonda consonanza nel Vangelo proclamato nella memoria liturgica della Santa (Lc 10,21-24). Gesù esulta nello Spirito Santo perché il Padre ha rivelato “queste cose ai piccoli”. Non si tratta di una contrapposizione tra sapere e ignoranza, ma tra chiusura e disponibilità, tra autosufficienza e apertura alla relazione.
Dal punto di vista pedagogico, il messaggio è chiaro: la verità non si impone, si rivela; non si trasmette meccanicamente, si accoglie. Santa Paola Elisabetta ha educato esattamente in questa logica, aprendo spazi di fiducia in cui i piccoli potessero riconoscere che anche una storia fragile può diventare promessa.
In questo senso, la beatitudine evangelica – “Beati gli occhi che vedono ciò che voi vedete” – può essere letta come una "beatitudine educativa": beati gli educatori capaci di vedere futuro dove altri vedono solo mancanza, vita dove altri leggono soltanto limite.
III.
Nel contesto del Giubileo dell’Educazione e della nuova stagione educativa inaugurata da Papa Leone, questa prospettiva acquista una particolare urgenza. Con la lettera apostolica Disegnare nuove mappe di speranza e il rilancio del Patto Educativo Globale, il Papa individua tre nuove priorità che dialogano profondamente con il carisma di Santa Paola Elisabetta.
1) Coltivare la vita interiore: Per Santa Paola Elisabetta, educare significava aiutare la persona a non perdersi, a riconciliarsi con la propria storia, a scoprire un senso. Senza interiorità, l’educazione diventa addestramento.
2) Generare un digitale umano: Santa Paola Elisabetta non ha conosciuto il digitale, ma ha insegnato ciò che oggi rischiamo di perdere e cioè la centralità della relazione, la presenza, lo sguardo. Ogni tecnologia è umana solo se non sostituisce l’incontro, ma lo serve.
3) Costruire la pace: Accogliendo orfani e figli di famiglie povere, Santa Paola Elisabetta ha interrotto catene di esclusione e risentimento. L’educazione è sempre un atto di pace perché restituisce dignità e possibilità. Costruire la pace, perché non c’è pace senza giustizia, e non c’è giustizia senza educazione.
Un episodio profetico della vita di Santa Paola Elisabetta illumina e sintetizza tutto questo percorso: il figlio morente che le dice «Mamma, non piangere. Dio ti darà molti altri figli». Quella parola si è compiuta. Santa Paola Elisabetta Cerioli è diventata madre di molti figli, non per via biologica, ma per generatività educativa. Ha mostrato che si può generare vita anche quando la vita sembra aver tolto tutto.
Essere educatori oggi significa questo: scegliere di essere generativi, come Santa Paola Elisabetta Cerioli, e credere che l’amore ricevuto possa ancora diventare, attraverso l'educazione, nuova creazione e futuro per molti.







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