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Aggiornamento: 18 apr


🇮🇹 BRIVIDI

Una riflessione per la Domenica di Pasqua (17–4-2022)

< Gv 20,1-9 (La Risurrezione)

I.

Tutte le belle storie, soprattutto quelle che ci raccontavano quando eravamo piccoli, finiscono più o meno allo stesso modo dicendo che tutto si è risolto per il meglio e alla fine tutti vissero felici e contenti. The end. Ma non ci dicono che poi tutti i protagonisti anche delle storie più mirabolanti e straordinarie, alla fine poi sono morti tutti. E lì è davvero The end, la fine. Anche nel famoso libro di Michael Ende che ha venduto più di 10 milioni di copie, “The NeverEnding story” (La storia infinita), (su Netflix si trova anche il film, che come sempre non è bello come il libro) il protagonista il piccolo Bastian o Atreyu que ha vinto sulla forza misteriosa di quell’entità chiamata il Nulla che minacciava il regno di Fantásia, alla fine, anche se il libro non lo dice, inevitabilmente sarà morto anche lui, così pure tutti gli altri che in seguito avranno continuato il racconto con altre storie.

C’è una storia vera invece, la più bella di tutte le storie mai raccontate, che ci parla si della morte del protagonista, avvenuta duemila anni fa, ma che dopo tre giorni è risorto ed è ancora vivo. Per questo questa bella storia o buona storia, Eu anghélion, Vangelo, La buona novella, non termina con la parola “The end”, perché è una storia che non è ancora finita, infatti il protagonista, Gesù Cristo, dopo la morte è risorto e la sua storia continua fino ai nostri giorni e continuerà per sempre: questa si che è una storia infinita.

II.

Il punto più importante di questa storia infinita è la Pasqua.

Pasqua significa passaggio, e quindi cambiamento, passare da un punto a un altro. Ma concretamente passare da dove a dove?

Il famoso filosofo contemporaneo Peter Sloterdijk nel suo voluminoso libro (il cui titolo riprende l’imperativo di Rainer Maria Rilke dell’inizio del XX secolo): “You must change your Life” (Devi cambiare la tua vita) sostiene che ogni persona deve fare dei cambiamenti nella sua vita per rispondere alle sfide del mondo attuale e si chiede non solo dove vogliamo andare, ma dove dobbiamo andare. L’uomo sempre alla ricerca di migliorare se stesso in una tensione verticale è come un asceta che procede con esercizi acrobatici, quindi un superuomo funambolo. Questa spinta interiore al cambiamento, continua Sloterdijk, non è dettata da Dio ma da una seppur indefinibile voce interiore. Questo cambiamento lo definisce come una conversione che ci spinge a passare dalla passività all’attività e ci dice che non possiamo più andare avanti così, ma dobbiamo cambiare vita per scongiurare la catastrofe globale.

Sloterdijk ha ragione quando dice che dobbiamo cambiare la nostra vita. Sbaglia quando indica la sua strada a senso unico, che ci porta solo a un vicolo cieco. (Come lo è stato con il superuomo di Nietzsche). Loro cercano inutilmente di dare un senso a ciò che un senso non ce l’ha, cioè a un mondo senza Dio. Sarebbe questo il cambiamento auspicato ?

Se ci deve essere un cambiamento, deve essere per il meglio non per il peggio. Mamhood e Blanco nella loro canzone “Brividi” dicono: “mi hai detto sei cambiato, non vedo più la luce nei tuoi occhi”. C’è stato uno cambiamento si, ma in peggio. Allora in questo caso, se si è spenta la luce negli occhi, quindi più che di “brividi” si tratta di “brividucci”.

III.

Il problema in questo cambiamento, in questo passaggio, non è il punto di partenza ma di arrivo: dove stiamo cercando?

Gli angeli del tumulo di Gesù dissero a coloro che erano andati a cercare nel cimitero: “perché cercate tra i morti Colui che è vivo?”. È questo il nostro sbaglio: vogliamo cercare la vita, la felicità, al cimitero, cioè là dove ci sono solo morti. Vogliamo spiccare il volo ma senza staccarci da terra.

Un cambiamento vero esige delle scelte radicali, lasciare le cose vecchie e rivestirsi di nuove. Gesù quando è risorto ha lasciato le sue bende e veli nel sepolcro, è risorto nudo, come quando si nasce, perché la Pasqua è una rinascita. Se pensiamo di cambiare vita portandoci al seguito dei Tir con tutte le nostre cianfrusaglie del passato, non ci sarà nessun cambiamento.

IV.

Dobbiamo vivere da risorti già in questa vita e non vivere come morti viventi in attesa della risurrezione nella vita futura. Essere felici ora, qui, e non solo nella vita futura. Da una ricerca fatta in un ospedale con malati terminali ai quali era stato chiesto loro (in un questionario) quale fosse il maggior rimpianto che avevano nella vita, la maggior parte ha risposto, quello di non essersi impegnati a sufficienza nella ricerca della felicità, nella relazione con gli altri, nel coltivare le amicizie. Non arriviamo alla fine della nostra vita per ritrovarci anche noi con lo stesso rimpianto di non aver vissuto.

È possibile essere felici in questa vita, perché la Pasqua ha spezzato non solo il pungiglione della morte finale, quella del nostro corpo, ma anche il pungiglione di tutto ciò che nella nostra vita genera morte, tutto ciò che ci fa morire dentro, le ansie, le preoccupazioni, le angosce, la sofferenza, il male di vivere…

La felicità è una scelta: scegliamo di amare Dio veramente, fargli posto nella nostra vita. Non è possibile nessuna felicità lontani da Dio. E amiamo le persone che incrociamo nella nostra vita, o per lo meno cerchiamo di non odiare nessuno, di non offendere nessuno, di non essere causa di tristezza per nessuno. Dopo la nostra morte dobbiamo suscitare nel cuore di chi ci ha conosciuto una struggente nostalgia di noi, e non suscitare canti di giubilo e di liberazione.

V.

Lasciamo allora andare Sloterdijk, Nietzsche e compagnia bella a barcollare nei loro vicoli ciechi e nei loro cimiteri. Noi abbiamo il nostro cammino luminoso da seguire indicato dalla Pasqua: quello della vita vera. Noi sappiamo che alla fine del film della nostra vita terrena non apparirà la parola “The end” ma “The beginning”, l’inizio, perché la Pasqua ci dice che non è vero che con la morte tutto finisce, ma tutto inizia. Anche la nostra storia, come quella di Gesù, sarà una storia infinita, una storia davvero da “Brividi”.


Per vedere il video in italiano clicca qui: https://youtu.be/Y4XcnwQvka4




🇵🇹 ARREPIOS

Uma reflexão para o Domingo de Páscoa (17-4-2022)

< Jo 20:1-9 (A Ressurreição)

I.

Todas as boas histórias, especialmente as que nos foram contadas quando éramos crianças, acabam mais ou menos da mesma forma, dizendo que tudo correu pelo melhor e, no final, todos viveram felizes para sempre. “The end”. Mas não nos dizem que todos os protagonistas, mesmo os mais espectaculares e extraordinários, no final morrem todos. E isso é realmente o fim, “The end”. Mesmo no famoso livro de Michael Ende que vendeu mais de 10 milhões de cópias, "The NeverEnding story", A história infinita (também se pode encontrar o filme em Netflix, que como sempre não é tão bom como o livro) o protagonista, o pequeno Bastian ou Atreyu, que venceu a força misteriosa daquela entidade chamada “o Nada” que ameaçava o reino de Fantásia, também morrerá inevitavelmente no final, mesmo que o livro não o diga, como todos os outros que mais tarde continuaram o conto com outras histórias.

Por outro lado, há uma história verdadeira, a mais bela de todas as histórias já contadas, que fala também da morte do protagonista, há dois mil anos atrás, mas que após três dias ressuscitou e ainda está vivo. É por isso que esta bela história ou boa história, Eu anghélion, Evangelho, A Boa Nova, não termina com a palavra “The end”, porque é uma história que ainda não acabou, na verdade o protagonista, Jesus Cristo, depois da morte ressuscitou e a sua história continua até hoje e continuará para sempre: esta é verdadeiramente uma história infinita.

II.

O ponto mais importante desta história infinita é a Páscoa.

Páscoa significa passagem, e portanto mudança, passando de um ponto para outro. Mas em termos concretos, passando de onde para onde?

O famoso filósofo contemporâneo Peter Sloterdijk no seu volumoso livro (cujo título retoma o imperativo de Rainer Maria Rilke desde o início do século XX): “You must change your Life”, Tens de mudar a tua Vida, argumenta que cada pessoa deve fazer mudanças na sua vida para enfrentar os desafios do mundo actual e pergunta não só para onde queremos ir, mas também para onde devemos ir. O homem que procura sempre melhorar a si próprio numa tensão vertical é como um ascético que prossegue com exercícios acrobáticos, portanto um super-homem andarilho de corda bamba. Este impulso interior para mudar, Sloterdijk continua, não é ditado por Deus, mas por uma voz interior indefinível. Ele define esta mudança como uma conversão que nos impele a passar da passividade à actividade e diz-nos que já não podemos continuar assim, mas que devemos mudar as nossas vidas para evitar uma catástrofe global.

Sloterdijk tem razão quando diz que temos de mudar as nossas vidas. Ele está errado quando aponta para a sua via de sentido único, o que só nos leva a um beco sem saída. (Tal como foi com o Super-Homem de Nietzsche). Eles tentam em vão fazer sentido do que não faz sentido, ou seja, um mundo sem Deus. Seria esta a mudança desejada?

Para que haja mudança, tem de ser para melhor e não para pior. Mamhood e Blanco na sua canção "Brividi" (“Arrepios”) dizem: "disseste-me: mudastes, já não vejo a luz nos teus olhos". Houve uma mudança, sim, mas para pior. Portanto, neste caso, se a luz se apagou nos seus olhos, então se trata de arrepios pequeninos.

III.

O problema nesta mudança, nesta passagem, não é o ponto de partida mas o ponto de chegada: para onde estamos a procurar?

Os anjos no túmulo de Jesus disseram àqueles que tinham ido no cemitério: "Por que procurais entre os mortos Aquele que está vivo? Este é o nosso erro: queremos procurar a vida, a felicidade, no cemitério, ou seja, onde só há pessoas mortas. Queremos voar, mas sem nos destacarmos do solo.

A verdadeira mudança requer escolhas radicais, deixando para trás o velho e colocando a frente o novo. Quando Jesus ressuscitou, deixou as suas ligaduras e véus no túmulo, ressuscitou nu, como quando nascemos, porque a Páscoa é um renascimento. Se pensarmos que podemos mudar as nossas vidas levando caminhões com todo o nosso lixo do passado, não haverá mudança.

IV.

Temos de viver como os ressuscitados já nesta vida e não viver como mortos viventes à espera da ressurreição na vida que virá. Seja feliz agora, aqui, e não apenas na vida futura. Num estudo realizado num hospital com doentes terminais a quem foi perguntado (num questionário) qual era o maior arrependimento que tinham nas suas vidas, a maioria respondeu de não ter feito esforços suficientes na busca da felicidade, nas relações com os outros, no cultivo de amizades. Não chegamos nós também ao fim das nossas vidas para nos encontrarmos com o mesmo pesar de não termos vivido.

É possível ser feliz nesta vida, porque a Páscoa quebrou não só o ferrão da morte final, a do nosso corpo, mas também o ferrão de tudo que na nossa vida gera a morte, tudo o que nos faz morrer por dentro, as ansiedades, as preocupações, as angústias, o sofrimento, a dor de viver...

A felicidade é uma escolha: escolhemos amar verdadeiramente a Deus, para lhe dar espaço nas nossas vidas. Nenhuma felicidade é possível sem Deus. E amemos as pessoas que encontramos nas nossas vidas, ou pelo menos tentemos não odiar a ninguém, não ofender a ninguém, não ser uma causa de tristeza para ninguém. Após a nossa morte, devemos despertar no coração daqueles que nos conheceram saudades de nós, e não suscitar canções de júbilo e de libertação.

V.

Deixemos então Sloterdijk, Nietzsche e a sua companhia a cambalear pelos seus becos sem saída e cemitérios. Temos o nosso próprio caminho luminoso a seguir, indicado pela Páscoa: o da verdadeira vida. Sabemos que no final do filme da nossa vida terrena não aparecerá a palavra “The end”, mas “The beginning”, porque a Páscoa diz-nos que não é verdade que tudo acaba com a morte, mas tudo começa. E assim a nossa história também, como a de Jesus, será uma história infinita, uma história verdadeiramente "arrepiante".


Para ver o vídeo em português clicar aqui: https://youtu.be/uPXlZOwKpiM


🇬🇧 SHIVERS

A reflection for Easter Sunday (17-4-2022)

< Jn 20:1-9 (The Resurrection)

I.

All good stories, especially the ones we were told when we were children, end more or less in the same way by saying that everything worked out for the best and in the end everyone lived happily ever after. The end. But they don't tell us that all the protagonists of even the most amazing and extraordinary stories are all dead in the end. And that is really the end. Even in Michael Ende's famous book that has sold more than 10 million copies, "The NeverEnding story", (you can also find the film on Netflix, which as always is not as good as the book) the protagonist, little Bastian or Atreyu, who won over the mysterious force of that entity called “the Nothing” that threatened the kingdom of Fantásia, will inevitably die in the end, even if the book does not say so, as will all the others who later continued the story with other stories.

On the other hand, there is a true story, the most beautiful of all the stories ever told, which tells of the death of the protagonist, two thousand years ago, but who after three days was resurrected and is still alive. That is why this beautiful story or good story, Eu anghélion, Gospel, The Good News, does not end with the word "The end", because it is a story that is not yet over, in fact the protagonist, Jesus Christ, after death is risen and his story continues to this day and will continue forever: this is truly an infinite story.

II.

The most important point in this never-ending story is Easter.

Easter means passage, and therefore change, passing from one point to another. But in concrete terms, passing from where to where?

The famous contemporary philosopher Peter Sloterdijk in his voluminous book (whose title takes up Rainer Maria Rilke's imperative from the beginning of the 20th century): "You must change your Life" argues that every person must make changes in his or her life to meet the challenges of today's world and asks not only where we want to go, but where we must go. The man who is always seeking to improve himself in a vertical tension is like an ascetic who proceeds with acrobatic exercises, therefore a tightrope walker superman. This inner drive to change, Sloterdijk continues, is not dictated by God but by an indefinable inner voice. He defines this change as a conversion that urges us to move from passivity to activity and tells us that we can no longer go on like this, but must change our lives to avert global catastrophe.

Sloterdijk is right when he says that we must change our lives. He is wrong when he points to his one-way street, which only leads us to a dead end. (As it was with Nietzsche's Superman). They try in vain to make sense of what makes no sense, namely a world without God. Would this be the desired change?

If there is to be change, it must be for the better, not for the worse. Mamhood and Blanco in their song "Brividi" say: “you told me, you have changed, I no longer see the light in your eyes". There has been a change, yes, but for the worse. So, in this case, if the light has gone out in your eyes, then rather than 'shivers' it is 'little shivers'.

III.

The problem in this change, in this passage, is not the point of departure but the point of arrival: where are we looking for?

The angels at Jesus' tomb said to those who had gone to search in the cemetery: "Why do you seek among the dead the one who is alive? This is our mistake: we want to seek life, happiness, in the cemetery, that is, where there are only dead people. We want to fly, but without detaching ourselves from the ground.

True change requires radical choices, leaving behind the old and putting on the new. When Jesus rose, he left his bandages and veils in the tomb, he rose naked, as when we are born, because Easter is a rebirth. If we think that we can change our lives by following the TIR with all our past junk, there will be no change.

IV.

We must live as the risen already in this life and not live like the living dead waiting for the resurrection in the life to come. Be happy now, here, and not only in the future life. In a study carried out in a hospital with terminally ill patients who were asked (in a questionnaire) what was the greatest regret they had in their lives, the majority replied that they had not put enough effort into the pursuit of happiness, into relationships with others, into cultivating friendships. We do not arrive at the end of our lives to find ourselves with the same regret of not having lived.

It is possible to be happy in this life, because Easter has broken not only the sting of final death, that of our body, but also the sting of everything in our life that generates death, everything that makes us die inside, the anxieties, the worries, the suffering, the pain of living...

Happiness is a choice: we choose to truly love God, to make room for him in our lives. No happiness is possible without God. And let us love the people we meet in our lives, or at least try not to hate anyone, not to offend anyone, not to be a cause of sadness for anyone. After our death we must arouse in the hearts of those who have known us a yearning for us, and not arouse songs of jubilation and liberation.

V.

Let us then leave Sloterdijk, Nietzsche and company to stagger down their blind alleys and cemeteries. We have our own luminous path to follow, indicated by Easter: that of true life. We know that at the end of the film of our earthly life, the word "the beginning" will appear, not "the end", because Easter tells us that it is not true that everything ends with death, but everything begins. Our story too, like that of Jesus, will be a never-ending story, a truly story full of shivers.


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