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CON CHI STAI NAVIGANDO? [In Italiano, English, Português]


Commento al Vangelo della

Vangelo: Mt 14,22-33


I.

Chi di noi non ha mai attraversato una tempesta? Una grave malattia. Una famiglia ferita. La preoccupazione per un figlio. L'ansia per il lavoro. La delusione di un fallimento. O quella terribile sensazione di sentirsi soli. Nessuna vita è senza tempeste. E quando arrivano, ci fanno sentire fragili. Pensavamo di avere tutto sotto controllo e invece basta una telefonata, una diagnosi, una crisi improvvisa per far vacillare tutte le nostre sicurezze. Ci sentiamo smarriti, come in mezzo al mare, e ci domandiamo se riusciremo ad arrivare all'altra riva. Quando sei in mezzo al mare non ci sono appigli ai quali aggrapparti. Ti senti perduto.

II.

Il Vangelo di questa domenica ci parla proprio di un'esperienza traumatica: i discepoli stanno per affogare in mezzo al lago. Non è la prima volta che rischiano di morire in mare. Ricordiamo un altro episodio del Vangelo: la barca sta per affondare mentre Gesù dorme. I discepoli lo svegliano gridando: «Signore, salvaci, siamo perduti!». A volte sembra proprio così. Anche nel Vangelo di oggi Gesù costringe i discepoli a fare una cosa che non avrebbero mai voluto. È già sera, il vento è contrario, è buio. Nessun marinaio prudente si metterebbe in mare in quelle condizioni. Inoltre il lago di Tiberiade, per la sua particolare conformazione geografica, è soggetto a improvvise e violente tempeste. Eppure il Vangelo dice che Gesù “costrinse” i discepoli a salire sulla barca e ad attraversare il lago.

Il viaggio in barca diventa così una metafora della nostra vita. Nessuno di noi ha scelto di venire al mondo. In un certo senso siamo stati tutti "costretti" a salire sulla barca della vita. Volenti o nolenti, tutti sappiamo che questo viaggio terreno avrà un passaggio inevitabile: la morte. Non possiamo scegliere quando iniziare il viaggio, né quando terminarlo. Possiamo però scegliere come affrontarlo e, soprattutto, con chi affrontarlo. Nemmeno possiamo decidere quali tempeste incontreremo lungo il cammino: malattie, sofferenze, delusioni, lutti, guerre, fallimenti... Tutto questo spesso non dipende da noi. Quello che possiamo decidere è come affrontare queste onde: se lasciare che la paura faccia affondare la nostra barca oppure continuare a navigare. I discepoli erano così terrorizzati che, vedendo Gesù camminare sulle acque, non riuscirono a riconoscerlo. Pensarono che fosse un fantasma. Succede anche a noi. Quando siamo travolti dalla paura, non riusciamo più a riconoscere la presenza di Dio nella nostra vita. Anzi, nei momenti più difficili arriviamo perfino a ribellarci contro di Lui: «Se Dio esiste, perché permette tutto questo?». Ed è proprio allora che si aprono davanti a noi due strade. Possiamo continuare a vivere senza riconoscere Dio, lasciandoci dominare dalla paura e dai nostri fantasmi. Oppure possiamo lasciare che Gesù salga sulla barca della nostra vita. Le onde forse non scompariranno subito, ma il nostro modo di attraversarle cambierà completamente.

III.In conclusione.

Gesù oggi non ci promette una vita senza tempeste. Dice una cosa molto più importante: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!». La fede non elimina le tempeste. Non ci lascia affrontarle da soli. La differenza tra il cristiano e chi non crede non è che il primo abbia una vita più facile. La differenza è che sa di non essere mai solo sulla sua barca. E allora, quando arriverà il vento contrario - perché prima o poi arriva per tutti - la domanda non sarà: «Come affronterò questa tempesta?», ma: «Chi c'è con me sulla mia barca?». Se sulla nostra barca c'è Gesù, possiamo continuare a navigare anche nel cuore della notte. Perché il vero miracolo del Vangelo di oggi non è Gesù che cammina sulle acque, e nemmeno Pietro che prova a farlo. Il vero miracolo è che Gesù scelga di salire con te sulla tua barca.


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[English]


WHO ARE YOU SAILING WITH?

I.

Who among us has never gone through a storm?

A serious illness. A broken family. Worry about a child. Anxiety over work. The disappointment of failure. Or that terrible feeling of being completely alone.

No life is without storms. And when they come, they remind us just how fragile we are. We think we have everything under control, and then a single phone call, a medical diagnosis, or an unexpected crisis is enough to shake all our certainties. We feel lost, as if we were out at sea, wondering whether we will ever make it safely to the other shore.

When you are in the middle of the sea, there is nothing to hold on to. You feel completely lost.

II.

This Sunday's Gospel speaks precisely about such a traumatic experience: the disciples are about to drown in the middle of the lake.

It is not the first time they have faced death at sea. We remember another episode in the Gospel when their boat is about to sink while Jesus is asleep. The disciples wake Him, crying out, "Lord, save us! We are perishing!"

Sometimes life feels exactly like that.

In today's Gospel, Jesus actually compels the disciples to do something they would never have chosen to do. It is already evening. The wind is against them. Darkness has fallen. No sensible sailor would set out in such conditions. Moreover, because of its unique geographical setting, the Sea of Galilee is well known for sudden and violent storms. Yet the Gospel tells us that Jesus made the disciples get into the boat and cross to the other side.

The journey by boat thus becomes a powerful metaphor for our own lives. None of us chose to come into this world. In a certain sense, we have all been "forced" to board the boat of life. Whether we like it or not, we all know that this earthly journey has one unavoidable passage: death.

We cannot choose when our journey begins or when it ends. But we can choose how we travel—and, above all, with whom we travel.

Nor can we choose the storms we will encounter along the way: illness, suffering, disappointment, grief, wars, failures... Most of these things are beyond our control.

What we can choose is how we face those waves: whether to let fear sink our boat or to keep sailing.

The disciples were so terrified that, when they saw Jesus walking on the water, they failed to recognize Him. They thought He was a ghost.

The same thing happens to us. When we are overwhelmed by fear, we no longer recognize God's presence in our lives. In fact, during our darkest moments, we may even rebel against Him: "If God exists, why does He allow all this to happen?"

And that is precisely when two paths open before us. We can continue living without recognizing God, allowing fear and our own ghosts to rule our lives. Or we can allow Jesus to step into the boat of our lives.

The waves may not disappear immediately, but the way we face them will be completely transformed.

III.

In conclusion.

Today Jesus does not promise us a life without storms. Instead, He says something far more important: "Take courage! It is I. Do not be afraid!"

Faith does not eliminate life's storms. It simply does not leave us to face them alone.

The difference between a Christian and someone who does not believe is not that the Christian has an easier life. The difference is that the Christian knows he or she is never alone in the boat.

So when the headwinds come—and sooner or later they come to everyone—the real question will not be, "How will I face this storm?" but rather, "Who is in the boat with me?"

If Jesus is in our boat, we can keep sailing even in the darkest night.

Because the greatest miracle in today's Gospel is not that Jesus walks on the water, nor even that Peter tries to do the same. The greatest miracle is that Jesus chooses to step into your boat and sail with you.


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[Português]



COM QUEM ESTÁS A NAVEGAR?

I.

Quem de nós nunca atravessou uma tempestade?

Uma doença grave. Uma família ferida. A preocupação por um filho. A ansiedade em relação ao trabalho. A desilusão de um fracasso. Ou aquele terrível sentimento de solidão.

Não existe vida sem tempestades. E, quando elas chegam, fazem-nos sentir frágeis. Pensávamos que tínhamos tudo sob controlo, mas basta um telefonema, um diagnóstico médico ou uma crise inesperada para abalar todas as nossas certezas. Sentimo-nos perdidos, como se estivéssemos em pleno mar, perguntando-nos se conseguiremos chegar à outra margem.

Quando estamos no meio do mar, não há onde nos agarrarmos. Sentimo-nos completamente perdidos.

II.

O Evangelho deste domingo fala precisamente de uma experiência traumática: os discípulos estão prestes a afundar-se no meio do lago.

Não é a primeira vez que correm o risco de morrer no mar. Recordemos outro episódio do Evangelho: a barca está prestes a afundar-se enquanto Jesus dorme. Os discípulos acordam-no, gritando: «Senhor, salva-nos! Estamos perdidos!»

Às vezes, a vida parece mesmo assim.

No Evangelho de hoje, Jesus obriga os discípulos a fazer algo que eles nunca teriam escolhido fazer. Já é noite. O vento sopra de frente. Está escuro. Nenhum marinheiro prudente se faria ao lago naquelas condições. Além disso, o lago de Tiberíades, devido à sua configuração geográfica, está sujeito a tempestades repentinas e violentas. No entanto, o Evangelho diz que Jesus obrigou os discípulos a entrar na barca e a atravessar o lago.

A viagem de barco torna-se, assim, uma metáfora da nossa própria vida. Nenhum de nós escolheu vir ao mundo. De certo modo, todos fomos "obrigados" a embarcar na barca da vida. Queiramos ou não, sabemos que esta viagem terrena terá uma passagem inevitável: a morte.

Não podemos escolher quando a viagem começa nem quando termina. Podemos, porém, escolher como a enfrentamos e, sobretudo, com quem a fazemos.

Também não podemos escolher as tempestades que encontraremos pelo caminho: doenças, sofrimentos, desilusões, lutos, guerras, fracassos... Muitas destas coisas não dependem de nós.

O que podemos escolher é a forma como enfrentamos essas ondas: deixar que o medo afunde a nossa barca ou continuar a navegar.

Os discípulos estavam tão aterrorizados que, ao verem Jesus caminhar sobre as águas, não conseguiram reconhecê-lo. Pensaram que fosse um fantasma.

O mesmo acontece connosco. Quando somos dominados pelo medo, deixamos de reconhecer a presença de Deus na nossa vida. Pelo contrário, nos momentos mais difíceis, chegamos até a revoltar-nos contra Ele: «Se Deus existe, porque permite tudo isto?»

É precisamente aí que se abrem diante de nós dois caminhos. Podemos continuar a viver sem reconhecer Deus, deixando-nos dominar pelo medo e pelos nossos fantasmas. Ou podemos deixar que Jesus suba para a barca da nossa vida.

As ondas talvez não desapareçam imediatamente, mas a forma como as atravessamos mudará completamente.

III.

Em conclusão.

Hoje, Jesus não nos promete uma vida sem tempestades. Pelo contrário, diz-nos algo muito mais importante: «Coragem! Sou Eu. Não tenhais medo!»

A fé não elimina as tempestades. Mas não nos deixa enfrentá-las sozinhos.

A diferença entre um cristão e quem não crê não é que o primeiro tenha uma vida mais fácil. A diferença é que sabe que nunca está sozinho na sua barca.

Por isso, quando o vento contrário chegar — porque mais cedo ou mais tarde chega para todos — a verdadeira pergunta não será: «Como vou enfrentar esta tempestade?», mas: «Quem está comigo na minha barca?»

Se Jesus está na nossa barca, podemos continuar a navegar mesmo no coração da noite.

Porque o maior milagre do Evangelho de hoje não é Jesus caminhar sobre as águas, nem sequer Pedro tentar fazer o mesmo. O maior milagre é que Jesus escolhe subir para a tua barca e navegar contigo.


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