L'INSEGNANTE DEL CUORE
Aggiornamento: 8 minuti fa

Omelia per l'inaugurazione dell'Anno Accademico 2026-2027
Pontificia Facoltà di Scienze dell'Educazione «Auxilium» – Roma, 4 novembre 2026
Vangelo: Gv 14,15-16.23-26
I.
Vorrei invitarvi a pensare, per un momento, a un insegnante che ha segnato particolarmente la vostra vita. Non necessariamente quello che vi ha insegnato più cose, o che vi ha dato i voti migliori, ma quello che vi ha lasciato qualcosa di profondo. Forse non lo vedete da tanti anni. Forse non è più in vita. Eppure continua, in qualche modo, ad accompagnarvi invisibilmente.
Io, per esempio, ricordo un insegnante che, quando ero ragazzo, si accorse che i miei risultati scolastici erano improvvisamente peggiorati. In quel periodo la mia famiglia stava attraversando un momento particolarmente difficile e io ne ero molto preoccupato. Quell'insegnante avrebbe potuto rimproverarmi, accusarmi di scarso impegno, magari punirmi per la mia presunta indolenza. Invece, un giorno, si avvicinò a me e mi chiese che cosa mi stesse succedendo, che cosa mi preoccupasse. Non si era fermato ai miei risultati scolastici. Si era accorto di me.
Sono passati tanti anni. Francamente, non ricordo quasi più nulla della materia che quell'insegnante mi insegnava. Ma non ho mai scordato quella sua premura nei miei confronti. Non rammento le sue lezioni, ma ricordo il suo cuore. E ancora oggi, dopo tanti anni, quell'insegnante continua in qualche modo ad accompagnarmi.
II.
Nel Vangelo che abbiamo appena ascoltato, Gesù, prima di lasciare i suoi discepoli, fa loro una promessa straordinaria: «Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre».
Paràclito è una parola greca che significa colui che viene chiamato accanto, per aiutare, difendere, consolare, sostenere. È una delle immagini più belle dello Spirito Santo: Dio che non ci lascia soli, ma ci viene accanto, soprattutto nei momenti in cui abbiamo più bisogno di lui.
Ripensando al mio insegnante, mi viene da dire che, forse senza saperlo, quel giorno egli è stato per me un piccolo paràclito. Non mi ha risolto i problemi familiari, non ha cambiato le circostanze della mia vita. Ma mi ha fatto sentire che non ero solo. E questo è stato più importante di tante lezioni.
Gesù, però, aggiunge qualcosa di ancora più straordinario a proposito dello Spirito Santo: «Lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto».
Sono due verbi bellissimi: insegnare e ricordare.
Lo Spirito Santo è il Maestro interiore che ci aiuta a comprendere le parole di Gesù. Perché possiamo conoscere il Vangelo, averlo letto e ascoltato centinaia di volte, persino saperlo ripetere a memoria, senza averne ancora compreso veramente la profondità. Lo Spirito ci apre gli occhi, ci illumina l'intelligenza, ci aiuta a scoprire la bellezza e la verità di quelle parole.
Ma Gesù dice anche che lo Spirito ci ricorderà tutto ciò che lui ci ha detto.
E qui vorrei soffermarmi su una piccola distinzione tra due parole che spesso usiamo come sinonimi: dimenticare e scordare. La prima richiama la mente, la seconda il cuore, dal latino cor, cordis. Potremmo allora dire, con una certa libertà poetica, che dimenticare significa lasciare uscire qualcosa dalla mente, mentre scordare significa lasciarlo uscire dal cuore.
Io ho dimenticato tante cose che il mio insegnante mi aveva spiegato, ma non ho mai scordato il suo gesto d'amore. Perché quel gesto non è rimasto soltanto nella mia mente: è entrato nel mio cuore.
Ecco, lo Spirito Santo fa qualcosa di simile con le parole di Gesù. Non ce le fa semplicemente imparare come si impara una formula a memoria. Ce le fa "ricordare", cioè ce le riporta al cuore. Le rende vive, presenti, capaci di illuminare le nostre scelte, di sostenerci nelle difficoltà, di trasformare la nostra esistenza.
Quante volte, nei momenti più difficili della vita, ci tornano al cuore parole di Gesù che avevamo ascoltato chissà quanti anni prima: «Non abbiate paura». «Io sono con voi tutti i giorni». «Amatevi gli uni gli altri». «Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi».
È lo Spirito Santo che continua a ricordarcele. È lui il "Maestro invisibile" che ci accompagna, che ci insegna a comprendere sempre più profondamente Gesù e che non ci lascia scordare il suo amore.
E c'è un'altra promessa bellissima nel Vangelo di oggi. Gesù dice: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui».
Dio non vuole soltanto essere conosciuto o studiato. Vuole essere amato. Vuole abitare dentro di noi. E lo Spirito Santo ci aiuta proprio a questo: non soltanto a conoscere meglio Gesù, ma a vivere in comunione con lui.
E questo vale particolarmente per noi educatori, o futuri educatori. Pensiamo, per esempio, ai tanti giovani che oggi non frequentano più la Chiesa, che non vengono più a Messa. Forse hanno dimenticato tante cose che avevano imparato al catechismo, dimenticato alcune preghiere, non saprebbero spiegare molti insegnamenti della Chiesa. Certamente, ci dispiace. Ma la nostra preoccupazione più grande dovrebbe essere un'altra: che non scordino mai Gesù, che non lo lascino uscire dal loro cuore.
Perché, anche se un giorno avranno dimenticato tante formule e tante preghiere, se Gesù sarà rimasto nel loro cuore, nei momenti difficili della vita potranno ancora ritrovare in lui una presenza amica, una parola di consolazione, una ragione per sperare.
Ed è proprio questa una delle missioni più belle dello Spirito Santo: riportare al nostro cuore le parole di Gesù, anche quando sembravano dimenticate. E forse anche questa è una delle missioni più grandi di un educatore cristiano: non soltanto insegnare ai giovani tante cose su Gesù, ma aiutarli a incontrarlo, ad amarlo e a non scordarlo mai.
Non era forse questa anche la grande passione educativa di Don Bosco e di Santa Maria Domenica Mazzarello? Non si preoccupavano soltanto di istruire i loro ragazzi e le loro ragazze, di prepararli a un mestiere o di insegnare loro il catechismo. Desideravano soprattutto che incontrassero Gesù, che si sentissero amati da Dio e che imparassero ad amare. Perché sapevano che tante cose imparate nella vita si possono dimenticare, ma l'esperienza di essere stati amati non si scorda mai. Rimane nel cuore per sempre.
III.
Care studentesse e cari studenti, cari docenti e collaboratori dell'Auxilium, oggi inizia ufficialmente un nuovo anno accademico. Vi attendono tante lezioni, libri, ricerche, esami, incontri, impegni. Imparerete certamente tante cose. Alcune rimarranno nella vostra memoria per tutta la vita, altre probabilmente le dimenticherete dopo qualche anno, o magari subito dopo gli esami!
Ma vorrei augurarvi soprattutto che questo anno accademico lasci qualcosa di più profondo nel vostro cuore.
Qualche settimana fa, durante la celebrazione eucaristica per l'inaugurazione dell'anno accademico delle Università Pontificie, Papa Leone XIV ha rivolto agli studenti questo invito bellissimo: «Che possiate vivere con pienezza questi vostri anni romani. Non lasciateli passare invano!».
E questi anni romani sono davvero speciali anche perché abbiamo il privilegio di camminare sulle strade percorse da Pietro e Paolo, che proprio qui hanno testimoniato la loro fede fino al martirio e qui riposano. Camminando sulle loro orme, impariamo anche noi a seguire Cristo, rimanendo sempre uniti alla sua Chiesa.
E poi ha aggiunto: «In università, guardatevi intorno: nelle vostre aule siede il mondo». E ha invitato gli studenti provenienti dai diversi continenti a non limitarsi a sedersi gli uni accanto agli altri, ma a incontrarsi, parlarsi, ascoltarsi, condividere le proprie esperienze di Chiesa, pregare insieme e costruire amicizie capaci di durare tutta la vita.
Che bello sarebbe se, fra qualche anno, al termine dei vostri studi, non portaste con voi soltanto un diploma, una laurea o un titolo accademico, ma anche il ricordo di persone che hanno cambiato la vostra vita! Un professore che vi ha aperto nuovi orizzonti, una compagna o compagno di studi che vi ha aiutato in un momento difficile, un'amicizia nata tra persone di culture e lingue diverse, un'esperienza di fede che vi ha avvicinato ancora di più a Cristo.
E forse, senza neppure rendervene conto, anche voi sarete diventati per qualcuno un piccolo paràclito: una presenza amica, una parola di conforto, una mano tesa, qualcuno che si è accorto della sofferenza dell'altro e non gli è passato accanto con indifferenza.
Ma soprattutto vi auguro che, in questi anni, possiate imparare ad ascoltare sempre più profondamente il "Maestro invisibile", lo Spirito Santo, che Gesù ci ha promesso. Perché ci sono cose che possiamo imparare soltanto lasciandoci guidare da lui: a perdonare, ad amare gratuitamente, a riconoscere la presenza di Dio nella nostra vita, a trovare una ragione per sperare anche quando tutto sembra difficile.
Un giorno dimenticheremo tante cose che abbiamo studiato. Ma che non ci accada mai di scordare ciò che Gesù ci ha insegnato.
E allora, all'inizio di questo nuovo anno accademico, chiediamo:
Signore, donaci il tuo Paràclito.
Fa' che incontriamo piccoli paràcliti che si accorgano di noi.
Ma soprattutto fa' che anche noi diventiamo piccoli paràcliti per gli altri.
Amen.
____________
Per i testi delle mie riflessioni e per accedere direttamente, tramite le icone, a tutti i miei canali social, visita la mia webpage: eziobono.com




Commenti