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🇮🇹  DIRE SI ALLA VITA (Viktor Frankl)




Commento al Vangelo della XIII Domenica del Tempo Ordinario (Anno B) (30/06/2024)

Vangelo: Mc 5,21-43

I.

Tra i “dieci libri che ti cambiano la vita” secondo un sito di internet, c’è quello di un autore a me molto caro, Viktor Frankl, dal titolo “Sul senso della vita”. Questo psichiatra e filosofo, nel 1942 fu deportato  nei campi di concentramento nazisti con la famiglia, e là perse  i suoi genitori,  suo fratello e sua moglie Tilly che era incinta. Nonostante le terribili condizioni, Frankl trovò modo di aiutare gli altri prigionieri come medico e osservò che quelli che trovavano un senso nella sofferenza avevano maggiori probabilità di sopravvivere. Dopo la guerra, Frankl tornò a Vienna e riprese la sua carriera medica e accademica. Ricevette 29 lauree “Honoris causa” e  pubblicò circa 40 libri tra i quali il suo libro più famoso, "L'uomo in cerca di senso" (“Man's Search for Meaning” 1946), che ha venduto milioni di copie, in cui descrive la sua esperienza nei campi di concentramento e la sua teoria della “logoterapia” che è una forma di psicoterapia sviluppata da Frankl per la quale la motivazione primaria dell'essere umano non è la "volontà di potere" (Nietzsche, Adler), né la "volontà di piacere" (Freud) ma "volontà di significato" e cioè la  ricerca di significato (dal greco “logos”, significato, senso).  Frankl credeva che anche nelle circostanze più dolorose e disperate, la vita potesse avere significato. Nonostante le condizioni esterne, ogni individuo ha la libertà di scegliere il proprio atteggiamento e modo di rispondere alle circostanze. Frankl parlava dell'"ottimismo tragico", l'abilità di rimanere ottimisti nonostante le tragedie della vita. L’essere umano può trascendere le sue difficoltà e sofferenze trovando un significato più alto. Viktor Frankl è un esempio vivente di come la ricerca di significato possa trasformare anche le esperienze più atroci in opportunità di crescita e redenzione. Il suo libro di cui vi dicevo, “Sul senso della vita”, che ho riletto in questi giorni, raccoglie tre conferenze tenute l’anno dopo la sua liberazione. È davvero una testimonianza toccante e ispiratrice: il messaggio principale è che nonostante tutte le contrarietà che possiamo incontrare, dobbiamo sempre “dire si alla vita”.

II.

Il vangelo di questa domenica della guarigione dell’emorroissa e della resurrezione della figlia di Giairo, ci parla proprio della volontà di “dire si alla vita”. Questa donna, devastata dalla malattia che la rendeva impura e reietta alla stregua dei lebbrosi, con la sua caparbietà  infrange le regole imposte dalla tradizione a rischio della propria vita e tocca Gesù. Giairo, a discapito della sua dignità come capo della sinagoga, si inginocchia davanti a colui che la sua religione condannava come ribelle e blasfemo, e implora aiuto per la guarigione di sua figlia.

Si tratta di incontri che cambiano la vita. Possiamo passare accanto a numerose persone nella nostra vita, ma senza incontrarle mai. L’incontro avviene quando si abbassano le proprie difese, le proprie chiusure e ci si lascia invadere da un’alterità che ci apre all’infinito, ci eleva al livello più alto del nostro sé e ci fa esistere: noi esistiamo in quanto incontriamo (come sostiene il filosofo francese François Jullien). In una società interconnessa come la nostra gli incontri veri però sono rari. Gli incontri veri sono quelli che comportano  l’incontro faccia-faccia e permettono all’altro di entrare nella propria intimità. Gesù dopo essersi sentito toccato, vuole vedere faccia a faccia chi lo ha toccato, entrare nella sua intimità.  Guardando negli occhi la donna le dice: «Figlia, la tua fede ti ha salvata. Va’ in pace e sii guarita dal tuo male». Gesù guarisce non solo il corpo ma anche l’anima.  A Giairo che ha lasciato tutte le sue remore e va incontro a Gesù si sente dire: «Non temere, soltanto abbi fede!». La guarigione della figlia non rappresenta solo un ritorno alla vita fisica, ma una trasformazione che coinvolge tutta la famiglia. La fede di Giairo è ricompensata con un miracolo che cambia la loro esistenza: la scoperta  di un significato che porta a una profonda rinascita interiore. La guarigione offerta da Gesù non è solo fisica, ma anche esistenziale. La fede della donna e di Giairo rappresentano la ricerca di significato nelle loro sofferenze. Le loro storie ci insegnano che la fede può portare a una trasformazione profonda, trovando significato anche nelle situazioni più disperate e portando a una vera rinascita interiore.

Impariamo anche noi a ricercare il senso nella sofferenza per arrivare alla guarigione dell’anima.

III.

In conclusione.

Nel 1941, Viktor Frankl aveva ottenuto un visto per emigrare negli Stati Uniti, dove avrebbe potuto continuare il suo lavoro e vivere in sicurezza, ma si trovò di fronte a un dilemma etico e personale: partire e salvare se stesso o restare a Vienna per prendersi cura dei suoi anziani genitori che sarebbero stati lasciati soli in un momento di grande pericolo.

Un giorno, tornando a casa, trovò un frammento di marmo sul tavolo recuperato dalla sinagoga locale distrutta dai nazisti con inciso una parte del Quarto Comandamento: "Onora tuo padre e tua madre".  Questo ebbe un forte impatto su di lui, interpretandolo come un segno divino che doveva restare a Vienna e prendersi cura dei suoi genitori, nonostante i rischi.  È vero che la famiglia venne ugualmente sterminata, ma se fosse partito per gli Stati Uniti, si sarebbe caricato per tutta la vita della colpa di averla abbandonata.

Anche l’emorroissa e Giairo hanno fatto la scelta di dire si alla vita: la prima infrangendo le regole della segregazione per riprendere in mano la sua vita, e il secondo fregandosene della propria reputazione, pensando prima di tutto alla vita di sua figlia.

E noi, cosa siamo disposti a fare per dire si alla vita?

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