MARE FUORI [In Italiano, English e Português]
- P. Ezio Lorenzo Bono, CSF

- 1 giorno fa
- Tempo di lettura: 10 min

Commento al Vangelo della
XXIII Domenica del Tempo Ordinario (Anno A) (06/09/2026)
Vangelo: Mt 18,15-20
I.
“Nun te preoccupà, guagliò. Ce sta 'o mare fore”.
Chi di voi ha visto la famosa serie televisiva “Mare fuori” avrà riconosciuto questa frase della canzone che accompagna la serie: “Non preoccuparti ragazzo, c'è il mare fuori. Dietro le sbarre, sotto al cielo c'è il mare fuori”. “Mare fuori” racconta le vicende di adolescenti rinchiusi in un carcere minorile. Nonostante la crudeltà di tante scene, è una serie che ritengo molto istruttiva per gli educatori e per i genitori, ma anche per gli adolescenti. Ognuno di quei giovani carcerati porta con sé storie drammatiche, fatte di violenze, soprusi, maltrattamenti, che li hanno resi, almeno apparentemente, duri come pietre e, a loro volta, violenti e crudeli con tutti, tra di loro e con i loro responsabili. In questo spazio di desolazione e di violenza, però, ci sono dei fari, dei punti fermi che indicano la strada: sono quei gesti di amicizia sincera e amore vero che dicono che non tutto è perduto... c'è ancora il mare fuori. Certo, quando si parla di mare e cielo non ci si riferisce semplicemente alle realtà atmosferiche o naturali, ma a qualcosa di più grande alle quali rimandano, che viene da fuori. Questo “mare fuori” per noi rappresenta la Speranza, che è una virtù teologale, e quindi per noi la Speranza è Dio. E quindi non preoccupiamoci: quando tutto sembra perduto, c'è sempre Dio là fuori. Ciò che commuove nella serie “Mare fuori” è la perseveranza degli educatori e dei responsabili del carcere minorile, che continuano a credere in quei ragazzi e non si arrendono mai, neanche dopo cocenti delusioni.
II.
Anche Gesù ci parla di fallimenti nell'educare e correggere i nostri fratelli, ma ci dice pure di non arrendersi mai in questa missione educativa: “Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va' e ammoniscilo fra te e lui solo”. Gesù mette in conto il fallimento di questa missione educativa, per questo avverte: “Se non ascolterà, prendi ancora con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni”. Nonostante tutte le buone intenzioni nel cercare di andare incontro a chi ha sbagliato, si può fallire di nuovo, ma non bisogna arrendersi nel recuperare il nostro fratello. Infatti Gesù insiste: “Se poi non ascolterà costoro, dillo alla comunità”. Ma anche se non ascoltasse la comunità, non ci si deve arrendere. Quando Gesù dice: “Se non ascolterà neanche la comunità, sia per te come il pagano e il pubblicano”, possiamo leggere queste parole non come una resa o la rinuncia davanti a un caso perduto, come se non ci fosse più niente da fare, ma come un invito a ricominciare da capo: questo fratello che era già stato evangelizzato e divenuto cristiano dovrà essere nuovamente evangelizzato, come i pagani e i pubblicani. Quindi la missione educativa non finisce mai. Bisogna ripartire ogni volta.
Quante volte noi invece ci arrendiamo rapidamente, dopo il primo tentativo fallito. Oppure spiattelliamo davanti a tutti gli errori degli altri, con la scusa di dover dire la verità. Ma la verità, quando è cristiana, non può mai essere separata dalla carità. A cosa vale diffondere la verità del male fatto da qualcuno, se questo non aiuterà a rimarginare le ferite di nessuno ma le allargherà ancora di più? Distruggere le persone diffondendo il male che hanno commesso è diffamazione, non permette loro di riparare gli errori fatti, ma li farà sprofondare ancora di più nel loro male. L'amore è sempre più grande di tutto, solo l'amore salva, il perdono. Per educare bisogna sapere amare, perdonare ed essere perseveranti.
III.
Per concludere.
Quando ero in Africa sono andato due volte a visitare, vicino alla bellissima Cape Town in Sudafrica, il Capo di Buona Speranza, dove si incontrano i due oceani Atlantico e Indiano (anche se in realtà il punto esatto sarebbe il vicino Capo “das Agulhas”). Questo luogo fu inizialmente chiamato “Capo delle Tempeste”, a causa delle forti correnti e delle terribili tempeste che rendevano estremamente difficile la navigazione. Il primo navigatore europeo a riuscire a doppiare quel capo fu Bartolomeu Dias, nel 1488. Successivamente il re Giovanni II del Portogallo lo ribattezzò “Capo di Buona Speranza”, perché quell'impresa apriva finalmente la speranza di una nuova rotta marittima verso le Indie. Se Bartolomeu Dias, visto l'insuccesso dei suoi predecessori, avesse rinunciato all'impresa, non avrebbe mai raggiunto il suo obiettivo.
Il buon educatore è colui che non rinuncia mai all'impresa di educare, anche dopo tanti tentativi falliti, e Gesù nel Vangelo di oggi ci insegna a non arrenderci mai. Quando il “mare dentro” dei nostri figli, fratelli e nostro, pieno di tormenti e di tormente, si incontra con il “mare fuori” di Dio, si scateneranno sì delle burrasche, come nell'incontro tra i due oceani del Sudafrica, ma con la perseveranza sarà possibile trasformare il "Capo delle Tempeste" in un "Capo di Buona Speranza", e proseguire così il cammino verso la meta.
E allora continuiamo imperterriti il nostro cammino e “Nun te preoccupà, guagliò. Ce sta ‘o mare fore”.
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[English]
THE SEA OUTSIDE
Commentary on the Gospel for the
23rd Sunday in Ordinary Time (Year A) (09/06/2026)
Gospel: Mt 18:15-20
I.
“Nun te preoccupà, guagliò. Ce sta 'o mare fore.”
Those of you who have seen the famous Italian TV series “Mare fuori” will recognize this line from the song that accompanies the series: “Don't worry, kid. The sea is outside. Beyond the bars, beneath the sky, the sea is outside.” “Mare fuori” tells the stories of teenagers confined in a juvenile detention center. Despite the brutality of many of its scenes, I believe it is a very instructive series for educators and parents, but also for teenagers. Each of those young inmates carries with them a dramatic story marked by violence, abuse, and mistreatment, experiences that have made them, at least apparently, hard as stone and, in turn, violent and cruel toward everyone, both toward one another and toward those responsible for them. Yet, in this place of desolation and violence, there are beacons, points of reference that show the way: those gestures of sincere friendship and true love that tell us that not everything is lost... the sea is still outside. Of course, when we speak of the sea and the sky, we are not simply referring to natural or atmospheric realities, but to something greater to which they point, something that comes from outside. For us, this “sea outside” represents Hope, which is a theological virtue, and therefore, for us, Hope is God. So let us not worry: when everything seems lost, God is always there, outside. What is moving about “Mare fuori” is the perseverance of the educators and those responsible for the juvenile detention center, who continue to believe in those young people and never give up on them, even after bitter disappointments.
II.
Jesus also speaks to us about failures in educating and correcting our brothers and sisters, but he also tells us never to give up in this educational mission: “If your brother sins against you, go and tell him his fault between you and him alone.” Jesus takes into account the possibility that this educational mission may fail, and so he warns: “If he does not listen, take one or two others along with you, so that every word may be confirmed by the evidence of two or three witnesses.” Despite all our good intentions in trying to reach out to someone who has done wrong, we may fail again, but we must not give up on recovering our brother. In fact, Jesus insists: “If he refuses to listen to them, tell it to the church.” But even if he does not listen to the community, we must not give up. When Jesus says, “If he refuses to listen even to the church, let him be to you as a Gentile and a tax collector,” we can read these words not as surrendering or giving up on a hopeless case, as though there were nothing more to be done, but as an invitation to start over again: this brother who had already been evangelized and had become a Christian will need to be evangelized again, like the Gentiles and tax collectors. Therefore, the educational mission never ends. We must start again every time.
How often, instead, do we quickly give up after the first failed attempt. Or we publicly expose the mistakes of others, using the excuse that the truth must be told. But truth, when it is Christian, can never be separated from charity. What good is it to spread the truth about the wrong someone has done if this does not help heal anyone's wounds, but instead makes them even deeper? Destroying people by spreading the wrong they have done is defamation; it does not allow them to repair the mistakes they have made, but instead causes them to sink even deeper into their wrongdoing. Love is always greater than everything else; only love saves, only forgiveness. To educate, we must know how to love, forgive, and persevere.
III.
To conclude.
When I was in Africa, I twice visited the Cape of Good Hope, near beautiful Cape Town in South Africa, where the Atlantic and Indian Oceans meet (although the exact point is actually the nearby Cape Agulhas). This place was initially called the “Cape of Storms” because of the strong currents and terrible storms that made navigation extremely difficult. The first European navigator to successfully round the cape was Bartolomeu Dias, in 1488. Later, King John II of Portugal renamed it the “Cape of Good Hope,” because that achievement finally opened up the hope of a new sea route to India. If Bartolomeu Dias, seeing the failures of his predecessors, had given up on the endeavor, he would never have achieved his goal.
A good educator is someone who never gives up on the task of educating, even after many failed attempts, and Jesus in today's Gospel teaches us never to give up. When the “sea within” our children, our brothers and sisters, and ourselves, filled with turmoil and storms, meets the “sea outside” of God, storms will indeed arise, as they do where the two oceans of South Africa meet, but with perseverance it will be possible to transform the “Cape of Storms” into a “Cape of Good Hope,” and thus continue our journey toward our destination.
And so, let us continue steadfastly on our journey and remember: “Nun te preoccupà, guagliò. Ce sta ‘o mare fore.”
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[Português]
MAR FORA
Comentário ao Evangelho do
XXIII Domingo do Tempo Comum (Ano A) (06/09/2026)
Evangelho: Mt 18,15-20
I.
“Nun te preoccupà, guagliò. Ce sta 'o mare fore”.
Quem de vocês assistiu à famosa série televisiva italiana “Mare fuori” certamente reconhecerá esta frase da canção que acompanha a série: “Não se preocupe, rapaz, o mar está lá fora. Atrás das grades, debaixo do céu, o mar está lá fora”. “Mare fuori” conta as histórias de adolescentes detidos em um centro de detenção juvenil. Apesar da crueldade de muitas cenas, considero esta série muito instrutiva para educadores e pais, mas também para os adolescentes. Cada um daqueles jovens detentos carrega consigo histórias dramáticas, marcadas por violências, abusos e maus-tratos, que os tornaram, pelo menos aparentemente, duros como pedras e, por sua vez, violentos e cruéis com todos, entre si e com aqueles que são responsáveis por eles. Nesse espaço de desolação e violência, porém, existem faróis, pontos de referência que indicam o caminho: são aqueles gestos de amizade sincera e amor verdadeiro que dizem que nem tudo está perdido... o mar ainda está lá fora. É claro que, quando falamos de mar e céu, não nos referimos simplesmente a realidades atmosféricas ou naturais, mas a algo maior para o qual elas apontam, algo que vem de fora. Esse “mar fora”, para nós, representa a Esperança, que é uma virtude teologal, e, portanto, para nós, a Esperança é Deus. Por isso, não nos preocupemos: quando tudo parece perdido, Deus está sempre lá fora. O que comove na série “Mare fuori” é a perseverança dos educadores e dos responsáveis pelo centro de detenção juvenil, que continuam acreditando naqueles jovens e nunca desistem deles, mesmo depois de amargas decepções.
II.
Também Jesus nos fala dos fracassos na educação e na correção dos nossos irmãos, mas nos diz também que nunca devemos desistir dessa missão educativa: “Se o teu irmão pecar contra ti, vai corrigi-lo, mas em particular, a sós contigo”. Jesus leva em consideração a possibilidade de fracasso dessa missão educativa e, por isso, adverte: “Se ele não te ouvir, toma contigo mais uma ou duas pessoas, para que toda questão seja decidida sob a palavra de duas ou três testemunhas”. Apesar de todas as boas intenções ao procurar ir ao encontro de quem errou, podemos fracassar novamente, mas não devemos desistir de recuperar o nosso irmão. De fato, Jesus insiste: “Se ele não vos der ouvido, dize-o à Igreja”. Mas, mesmo que ele não escute a comunidade, não devemos desistir. Quando Jesus diz: “Se nem mesmo à Igreja ele ouvir, seja tratado como se fosse um pagão ou um publicano”, podemos ler essas palavras não como uma rendição ou uma desistência diante de um caso perdido, como se não houvesse mais nada a fazer, mas como um convite a recomeçar do princípio: esse irmão que já havia sido evangelizado e se tornado cristão deverá ser novamente evangelizado, como os pagãos e os publicanos. Portanto, a missão educativa nunca termina. É preciso recomeçar todas as vezes.
Quantas vezes nós, ao contrário, desistimos rapidamente depois da primeira tentativa fracassada. Ou expomos diante de todos os erros dos outros, com a desculpa de que é preciso dizer a verdade. Mas a verdade, quando é cristã, nunca pode ser separada da caridade. De que adianta divulgar a verdade sobre o mal cometido por alguém, se isso não ajuda a cicatrizar as feridas de ninguém, mas, ao contrário, faz com que se tornem ainda maiores? Destruir as pessoas divulgando o mal que cometeram é difamação; isso não lhes permite reparar os erros cometidos, mas fará com que afundem ainda mais no próprio mal. O amor é sempre maior do que tudo; somente o amor salva, o perdão. Para educar, é preciso saber amar, perdoar e perseverar.
III.
Para concluir.
Quando eu estava na África, fui duas vezes visitar, perto da belíssima Cidade do Cabo, na África do Sul, o Cabo da Boa Esperança, onde se encontram os oceanos Atlântico e Índico (embora, na realidade, o ponto exato seja o vizinho Cabo das Agulhas). Esse lugar foi inicialmente chamado de “Cabo das Tormentas”, por causa das fortes correntes e das terríveis tempestades que tornavam a navegação extremamente difícil. O primeiro navegador europeu que conseguiu contornar aquele cabo foi Bartolomeu Dias, em 1488. Posteriormente, o rei João II de Portugal o rebatizou de “Cabo da Boa Esperança”, porque aquela façanha finalmente abria a esperança de uma nova rota marítima para as Índias. Se Bartolomeu Dias, diante do fracasso de seus predecessores, tivesse desistido da empreitada, nunca teria alcançado seu objetivo.
O bom educador é aquele que nunca desiste da tarefa de educar, mesmo depois de tantas tentativas fracassadas, e Jesus, no Evangelho de hoje, nos ensina a nunca desistir. Quando o “mar de dentro” dos nossos filhos, dos nossos irmãos e de nós mesmos, cheio de tormentos e tempestades, encontra o “mar de fora” de Deus, certamente surgirão tempestades, como no encontro entre os dois oceanos da África do Sul, mas, com perseverança, será possível transformar o “Cabo das Tormentas” em um “Cabo da Boa Esperança” e, assim, prosseguir o caminho rumo à meta.
E então, continuemos firmemente o nosso caminho e “Nun te preoccupà, guagliò. Ce sta ‘o mare fore”.
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