CHE SAPORE HA LA TUA VITA? (“Carpe vitam”, L'attimo che rimane) [In Italiano, English, Português]
- P. Ezio Lorenzo Bono, CSF

- 21 ore fa
- Tempo di lettura: 9 min

Commento al Vangelo della
XXII Domenica del Tempo Ordinario (Anno A) (30/08/2026)
Vangelo: Mt 16,21-27
I.
Tutti conosciamo il famoso detto "Carpe diem", reso ancora più famoso dal film "L'attimo fuggente" del 1989 ("Dead Poets Society"), col bravissimo Prof. Keating/Robin Williams. L'autore è Orazio (Quintus Horatius Flaccus), il quale voleva incoraggiare Leuconoè a non preoccuparsi del futuro cercando le previsioni astrologiche (gli oroscopi del tempo), ma piuttosto a saper cogliere il momento presente. Letteralmente "Carpe diem" significa "carpisci (carpe), afferra, cogli il giorno (diem)" o l'attimo: un invito ad apprezzare il momento presente, in quanto il futuro è incerto. La frase completa infatti dice: "Carpe diem, quam minimum credula postero", e cioè: "Cogli il giorno confidando il meno possibile nel domani". Al liceo classico il professore ci propose una traduzione originale di "Carpe diem": "Sbocconcellati la tua giornata". Non solo i pagani o i laici interpretano queste parole come un invito a godere del presente, ma anche i cristiani possono ravvisarvi il comando di Gesù di non preoccuparsi dell'indomani (Mt 6,34), a vivere istante per istante, in quanto "A ogni giorno basta la sua pena". Papa Benedetto XVI, nell'Angelus pochi giorni prima delle sue dimissioni (27-1-2013), aveva fatto una lettura cristiana dell'espressione "carpe diem" dicendo: "Questo è il senso cristiano del ‘carpe diem': cogli l'oggi in cui Dio ti chiama per donarti la salvezza!".
II.
Gesù nel Vangelo di questa domenica ci parla propriamente del senso della vita: qual è la vita riuscita? È quella donata, spesa per gli altri. Qual è la vita perduta? Quella trattenuta per sé. Come abbiamo appena sentito nel Vangelo: "Chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà". Gesù rovescia così il nostro modo di pensare: la vita non si salva trattenendola, ma donandola; non si trova proteggendola a ogni costo, ma spendendola per amore. È Cristo che dà un orizzonte di senso alla nostra esistenza e allora saprò cogliere ogni attimo perché sa di Cristo, perché ogni istante è il seguito di una storia che nasce dall'Amore e anticipazione di una meta che è Amore. Ma se l'origine è il caso e la fine è divenire cibo per i vermi, capite bene che ogni istante in mezzo rischia di diventare assurdo.
Freud diceva che chi si pone troppo il problema e le domande intorno al senso della vita significa che non sta bene, è un caso patologico. Sosteneva questo perché credeva che il problema del senso fosse irrisolvibile e volerlo risolvere a tutti i costi fa diventare matti. Ma mi chiedo proprio chi è più matto o patologico: chi vive una vita priva di senso che sa di muffa della terra o chi vive una vita che profuma di Dio? "Quale vantaggio avrà un uomo se guadagnerà il mondo intero, ma perderà la propria vita?". A che serve carpire ogni istante della mia vita se poi questa sarà perduta per l'eternità?
III.
Per concludere.
Benedetto XVI aveva centrato il bersaglio: l'attimo (da carpire) ha senso se inserito in uno spazio temporale pieno di senso, vissuto tra un passato e un futuro. Al di fuori di questo spazio è solo un istante senza senso, dal quale non si può "carpire" nulla. Cosa posso "sbocconcellare" da una giornata vuota che segue il vuoto delle giornate precedenti e precede il vuoto delle giornate future? Il Prof. Keating del film di cui sopra, quando spiegava il perché del "carpe diem" ai suoi studenti, diceva: "perché siamo cibo per i vermi", e quindi bisogna approfittare di ogni istante. Ma caro Prof. Keating, se siamo solo cibo per i vermi, l'attimo che "sbocconcello" saprà solo di terra, di vermi, di muffa. Il "carpe diem" ha senso solo se è "carpe vitam": puoi cogliere l'attimo in tutta la sua pienezza e bellezza solo se cogli la vita nel suo senso più profondo. Allora non si tratta di cogliere l'"attimo fuggente", ma l'"attimo che rimane", perché ogni istante vissuto alla sequela di Gesù (alla quale ci invita il Vangelo di questa domenica) non va perduto. Ciò che tratteniamo per noi prima o poi lo perderemo; ciò che invece avremo donato per amore rimarrà. E ogni istante vissuto alla sequela di Gesù ci proietta verso il compimento della nostra vita: non quello di diventare cibo per i vermi, ma di diventare come Dio, perché un giorno lo vedremo faccia a faccia, così come Egli è.
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[English]
WHAT DOES YOUR LIFE TASTE LIKE? ("Carpe vitam," The Moment That Remains)
Commentary on the Gospel for the
22nd Sunday in Ordinary Time (Year A) (August 30, 2026)
Gospel: Mt 16:21–27
I.
We all know the famous saying "Carpe diem," made even more famous by the 1989 film "Dead Poets Society," with the brilliant Robin Williams as Professor Keating. The phrase comes from Horace (Quintus Horatius Flaccus), who wanted to encourage Leuconoe not to worry about the future by seeking astrological predictions (the horoscopes of the time), but rather to learn how to seize the present moment. Literally, "Carpe diem" means "seize (carpe), grasp, take hold of the day (diem)," or the moment: an invitation to appreciate the present because the future is uncertain. The full phrase, in fact, is: "Carpe diem, quam minimum credula postero," which means: "Seize the day, putting as little trust as possible in tomorrow." In high school, my classics teacher offered us an original translation of "Carpe diem": "Take little bites out of your day." Not only pagans or secular people interpret these words as an invitation to enjoy the present; Christians, too, can recognize in them Jesus' command not to worry about tomorrow (Mt 6:34), but to live one moment at a time, because "Each day has enough trouble of its own." Pope Benedict XVI, during the Angelus just a few days before announcing his resignation (January 27, 2013), offered a Christian interpretation of the expression "carpe diem," saying: "This is the Christian meaning of ‘carpe diem’: seize the day in which God is calling you to give you salvation!"
II.
In this Sunday's Gospel, Jesus speaks to us precisely about the meaning of life: What is a successful life? It is a life given away, spent for others. What is a wasted life? One that is kept for oneself. As we have just heard in the Gospel: "Whoever wants to save their life will lose it, but whoever loses their life for my sake will find it." Jesus thus turns our way of thinking upside down: life is not saved by holding on to it, but by giving it away; it is not found by protecting it at all costs, but by spending it out of love. It is Christ who gives our existence a horizon of meaning, and then I will know how to seize every moment because it tastes of Christ, because every moment is the continuation of a story born of Love and the anticipation of a destination that is Love. But if our origin is mere chance and our end is to become food for worms, then you can understand how everything in between risks becoming absurd.
Freud said that those who concern themselves too much with questions about the meaning of life are not well; they are pathological cases. He maintained this because he believed that the problem of meaning was unsolvable and that trying to solve it at all costs would drive a person crazy. But I wonder who is really crazier or more pathological: someone who lives a meaningless life that tastes of earth and mold, or someone who lives a life that carries the fragrance of God? "What good will it be for someone to gain the whole world, yet forfeit their soul?" What is the point of seizing every moment of my life if, in the end, that life will be lost for eternity?
III.
To conclude.
Benedict XVI hit the mark: the moment (to be seized) has meaning if it is placed within a span of time that is itself full of meaning, lived between a past and a future. Outside of this framework, it is merely a meaningless instant from which there is nothing to "seize." What can I "take little bites from" in an empty day that follows the emptiness of all the days before it and precedes the emptiness of all the days to come? Professor Keating, in the film mentioned above, when explaining to his students why they should embrace "carpe diem," said: "because we are food for worms," and therefore we must make the most of every moment. But dear Professor Keating, if we are nothing more than food for worms, then the moment I "take a bite out of" will taste only of earth, worms, and mold.
"Carpe diem" makes sense only if it becomes "carpe vitam": you can seize the moment in all its fullness and beauty only if you grasp life in its deepest meaning. Then it is not about seizing the "fleeting moment," but the "moment that remains," because every moment lived in following Jesus (which this Sunday's Gospel invites us to do) is never lost. What we hold on to for ourselves, sooner or later we will lose; what we have given out of love, instead, will remain. And every moment lived in following Jesus moves us toward the fulfillment of our life: not to become food for worms, but to become like God, because one day we will see Him face to face, as He truly is.
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[Português]
QUE SABOR TEM A TUA VIDA? ("Carpe vitam", O instante que permanece)
Comentário ao Evangelho do
XXII Domingo do Tempo Comum (Ano A) (30/08/2026)
Evangelho: Mt 16,21-27
I.
Todos conhecemos a famosa expressão "Carpe diem", que se tornou ainda mais conhecida graças ao filme "O Clube dos Poetas Mortos" ("Dead Poets Society"), de 1989, com o brilhante Prof. Keating/Robin Williams. O autor da expressão é Horácio (Quintus Horatius Flaccus), que queria encorajar Leucônoe a não se preocupar com o futuro procurando previsões astrológicas (os horóscopos da época), mas antes a saber aproveitar o momento presente. Literalmente, "Carpe diem" significa "colhe (carpe), agarra, aproveita o dia (diem)" ou o instante: um convite a apreciar o momento presente, uma vez que o futuro é incerto. A frase completa, de facto, diz: "Carpe diem, quam minimum credula postero", isto é: "Aproveita o dia, confiando o menos possível no amanhã". No liceu clássico, o professor propôs-nos uma tradução original de "Carpe diem": "Saboreia o teu dia, pedaço por pedaço". Não são apenas os pagãos ou os não crentes que interpretam estas palavras como um convite a desfrutar do presente; também os cristãos podem reconhecer nelas o ensinamento de Jesus de não se preocuparem com o dia de amanhã (Mt 6,34), vivendo instante após instante, pois "a cada dia basta a sua preocupação". O Papa Bento XVI, no Angelus poucos dias antes da sua renúncia (27-1-2013), fez uma leitura cristã da expressão "carpe diem", dizendo: "Este é o sentido cristão do ‘carpe diem’: aproveita o hoje em que Deus te chama para te conceder a salvação!".
II.
Jesus, no Evangelho deste domingo, fala-nos propriamente do sentido da vida: qual é a vida bem-sucedida? É aquela que é doada, gasta pelos outros. Qual é a vida perdida? Aquela que é guardada para si mesmo. Como acabámos de ouvir no Evangelho: "Quem quiser salvar a sua vida, vai perdê-la; mas quem perder a sua vida por minha causa, vai encontrá-la". Jesus inverte assim a nossa maneira de pensar: a vida não se salva guardando-a, mas doando-a; não se encontra protegendo-a a todo o custo, mas gastando-a por amor. É Cristo que dá um horizonte de sentido à nossa existência e, então, saberei aproveitar cada instante porque tem o sabor de Cristo, porque cada instante é a continuação de uma história que nasce do Amor e a antecipação de uma meta que é Amor. Mas, se a origem é o acaso e o fim é tornar-se alimento para os vermes, compreendeis bem que cada instante no meio corre o risco de se tornar absurdo.
Freud dizia que quem se coloca demasiadamente o problema e as perguntas acerca do sentido da vida significa que não está bem, é um caso patológico. Defendia isto porque acreditava que o problema do sentido era insolúvel e que querer resolvê-lo a todo o custo faz enlouquecer. Mas pergunto-me quem é realmente mais louco ou patológico: quem vive uma vida sem sentido, que sabe a terra e a mofo, ou quem vive uma vida que tem o perfume de Deus? "Que vantagem terá o homem se ganhar o mundo inteiro, mas perder a sua vida?". De que serve aproveitar cada instante da minha vida se, depois, esta se perder para a eternidade?
III.
Para concluir.
Bento XVI tinha acertado no alvo: o instante (a ser aproveitado) tem sentido se estiver inserido num espaço temporal cheio de sentido, vivido entre um passado e um futuro. Fora desse espaço, é apenas um instante sem sentido, do qual nada se pode "colher". O que posso "saborear" de um dia vazio, que segue o vazio dos dias anteriores e precede o vazio dos dias futuros?
O Prof. Keating, no filme acima mencionado, quando explicava aos seus alunos o porquê do "carpe diem", dizia: "porque somos alimento para os vermes" e, por isso, é preciso aproveitar cada instante. Mas, caro Prof. Keating, se somos apenas alimento para os vermes, o instante que "saboreio" terá apenas o sabor de terra, de vermes, de mofo.
O "carpe diem" só tem sentido se for "carpe vitam": podes aproveitar o instante em toda a sua plenitude e beleza somente se apreenderes a vida no seu sentido mais profundo. Então, não se trata de aproveitar o "instante fugaz", mas o "instante que permanece", porque cada instante vivido no seguimento de Jesus (ao qual nos convida o Evangelho deste domingo) não se perde. Aquilo que guardamos para nós, mais cedo ou mais tarde perderemos; aquilo que, pelo contrário, tivermos doado por amor permanecerá. E cada instante vivido no seguimento de Jesus projeta-nos para a realização plena da nossa vida: não a de nos tornarmos alimento para os vermes, mas a de nos tornarmos como Deus, porque um dia O veremos face a face, tal como Ele é.
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