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🇮🇹 CHI CI FA SOGNARE? 🇵🇹 QUEM NOS FAZ SONHAR?


🇮🇹 CHI CI FA SOGNARE?

(Video e testo in italiano)

Una riflessione per la XIV Domenica del Tempo Comune A (9–7-2023)

< Mt 11,25-30(Venite a me, voi stanchi e oppressi)

I.

Lo scrittore mozambicano, Mia Couto, famoso non solo a livello nazionale e africano, ma internazionalmente, nel suo libro l’”Universo in un grano di sabbia” del 2019 scrive:

“La fatica che sentiamo non è tanto di un lavoro accumulato,

ma di un quotidiano fatto di routine e di vuoto.

Ciò che più stanca non è lavorare molto.

Ciò che più stanca è vivere poco.

Ciò che realmente stanca è vivere senza sogni”

Nel 1972, ero un ragazzino, e mi ricordo che era uscita la canzone “L’Isola verde” dell’Album “Aspettando Godot” di Claudio Lolli, un cantautore che mi piaceva molto, autore anche della bellissima canzone sempre di quegli anni: “Ho visto anche degli zingari felici” (Un capolavoro della musica italiana). Ne “L’Isola verde” diceva: Vivere costa fatica / Quando la vita è tutti i giorni uguale / Vivere costa fatica / Quando dai giorni non nasce nient'altro che male”.

Questi autori non stanno parlando certo della stanchezza del lavoro, del corpo, ma della stanchezza dell’anima, della routine, della monotonia, dell’insipidezza. Gli psicologi definiscono scientificamente la stanchezza dell’anima come “psicastenia” (dal greco ψυχή "psiche" e ἀσϑένεια, σϑένος “forza” ma con ἀ- priv. diventa "debolezza") indebolimento della psiche; ha come sintomi senso di dubbio, di scrupolo e d’incompiutezza. È simile all’ipocondria.

Chi di noi non è stato mai una volta un po’ psicastenico?

II.

Anche Gesù si è stancato. Nel vangelo di oggi lo troviamo reduce da un momento difficile pieno di tensioni, incomprensioni, contestazioni, abbandoni. Gli scribi e i farisei da sempre contro di Lui perché predicava un Dio diverso dal loro. Lo stesso Giovanni Battista dubitava (“sei tuo quello che deve venire?”). Anche la gente lo abbandonava perché il suo discorso diventava sempre più esigente. I suoi familiari erano andati a prenderlo perché pensavano che fosse impazzito… Anche per Gesù fu difficile evangelizzare (basta guardare l’epilogo della sua vicenda su questa terra). Evangelizzare non è una missione facile, allora come oggi (vediamo che non è cambiato molto). E allora di che cosa ci lamentiamo noi? Anche per Gesù, che era Dio, fu difficile scardinare o scalfire la mentalità del suo tempo, pensiamo di essere più bravi di Lui?

Allora cosa dobbiamo fare, cadere nello sconforto, abbandonarci alla stanchezza alla psicastenia?

Facciamo quello che ci ha detto oggi Gesù: “Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro”. Andiamo da Lui e facciamo come Lui che non si abbandona alla stanchezza ma si abbandona al Padre e si mette a pregare: “Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli”. Ringraziamolo perché queste cose sono state rivelate anche a noi: “nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo”: noi siamo tra coloro ai quali il Figlio lo ha voluto rivelare. Abbiamo già ringraziato il Signore per averci dato il dono della fede? Se noi crediamo in Lui non è solo per nostra volontà, ma soprattutto per la Sua volontà. Dopo aver ricevuto questo dono, il nostro compito è quello di seminare, di annunciare e poi ci penserà il Padre a rivelare le sue cose a chi vuole Lui. “Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza”.

E anche se a volte siamo stanchi e sembra che il nostro lavoro non produce nulla, non perdiamoci d’animo. Il vincitore, diceva Nelson Mandela, è un sognatore che non si è arreso. Il nostro compito non è quello di far crescere, ma di seminare. Il resto dipende dalla benevolenza del Padre.

III.

Gesù non ci dice che ci solleverà dal lavoro, ma che ce lo allevierà “Prendete il mio giogo sopra di voi”, e lo porta insieme a noi: il giogo è quel pezzo di legno sagomato che serve per tenere vicini gli animali da tiro, da cui deriva coniuge = cum-jogo. Gesù si fa nostro “coniuge”, porta il peso unito a noi. E se c’è Lui nel nostro lavoro di cosa ci lamentiamo? “Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero”. Quando ci affatichiamo per fare un lavoro per i nostri figli, o per una grande missione, la fatica non diventa più sopportabile o addirittura gioiosa? Ci sentiremo stanchi si, ma felici. Basta imparare da Gesù: “imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita”. Gesù ci invita alla mitezza e all’umiltà, e cioè ad essere come Lui. Che bello quando incontriamo persone miti e umili, che sanno dire cose gentili e ci fanno star bene. Cerchiamo anche noi di essere miti, gentili con gli altri, seminare serenità attorno a noi.

IV.

Per concludere. Mia Couto ha detto: “Ciò che realmente stanca è vivere senza sogni”. Ma noi non siamo senza sogni. Il nostro sogno è Gesù. È Lui che ci fa sognare. Il nostro sogno è che tutti possano conoscere Gesù e amarlo e per questo non ci stanchiamo mai di parlare di Lui fino all’ultimo giorno della nostra vita. E come sappiamo, i sogni veri non sono quelli che facciamo quando dormiamo, ma sono quelli che non ci lasciano dormire, perché i veri sognatori non dormono mai.


  • Nella musica di fondo: Dream (piano solo) - Yiruma



🇵🇹 QUEM NOS FAZ SONHAR?

(Vídeo e texto em 🇵🇹 português)

Uma reflexão para o XIV Domingo do Tempo Comum A (9-7-2023)

< Mt 11,25-30 (Vinde a mim, todos vós que estais cansados e sobrecarregados)

I.

O escritor moçambicano, Mia Couto, famoso não só a nível nacional e em África, mas internacionalmente, no seu livro de 2019 "O Universo num grão de areia" escreve:

"A fadiga que sentimos não é tanto do trabalho acumulado,

mas de um quotidiano feito de rotina e de vazio.

O que mais cansa não é trabalhar muito.

O que mais cansa é viver pouco.

O que realmente cansa é viver sem sonhos.".

Em 1972, quando eu era um rapazinho, escutei a canção "L'Isola verde" do álbum “Esperando Godot" de Claudio Lolli, um cantor e compositor de quem gostava muito, que era também o autor da bela canção, também daqueles anos: "Ho visto anche degli zingari felici" (Uma obra-prima da música italiana). Em "L'Isola verde" dizia: "Viver custa fadiga / Quando a vida é igual todos os dias / Viver custa fadiga / Quando dos dias só nasce o mal".

Estes autores não estão certamente a falar do cansaço do trabalho, do corpo, mas do cansaço da alma, da rotina, da monotonia, da insipidez. Os psicólogos definem cientificamente o cansaço da alma como "psicasténia" (do grego ψυχή 'psique' e ἀσϑένεια, σϑένος 'força', mas com ἀ- priv. torna-se 'fraqueza') enfraquecimento da psique; tem como sintomas um sentimento de dúvida, escrupulosidade e incompletude. É semelhante à hipocondria.

Quem de nós nunca foi um pouco psicasténico?

II.

Jesus também se cansou. No evangelho de hoje, encontramo-lo a regressar de um período difícil, cheio de tensões, incompreensões, disputas, abandono. Os escribas e os fariseus estavam sempre contra Ele, porque pregava um Deus diferente do deles. O próprio João Batista duvidava ("és tu aquele que há-de vir?"). Até o povo o abandonou, porque o seu discurso se tornava cada vez mais exigente. A sua família tinha ido buscá-lo porque pensava que ele tinha enlouquecido... Até para Jesus foi difícil evangelizar (basta ver o epílogo da sua história nesta terra). Evangelizar não é uma missão fácil, tanto naquela época como agora (vemos que não mudou muito). Então, de que é que nos queixamos? Mesmo para Jesus, que era Deus, era difícil desvendar ou minar a mentalidade do seu tempo.

Então o que é que devemos fazer, cair no desânimo, ceder à psicastenia?

Façamos o que Jesus nos disse hoje: "Vinde a mim, todos vós que estais cansados e sobrecarregados, e eu vos aliviarei". Vamos ter com Ele e sejamos como Ele, que não cede ao cansaço, mas se entrega ao Pai e começa a rezar: "Eu te louvo, Pai, Senhor do céu e da terra, porque escondeste estas coisas aos sábios e aos doutores e as revelaste aos pequeninos”. Demos-lhe graças porque estas coisas também nos foram reveladas: "Ninguém conhece o Pai senão o Filho e aquele a quem o Filho o quiser revelar": nós estamos entre aqueles a quem o Filho o quis revelar. Já agradecemos ao Senhor por nos ter dado o dom da fé? Se acreditamos nele, não é apenas por nossa vontade, mas sobretudo por vontade dele. Depois de termos recebido este dom, a nossa tarefa é semear, anunciar, e então o Pai revelará as suas coisas àqueles que Ele quiser. "Sim, ó Pai, porque assim o quiseste na tua bondade".

E mesmo que, por vezes, estejamos cansados e pareça que o nosso trabalho não produz nada, não desanimemos. O vencedor, disse Nelson Mandela, é um sonhador que não desistiu. A nossa tarefa não é fazer crescer, mas semear. O resto depende da benevolência do Pai.

III.

Jesus não nos diz que nos vai tirar trabalho, mas que o vai aliviar: "Tomai sobre vós o meu jugo", e ele leva-o connosco: o jugo é aquele pedaço de madeira em forma de canga que serve para manter juntos os animais de tração, de onde deriva cônjuge = cum-jogo. Jesus faz-se nosso “cônjuge”, carrega o fardo connosco. E se Ele está no nosso trabalho, de que é que nos queixamos? "Porque o meu jugo é suave e o meu fardo é leve". Quando trabalhamos para fazer um trabalho para os nossos filhos, ou para uma grande missão, o cansaço não se torna mais suportável ou mesmo alegre? Sentir-nos-emos cansados, sim, mas felizes. Basta aprender com Jesus: "Aprendei de mim, que sou manso e humilde de coração, e encontrareis descanso para a vossa vida". Jesus convida-nos à mansidão e à humildade, ou seja, a sermos como Ele. Como é bom quando encontramos pessoas mansas e humildes, que sabem dizer coisas boas e nos fazem sentir bem. Procuremos também nós ser mansos, amáveis para com os outros, semeando serenidade à nossa volta.

IV.

Para concluir. Mia Couto dizia: "O que cansa mesmo é viver sem sonhos". Mas nós não estamos sem sonhos. O nosso sonho é Jesus. É Ele que nos faz sonhar. O nosso sonho é que todos conheçam a Jesus e O amem, e é por isso que não nos cansamos de falar d'Ele até ao último dia das nossas vidas. E como sabemos, os verdadeiros sonhos não são aqueles que temos quando dormimos, mas são aqueles que não nos deixam dormir, porque os verdadeiros sonhadores nunca dormem.


  • Na musica de fundo: Dream (piano solo) - Yiruma

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