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C’È ANCORA TEMPO

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Commento al Vangelo della XXVII Domenica del Tempo Ordinario (Anno A) (04/10/2026)

Vangelo: Mt 21,33-43


I.

Abbiamo ancora negli occhi le immagini straordinarie della visita di Papa Leone in Francia, conclusa proprio in questi giorni. Alla grande veglia allo Stade de France, davanti a 80.000 giovani, è sfilata idealmente una straordinaria schiera di santi francesi: Giovanna d'Arco, Teresa di Lisieux, Charles de Foucauld, Vincenzo de' Paoli, Bernadette Soubirous, il Curato d'Ars, Giovanni Battista de La Salle, Marcellino Champagnat e tanti altri. Guardando quella scena ho pensato: che vigna straordinaria è stata affidata alla Francia! E non soltanto alla Francia. Pensiamo alla storia cristiana dell'Europa: le cattedrali, i monasteri, le università, i santi, i missionari, le opere d'arte, gli ospedali, le scuole, generazioni di uomini e donne che hanno vissuto e trasmesso la fede. Una vigna immensa.

Eppure oggi proprio l'Europa sembra qualche volta dimenticare quella vigna. E mentre qui a volte la fede cristiana sembra rinsecchire, in altre parti del mondo cresce e produce nuovi frutti. Ma proprio l'Europa di questi giorni ci sta regalando anche qualche segno sorprendente: in Francia quest'anno più di 13.000 adulti hanno ricevuto il Battesimo, il 28% in più rispetto all'anno precedente. Segnali di crescita si registrano anche in altri Paesi europei, come il Belgio, mentre abbiamo ancora negli occhi la straordinaria partecipazione di popolo che ha accompagnato la recente visita del Papa in Spagna. E qualcosa di simile mi è sembrato di percepire anche negli Stati Uniti: nei mesi vissuti recentemente a New York ho visto più giovani nelle celebrazioni eucaristiche di quanti abitualmente ne vedo nelle chiese di Roma.

Forse la vigna non è morta. Ma una domanda rimane, ed è inquietante: una vigna che abbiamo ricevuto possiamo anche perderla?


II.Il Vangelo di oggi ci dice di sì.

Un padrone pianta una vigna, la circonda con una siepe, scava un torchio, costruisce una torre e poi la affida a dei vignaioli. La affida. Non la regala. Ma quei vignaioli dimenticano di essere custodi e cominciano a comportarsi da padroni. Quando arriva il momento di consegnare i frutti, maltrattano i servi del padrone, ne uccidono alcuni e alla fine uccidono persino suo figlio. Pensano ingenuamente: “La vigna sarà nostra”. Ed è qui il loro errore: si sono appropriati di un dono.

Domenica scorsa abbiamo incontrato un padre con due figli. Uno gli dice di no, ma il padre non smette per questo di essere padre. Oggi Gesù ci mostra l'altra faccia della stessa verità: Dio non smette di essere Padre, ma noi possiamo perdere i suoi doni. Perché c'è un tempo per tutto. E anche la vigna che ci è stata affidata potrebbe non rimanere per sempre nelle nostre mani.


III.

E allora, in conclusione, prima di domandarci che cosa la Francia o l'Europa stiano facendo della loro vigna, dovremmo domandarci: che cosa sto facendo io della mia? La vita che Dio mi ha dato, il mio corpo, la fede che ho ricevuto, le persone che amo, le capacità che possiedo, il tempo che ancora mi rimane. Tutto è dono. Eppure abbiamo una strana abitudine: spesso comprendiamo il valore delle cose soltanto quando le perdiamo. Ci accorgiamo di quanto era preziosa la salute quando ci ammaliamo. Di quanto amavamo una persona quando non c'è più. Del valore del tempo quando ne rimane poco. Delle occasioni che avevamo quando ormai sono passate. Forse l'inquietudine di questo Vangelo è proprio questa: non aspettare di perdere la vigna per scoprire quanto era preziosa.

Ma la vigna è ancora qui. È ancora nelle nostre mani. Non è perduta. C'è ancora tempo. Tempo per ricominciare. Tempo per amare. Tempo per seminare qualcosa di nuovo. Tempo perché la nostra vita possa ancora portare frutto.

E tu... nella vigna della tua vita, che cosa stai seminando?


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