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TESTAMENTO SPIRITUALE (Don Sergio Colombo)

1 giorno fa
Tempo di lettura: 4 min

Commento al Vangelo della

Vangelo: Mt 22,1-14


I.

Ho avuto nella mia vita la grazia di incontrare tanti bravi maestri che mi hanno insegnato ad amare Dio e la Chiesa. Uno di questi è stato senz'altro Don Sergio Colombo, mio professore di teologia morale quando ero giovane studente. A distanza di anni dalla sua morte, quando rileggo il suo testamento spirituale, mi riempio ancora di commozione.

Inizia il suo testamento con queste parole: "Sono felicissimo di aver vissuto. Ho trovato bello il tempo e il luogo che Dio mi ha dato per vivere la mia avventura tra gli uomini. Me ne vado pieno di riconoscenza per tante persone che mi hanno aiutato e insegnato a vivere: a partire dai miei genitori e dalla mia famiglia...".

Le sue parole non sono di addio, infatti dice "Arrivederci a tutti e... alla vita che amo tanto".

Parole che testimoniano la sua fede profonda: "Mi è capitata la gran cosa di essere un cristiano. È diventata la cosa più importante della mia vita: ci ho giocato sopra tutta la mia storia. Ho cercato di diventare un cristiano sul serio: come ho potuto, come ho saputo: con molta passione".

Oltre a essere un convinto cristiano don Sergio è stato anche un vero sacerdote: "Mi è anche capitato di fare il prete nella Chiesa cattolica. Mi sarebbe piaciuto farlo bene; probabilmente non ci sono riuscito del tutto:... Io, comunque, mi ci sono messo dentro, al punto che a un dato momento non sono più riuscito a distinguere il mio essere uomo e il mio essere prete".

Don Sergio è stato sempre innamorato della Chiesa che ha servito con la sua grande intelligenza: "Ho amato la Chiesa, anche se non sono sempre stato quieto e docile: ho cercato la sua bellezza che spesso mi pareva tenesse nascosta; ho sperimentato in molti modi la sua materna fecondità che non finisce mai".

La sofferenza e la malattia degli ultimi tempi non lo hanno allontanato da Dio, anzi ha radicato ancora di più la sua fede: "Ho cercato di rispettare fino in fondo la discrezione di Dio, il suo silenzio. Ma egli mi si è fatto ancora più vicino nel dono di un senso profondo di fraternità: mai mi sono sentito così fraterno, così uguale, così uno tra gli altri come in queste regioni della debolezza e della paura in cui tutti passiamo e da cui sale l'universale invocazione al soccorso e alla salvezza".

E conclude il suo testamento spirituale con parole dense di amore:

"Mi avete visto alcune volte piangere. Ma vi assicuro che sono state quasi sempre lacrime di dolcezza: la commozione di veder ritornare le persone e le cose belle della vita, a darmi fiducia anche per il viaggio misterioso dentro la morte. È la dolcezza di questi lunghi addii che mi sta dando la forza di mettermi, con tremore, rannicchiato ai piedi del Signore Gesù, in silenzio, nel sonno della morte, aspettando che la sua Parola mi risvegli con i miei fratelli. Ho tanta voglia di vedere il Signore, di incontrarlo. Sono curioso di vedere che cosa saprà darmi di più di quanto mi ha già dato in questa vita. Sono emozionato nel pensare a che cosa vorrà dire per me vivere accanto a lui! Ho voglia di ritrovare alcune persone il cui distacco mi ha lacerato. Ho voglia di ritrovare la bellezza di questo mondo che abbandono con tanta nostalgia".


II.

Dopo aver riletto il testamento di Don Sergio, mi è apparsa in forma stridente la distanza abissale tra l'esperienza vissuta da Don Sergio e quella degli invitati al banchetto delle nozze regali. Quegli invitati hanno accampato scuse ridicole per sottrarsi alla festa di nozze. Non hanno avuto neppure lontanamente idea di cosa si sono persi. È lo stesso che facciamo anche noi che di fronte agli inviti del Signore ad incontrarsi con Lui nella preghiera, nella santa messa, accampiamo anche noi scuse ridicole: "non ho tempo, sono stanco, ho tante cose da fare, voglio riposare..." e anche noi non ci rendiamo conto di che cosa perdiamo. Cosa c'è di più bello nella vita all'incontro con Dio? Eppure troviamo il tempo per incontrarci con chiunque, meno che con Lui. E riempiamo la vita di tante cose che potrebbero invece trasudare di bellezza e di amore se vissute con Dio. Amare Dio non implica odiare il mondo, anzi ameremo il mondo e le persone ancora più intensamente perché le ameremo con lo stesso amore di Dio: con Dio, noi più che amare, diventiamo amore.

Come nel Vangelo di domenica scorsa Gesù ha detto che il Signore consegnerà ad altri la sua vigna, così oggi ci dice che se noi non accoglieremo il suo invito, inviterà altri al suo banchetto.


III.

Per concludere: come sarà il tuo testamento spirituale? Anche tu potrai scrivere come don Sergio "Sono felicissimo di aver vissuto"? Anche per te l'essere cristiano sarà diventata la cosa più importante della tua vita? Anche tu ti ritroverai con tanta voglia di vedere il Signore, di incontrarlo? Anche tu sarai curioso di vedere che cosa il Signore potrà donarti di più di quanto ti ha già dato in questa vita? Anche tu sarai emozionato nel pensare cosa vorrà dire vivere accanto a Lui?

Coloro che come gli invitati alle nozze del Vangelo di questa domenica hanno declinato l'invito per occuparsi dei loro campi e dei loro affari, assaporeranno un poco in questa vita la dolcezza della bellezza di Dio o assaporeranno solo l'amarezza del disincanto?

Grazie, Dio per averci invitati alla tua festa, aiutaci ad essere rivestiti sempre del tuo abito nuziale. Grazie per averci donato il nostro maestro e fratello Don Sergio: chissà che un giorno anche noi arriveremo ad amarti come lui ti ha amato.


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