top of page

SANTI TUTTI (papá Custódio e mamá Micaela)

19 ore fa
Tempo di lettura: 4 min

Commento al Vangelo della Solennità di

Tutti i Santi (01/11/2026)

Vangelo: Mt 5,1-12


I.

Durante i miei vent'anni di missione in Mozambico ho conosciuto tante persone straordinarie. Tra queste, ricordo con particolare affetto una coppia di anziani sposi: papà Custódio e mamà Micaela.

Erano due persone semplici, ma di una fede immensa. Papà Custódio aveva fondato numerose comunità cristiane nei villaggi, formato tanti catechisti e portato il Vangelo a moltissime persone. Anche mamà Micaela era una grande evangelizzatrice, una donna di straordinaria bontà.

Un giorno mamà Micaela morì. Durante il funerale, papà Custódio prese la parola per salutare la donna con la quale aveva condiviso una vita intera. Non ricordo più le parole esatte che pronunciò, ma ricordo benissimo l'emozione che provai. Parlò della morte e della risurrezione, citando San Paolo, con una fede così limpida e profonda che raramente avevo incontrato.

Rimasi profondamente commosso. E in quel momento pensai: «La fede cristiana ha messo davvero radici profonde in questa terra!». Ma subito dopo mi resi conto di un'altra cosa, ancora più sorprendente: «Io ero andato in Africa per evangelizzare, e quel giorno era stato un africano a evangelizzare me!».

Quando celebro la Solennità di Tutti i Santi, mi vengono in mente anche loro. Due persone semplici, che forse non vedremo mai sugli altari, ma nelle quali ho incontrato qualcosa della santità di Dio.


II.

Oggi Gesù, nel Vangelo delle Beatitudini, ci presenta la sua ricetta della felicità. Perché, in fondo, tutti desideriamo essere felici. Eppure, spesso cerchiamo la felicità nei posti sbagliati: nei soldi, nel successo, nella fama, nell'approvazione degli altri.

Gesù ci indica una strada diversa, che a prima vista sembra andare controcorrente: beati i poveri in spirito, cioè coloro che non sono schiavi delle cose; beati i miti, che non rispondono alla violenza con la violenza; beati i misericordiosi, che sanno perdonare; beati i puri di cuore, che guardano gli altri senza malizia; beati gli operatori di pace, che costruiscono ponti invece di alzare muri.

Ma Gesù dice anche qualcosa di sorprendente: «Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati». Come si può essere felici quando si soffre, quando si perde una persona amata, quando la vita sembra crollarci addosso?

Ecco il paradosso delle Beatitudini: Gesù non ci promette una vita senza dolore, ma una felicità più profonda, che nasce dalla certezza di non essere mai abbandonati da Dio. Una felicità che può convivere persino con le lacrime.

Come quella che ho intravisto negli occhi e nelle parole di papà Custódio, mentre dava l'ultimo saluto alla sua amata Micaela.

Le Beatitudini, dunque, non sono soltanto un elenco di belle virtù. Sono la strada della santità e, nello stesso tempo, la strada della vera felicità. Perché la felicità non nasce da ciò che accumuliamo, ma dall'amore che sappiamo donare e ricevere.


III.

Per concludere.

Papa Francesco ci ha parlato della «santità della porta accanto»: quella dei genitori che crescono con amore i loro figli, delle persone che lavorano onestamente, dei malati che affrontano con fede la sofferenza, delle persone semplici che fanno del bene senza cercare applausi.

Ripenso allora a papà Custódio e mamà Micaela. Erano santi? Io credo di aver incontrato in loro una santità autentica. Certamente non erano persone perfette. Anche loro avranno avuto i propri difetti, le proprie debolezze e avranno commesso degli errori, come tutti noi. Ma hanno cercato di vivere il Vangelo, di amare Dio e gli altri, e hanno lasciato dietro di sé una straordinaria testimonianza di fede.

E tu? Hai mai conosciuto un santo nella tua vita? Non penso soltanto ai santi del calendario. Penso a una mamma, a un papà, a un nonno, a un insegnante, a un amico. Qualcuno che, con la sua bontà, la sua fede, il suo amore, ti ha aiutato a diventare una persona migliore. Forse quella persona non c'è più. Ma il bene che ti ha fatto è ancora vivo dentro di te.

E ora vorrei farti un'altra domanda, ancora più personale: «Non hai mai desiderato diventare santo anche tu?» Forse penserai: «Io santo? Ma se ho commesso tanti peccati! Se ho tanti difetti! Se continuo a sbagliare!». Eppure, essere santi non significa essere perfetti. I santi non sono persone che non sono mai cadute, ma persone che hanno trovato la forza di rialzarsi, di chiedere perdono, di ricominciare. Persone che, nonostante le loro fragilità, non hanno mai smesso di lasciarsi amare da Dio e di amare gli altri. La santità non è un privilegio riservato a pochi. È la vocazione di tutti noi. Non dobbiamo fare cose straordinarie, ma cercare di vivere con amore le cose ordinarie della nostra vita.

E allora, oggi, non chiediamo a Dio semplicemente di essere felici. La felicità non è un obiettivo da inseguire, ma il frutto di una vita vissuta nell'amore. Chiediamogli piuttosto di essere miti, misericordiosi, giusti, puri di cuore, operatori di pace. Chiediamogli di diventare santi. Perché siamo tutti chiamati ad amare, tutti chiamati alla santità e tutti chiamati alla vera felicità.

Fratelli tutti, Santi tutti e Felici tutti!


____________

Per i testi delle mie riflessioni e per accedere direttamente, tramite le icone, a tutti i miei canali social, visita la mia webpage: eziobono.com

 
 
 

Commenti


Post: Blog2 Post

©2020 di Ezio Lorenzo Bono. Creato con Wix.com

bottom of page