top of page

ALLEATI DEL SOGNO DI DIO (Jean-François Millet) [In Italiano, English, Português]


Commento al Vangelo della

Vangelo: Mt 13,1-23


I.

Jean-François Millet è uno dei maggiori esponenti del realismo francese. Figlio di contadini, ha saputo rappresentare nei suoi dipinti la vita dei campi con grande realismo, ma soprattutto con profonda dignità. Tra le sue opere più celebri ci sono Le spigolatrici, L'Angelus e Il Seminatore, un soggetto che riprenderà più volte e che ispirerà anche il celebre dipinto di Van Gogh.

Nel Seminatore vediamo una figura imponente che avanza con una lunga falcata su un terreno scosceso, mentre con un largo gesto della mano sparge i semi. Sullo sfondo uno stormo di corvi è già pronto ad accaparrarsi i semi appena gettati. Eppure il seminatore sembra non preoccuparsene. Continua il suo cammino con serenità, come se sapesse che quella minaccia non potrà fermare il suo lavoro. Non si preoccupa dei corvi. Si preoccupa soltanto di continuare a seminare.

II.

Anche il seminatore della parabola sembra uno sprecone. Getta il seme dappertutto: sulla strada, tra i sassi, tra i rovi e solo una parte cade nella terra buona. Viene spontaneo chiedersi: perché non seminare soltanto dove il raccolto è assicurato? Perché disperdere tante energie? Il seminatore del Vangelo, come quello di Millet, non sembra preoccupato dell'efficienza né del successo. È preoccupato soltanto di seminare. Gesù stesso spiega il destino dei diversi terreni. Eppure mi piace pensare che anche i semi che apparentemente non portano frutto non siano del tutto inutili.

I semi caduti tra i rovi - cioè nel cuore di chi è soffocato dalle preoccupazioni e dalle seduzioni del mondo - sono come gocce di balsamo che, almeno per un momento, alleviano l'affanno della vita quotidiana, uno spiraglio di luce che si apre tra le nuvole.

I semi caduti sui sassi - cioè nel cuore di chi accoglie con entusiasmo la Parola ma poi è incostante - rimangono come un bacio di Dio. Anche quando l'entusiasmo svanisce, quel ricordo continua a vivere nel cuore e, qualche volta, si trasforma in una profonda nostalgia, in quella saudade che spinge a ricominciare.

Così pure i semi caduti sulla strada - cioè in chi poi si lascia dominare dal maligno - sono come un tocco di Dio in tante vite distratte. Quel tocco forse verrà dimenticato, ma non scomparirà del tutto.

Forse noi vediamo soltanto ciò che sembra perduto. Dio continua invece a vedere possibilità che noi non riusciamo ancora a immaginare. Per questo non abbiamo scuse per non seminare. Anche se tanti ragazzi dopo la Cresima si allontanano dalla Chiesa, anche se persone che un tempo frequentavano la Messa oggi non vengono più, non dobbiamo scoraggiarci. I semi gettati rimangono. Possono diventare un ricordo prezioso, un criterio per distinguere il bene dal male, un bacio o un tocco di Dio che riaffiora nei momenti decisivi della vita. La Chiesa non può limitarsi a seminare soltanto dentro le proprie mura, come se fosse una serra dove tutto è protetto e controllato. È chiamata a uscire e a raggiungere ogni ambiente umano, anche quelli che sembrano più difficili o più lontani. Oggi esistono anche nuovi campi da seminare: il mondo della comunicazione, i social, gli spazi digitali, dove tante persone che forse non entrerebbero mai in una chiesa possono comunque incontrare una parola del Vangelo. Come diceva Papa Francesco, la Chiesa deve essere una "Chiesa in uscita". E la prima lettura ci rassicura: la Parola di Dio è come la pioggia che scende dal cielo e non ritorna senza aver fecondato la terra. Noi siamo chiamati a seminare; il resto appartiene a Dio. Il suo unico pensiero non è raccogliere di più, ma seminare dappertutto. Qualche anno fa Papa Francesco ricevette nella Cappella Sistina centinaia di artisti: musicisti, scrittori, pittori, registi. Rivolse loro una frase bellissima: «Siete alleati del sogno di Dio». In realtà, quella frase non vale soltanto per gli artisti. Lo siamo tutti quando contribuiamo alla creazione di Dio; quando mettiamo al mondo un figlio, quando educhiamo, quando ridiamo speranza, quando compiamo un gesto di bene, quando seminiamo fiducia in un mondo spesso disincantato e incapace di sognare.

III.

Concludo tornando al quadro di Millet. Nel quadro c'è un particolare curioso: il volto del seminatore è nascosto per metà dal cappello. Forse Millet voleva rappresentare tutti i contadini. Mi piace però immaginare che dietro quel cappello si nasconda lo stesso Dio che continua ancora oggi a seminare con infinita generosità. Forse è proprio per questo che il suo volto rimane nascosto: perché ogni cristiano possa prestargli il proprio. Lasciando il volto nell'ombra, Millet voleva forse invitare ciascuno di noi a riconoscersi in quel seminatore. Ogni volta che continuiamo a seminare il bene senza scoraggiarci, senza pretendere di vedere subito i frutti, diventiamo anche noi alleati del sogno di Dio.

____________

Per i testi delle mie riflessioni e per accedere direttamente, tramite le icone, a tutti i miei canali social, visita la mia webpage: eziobono.com




[ENGLISH]


ALLIES OF GOD'S DREAM

(Jean-François Millet)

I.

Jean-François Millet is one of the greatest representatives of French Realism. The son of farmers, he portrayed rural life in his paintings with remarkable realism, but above all with profound dignity. Among his most famous works are The Gleaners, The Angelus, and The Sower, a subject he returned to several times and which later inspired Van Gogh's famous painting of the same name. In The Sower, we see an imposing figure striding across a rugged hillside while scattering seeds with a wide sweep of his hand. In the background, a flock of crows is already preparing to snatch up the seeds that have just been sown. Yet the sower seems unconcerned. He continues on his way calmly, as though he knows that this threat cannot stop his work. He is not worried about the crows. His only concern is to keep sowing.

II.

The sower in today's Gospel also seems wasteful. He scatters seed everywhere: along the path, on rocky ground, among thorns, and only some of it falls on good soil. We naturally wonder: why not sow only where the harvest is guaranteed? Why waste so much effort? The sower in the Gospel, like Millet's sower, is not concerned with efficiency or success. His only concern is to sow.

Jesus Himself explains what happens to the different kinds of soil. Yet I like to think that even the seeds that seem not to bear fruit are not entirely wasted.

The seeds that fall among the thorns—that is, in the hearts of those who are choked by the worries and temptations of this world—are like drops of balm that, at least for a moment, soothe the burdens of daily life, like a ray of light breaking through heavy clouds.

The seeds that fall on rocky ground—that is, in the hearts of those who receive the Word with enthusiasm but lack perseverance—remain like a kiss from God. Even when the initial enthusiasm fades, that memory continues to live in the heart and, at times, becomes a deep longing—that saudade that moves us to begin again.

Likewise, the seeds that fall along the path—that is, in those who later allow themselves to be overcome by evil—are like God's gentle touch upon distracted lives. That touch may one day be forgotten, but it never completely disappears.

Perhaps we see only what appears to be lost. God, instead, continues to see possibilities that we cannot yet imagine. That is why we have no excuse for failing to sow. Even if many young people drift away from the Church after Confirmation, even if those who once attended Mass no longer come, we must not become discouraged. The seeds that have been sown remain. They can become a precious memory, a guide for distinguishing good from evil, a kiss or a touch from God that returns in the decisive moments of life. The Church cannot limit herself to sowing only within her own walls, as though she were a greenhouse where everything is protected and carefully controlled. She is called to go out and reach every human environment, even those that seem the most difficult or the most distant. Today there are also new fields in which to sow: the world of communication, social media, and digital spaces, where many people who might never enter a church can still encounter a word of the Gospel. As Pope Francis often said, the Church must be a "Church that goes forth." And today's first reading reassures us: God's Word is like the rain that comes down from heaven and does not return without watering the earth and making it fruitful. We are called to sow; the rest belongs to God. The sower's only concern is not to reap more, but to sow everywhere. A few years ago, Pope Francis welcomed hundreds of artists to the Sistine Chapel—musicians, writers, painters, filmmakers—and spoke these beautiful words to them: "You are allies of God's dream." In reality, those words are not meant only for artists. They are meant for all of us whenever we cooperate in God's work of creation: whenever we bring a child into the world, educate others, give hope, perform an act of kindness, or sow trust in a world that is often disillusioned and has forgotten how to dream.

III.

I would like to conclude by returning to Millet's painting.

There is one intriguing detail: the sower's face is half hidden beneath his hat. Perhaps Millet wanted him to represent all farmers.

But I like to imagine that behind that hat is God Himself, who continues even today to scatter His seed with boundless generosity. Perhaps that is precisely why His face remains hidden: so that every Christian may lend Him his or her own face. By leaving the face in the shadows, Millet may also have been inviting each of us to recognize ourselves in that sower. Whenever we continue to sow goodness without becoming discouraged, without demanding to see immediate results, we too become allies of God's dream.


_________

For the texts of my reflections and to access all my social media channels directly through the icons, visit my webpage: eziobono.com



[PORTUGUÊS]


ALIADOS DO SONHO DE DEUS

(Jean-François Millet)


I.

Jean-François Millet é um dos maiores representantes do realismo francês. Filho de camponeses, soube retratar nos seus quadros a vida do campo com grande realismo, mas sobretudo com profunda dignidade. Entre as suas obras mais famosas estão As Respigadoras, O Angelus e O Semeador, tema que retomou várias vezes e que inspirou também o célebre quadro de Van Gogh.

Em O Semeador, vemos uma figura imponente que avança com uma longa passada por um terreno inclinado, espalhando as sementes com um amplo gesto da mão. Ao fundo, um bando de corvos já se prepara para apanhar as sementes acabadas de lançar. No entanto, o semeador parece não se preocupar com isso. Continua o seu caminho serenamente, como se soubesse que aquela ameaça não seria capaz de impedir o seu trabalho. Não se preocupa com os corvos. Preocupa-se apenas em continuar a semear.

II.

Também o semeador da parábola parece um desperdiçador. Lança a semente por toda a parte: à beira do caminho, entre as pedras, entre os espinhos, e apenas uma parte cai em terra boa. Surge espontaneamente a pergunta: por que não semear apenas onde a colheita está garantida? Por que desperdiçar tantas energias?

O semeador do Evangelho, tal como o de Millet, não parece preocupado com a eficiência nem com o sucesso. Preocupa-se apenas em semear.

O próprio Jesus explica o destino dos diferentes terrenos. Contudo, gosto de pensar que até as sementes que aparentemente não dão fruto não são totalmente inúteis.

As sementes que caem entre os espinhos — isto é, no coração daqueles que se deixam sufocar pelas preocupações e pelas seduções do mundo — são como gotas de bálsamo que, pelo menos por um momento, aliviam as angústias da vida quotidiana, um raio de luz que rompe as nuvens.

As sementes que caem sobre as pedras — isto é, no coração de quem acolhe a Palavra com entusiasmo, mas depois é inconstante — permanecem como um beijo de Deus. Mesmo quando o entusiasmo desaparece, essa recordação continua viva no coração e, por vezes, transforma-se numa profunda saudade, que leva a recomeçar.

Do mesmo modo, as sementes que caem à beira do caminho — isto é, naqueles que depois se deixam dominar pelo maligno — são como um toque de Deus em tantas vidas distraídas. Talvez esse toque venha a ser esquecido, mas nunca desaparecerá completamente.

Talvez nós vejamos apenas aquilo que parece perdido. Deus, pelo contrário, continua a ver possibilidades que nós ainda não conseguimos imaginar.

Por isso, não temos desculpas para deixar de semear. Mesmo que muitos jovens se afastem da Igreja depois da Confirmação, mesmo que pessoas que antes participavam na Missa já não venham, não devemos desanimar. As sementes lançadas permanecem. Podem tornar-se uma recordação preciosa, um critério para distinguir o bem do mal, um beijo ou um toque de Deus que volta a surgir nos momentos decisivos da vida.

A Igreja não pode limitar-se a semear apenas dentro das suas próprias paredes, como se fosse uma estufa onde tudo está protegido e controlado. É chamada a sair e a alcançar todos os ambientes humanos, mesmo aqueles que parecem mais difíceis ou mais distantes. Hoje existem também novos campos onde semear: o mundo da comunicação, as redes sociais, os espaços digitais, onde muitas pessoas que talvez nunca entrassem numa igreja podem, mesmo assim, encontrar uma palavra do Evangelho.

Como dizia o Papa Francisco, a Igreja deve ser uma "Igreja em saída". E a primeira leitura tranquiliza-nos: a Palavra de Deus é como a chuva que desce do céu e não volta sem antes fecundar a terra. Nós somos chamados a semear; o resto pertence a Deus. A única preocupação do semeador não é colher mais, mas semear por toda a parte.

Há alguns anos, o Papa Francisco recebeu na Capela Sistina centenas de artistas: músicos, escritores, pintores, realizadores. Dirigiu-lhes uma belíssima frase: «Sois aliados do sonho de Deus.» Na verdade, essas palavras não se aplicam apenas aos artistas. Também nós o somos quando colaboramos na obra criadora de Deus; quando damos a vida a um filho, quando educamos, quando devolvemos esperança, quando praticamos o bem, quando semeamos confiança num mundo tantas vezes desencantado e incapaz de sonhar.

III.

Concluo voltando ao quadro de Millet.

Há um pormenor curioso: o rosto do semeador está meio escondido pelo chapéu. Talvez Millet quisesse representar todos os camponeses.

Mas gosto de imaginar que por detrás daquele chapéu se esconde o próprio Deus, que ainda hoje continua a semear com infinita generosidade. Talvez seja precisamente por isso que o seu rosto permanece escondido: para que cada cristão lhe possa emprestar o seu próprio rosto.

Ao deixar o rosto na sombra, Millet queria talvez convidar cada um de nós a reconhecer-se naquele semeador.

Sempre que continuamos a semear o bem sem desanimar, sem exigir ver imediatamente os frutos, tornamo-nos também nós aliados do sonho de Deus.


____________

Para ler os textos das minhas reflexões e aceder diretamente, através dos ícones, a todas as minhas redes sociais, visite a minha página web: eziobono.com

 
 
 

Commenti


Post: Blog2 Post

©2020 di Ezio Lorenzo Bono. Creato con Wix.com

bottom of page