🇮🇹 🇵🇹 HABEMUS HOMINEM (Italiano e portoghese)


HABEMUS HOMINEM

(testo e video in 🇮🇹 italiano)

Una riflessione per la XXII Domenica del Tempo Comune C (28-8-2022)

> Lc 14,1.7-14 (L’ultimo posto)

I.

Settimana scorsa sono andato a Palazzo Bonaparte, in Piazza Venezia, a vedere la mostra (che chiude proprio oggi) del giovane scultore Jago, definito da qualcuno come il nuovo Michelangelo. In quella mostra c’era pure la sua bellissima scultura “La Pietà”, creata l’anno scorso (2021), che rappresenta un padre straziato dal dolore che regge tra le braccia il corpo esanime del figlio. L’opera di cui voglio parlarvi però, e che lo ha reso famoso al grande pubblico, è quella del busto di Papa Benedetto XVI dal titolo “Habemus Papam” scolpito nel 2009 e esposto alla Biennale di Venezia del 2011 (e che gli valse pure il premio della medaglia pontificia). Quando un giorno suo papà gli telefonò dicendogli che Papa Benedetto si era spogliato (aveva dato le dimissioni) ecco che a Jago gli venne l’idea geniale di riprendere il busto iniziale del papa e l’ha modificato, spogliandolo degli abiti papali e lasciandolo a dorso nudo, e cambiò il nome alla nuova opera da “Habemus Papam” a “Habemus Hominem”. Se nel primo busto vedevamo la solennità e sacralità del Papa, nella seconda versione vediamo il papa emerito in tutta la sua umanità e fragilità. Traspare un uomo umile, che nel momento più tragico della sua vita ha preso la travagliata decisione di dimettersi dalla cattedra di Pietro.

II.

È proprio dell’umiltà che ci parla il Vangelo di oggi, dove Gesù ci dice di scegliere l’ultimo posto quando siamo invitati ad un banchetto. «Perché -continua Gesù- quando viene colui che ti ha invitato ti dica: “Amico, vieni più avanti!”».

Ma dobbiamo stare attenti: l’avanzamento verso i primi posti non dev’essere lo scopo del nostro gesto di umiltà, ma la sua conseguenza. Se scelgo di umiliarmi per aver poi i primi posti, questa non è umiltà ma falsità, è quella che viene detta “umiltà pelosa”. L’umiltà di cui ci parla Gesù è quella libertà che ci affranca anche dal desiderio di riconoscimento, di accettazione da parte degli altri. Una libertà che si manifesta anche nell’altro insegnamento di oggi: «Quando offri un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi, ciechi; e sarai beato perché non hanno da ricambiarti». E quindi affrancarsi anche dal desiderio di amicizie importanti, non solo dal punto di vista del prestigio, ricchezza, potere, ma anche dal punto di vista affettivo. Andare incontro anche a chi ti sarà ingrato, che non ricambierà mai il tuo affetto. Libertà dalla dipendenza delle relazioni. Libertà di accettare di venire usati.

Umiltà quindi come libertà interiore, come conseguenza della consapevolezza che abbiamo qualcosa che nessuno potrà mai strapparci, e quindi rinunciamo anche al prestigio, alla reputazione, all’onore.

III.

Mentre preparavo questa riflessione ho letto su internet la meditazione di Fra’ Umile (a proposito di umiltà), dove racconta la conversione del primo Samurai del Giappone. Dice che San Francesco Saverio appena giunto a Yamaguchi non sapeva ancora parlare bene il giapponese e si mise a predicare con discorsi astrusi che nessuno capiva. Allora i ragazzi del posto cominciarono a deriderlo, a sputargli addosso, a lanciargli contro dei sassi, e lui continuava imperterrito a predicare con il sorriso sulle labbra. Apparve allora un Samurai che vedendo quella scena ne rimase sconvolto e disse a Francesco: “Io sono l’uomo più rispettato e onorato della città e faccio di tutto per difendere il mio onore. Invece tu che cosa possiedi di più importante al punto di essere così libero da non importarti che ti tolgano il tuo onore?”. E si convertì per poter scoprire qual era quella cosa più importante.

IV.

Parlare del valore dell’umiltà in una società sguaiata come la nostra, dove la sfrontatezza, l’arroganza, la prepotenza le aggressioni verbali sono all’ordine del giorno, è come parlare del valore della castità in una Convention di prostitute.

Si pensa che le persone umili siano senza personalità, sottomesse e manipolabili (come le pecore). In realtà degli studi fatti in questi ultimi anni hanno dimostrato che paradossalmente la persona umile è in realtà una persona matura e forte.

L’umile è più tranquillo, più fermo nelle sue idee, meno manipolabile. Ha maggior autocontrollo e capacità di gestire l’ansia. Infatti quello che angustia molte persone è il giudizio degli altri, l’attacco alla propria onorabilità, mentre l’umile, come abbiamo detto sopra, è libero dall’ossessione dell’opinione degli altri.

L’umile è libero da rivendicazioni, si mette all’ultimo posto sospinto da un sano realismo. Chi decide il suo valore non è lui, ma come abbiamo sentito nel Vangelo, è il Signore del banchetto che decide chi deve andare avanti e chi deve cedere il posto. La cosa importante è che al banchetto ci sia un posto anche per noi, indipendentemente da quale sarà. E quindi l’umile non ha nessuna rivendicazione da fare ma ha la consapevolezza che tutto è dono.

L’umile è anche generoso, libero dalle logiche di interesse, e va incontro a chi non contraccambia e quindi, Gesù gli dice “e sarai beato perché non hanno da ricambiarti”.

V.

Per fortuna in questo mondo sguaiato ci sono ancora persone umili che con i loro gesti smentiscono la logica della forza e del potere. Dobbiamo andare alla loro ricerca per imparare da loro. Ma proprio perché umili, e quindi persone che non appaiono, risulta più difficile scoprirli.

Uno però lo abbiamo scoperto, è il nostro Benedetto XVI. Un uomo di un’intelligenza unica, uno dei più grandi teologi e filosofi di tutti i tempi, un grande papa di questo inizio millennio che ha scelto di mettersi da parte, staccato dal mondo, rinchiudendosi nel piccolo monastero dei giardini vaticani.

Jago nella sua “Habemus Papam” aveva ritratto una figura eterea di pontefice nella sua sacralità, ieraticità, mentre nella nuova “Habemus Hominem” ritroviamo l’uomo nella sua fragilità e umiltà. Non so se è una mia impressione o se è stata proprio l’intenzione (ancora più geniale) di Jago: nel nuovo volto di Benedetto c’è un sottile sorriso che trasmette una serenità profonda, che penso sia lo stesso sorriso di Francesco Saverio a Yamaguchi, che nasconde il segreto che li ha resi liberi entrambi al punto di poter fare fare una scelta come la loro.


🇵🇹 HABEMUS HOMINEM

(texto e vídeo em 🇵🇹 português)

Uma reflexão para o XXII Domingo do Tempo Comum C (28-8-2022)

> Lc 14:1.7-14 (O último lugar)

I.

Na semana passada fui ao Palazzo Bonaparte, na Piazza Venezia aqui em Roma, para ver a exposição (que encerra hoje) do jovem escultor Jago, descrito por alguns como o novo Michelangelo. Nessa exposição estava a sua bela escultura 'La Pietà', criada no ano passado (2021), que retrata um pai destruído pela dor, segurando o corpo sem vida do seu filho nos seus braços. A obra de que vos quero falar, porém, e que o tornou famoso para o público em geral, é o busto do Papa Bento XVI intitulado "Habemus Papam" esculpido em 2009 e exibido na Bienal de Veneza de 2011 (e que também lhe valeu o prémio de medalha pontifícia). Quando o seu pai lhe telefonou um dia para lhe dizer que o Papa Bento XVI se tinha despido (ele tinha-se demitido), Jago teve a brilhante ideia de pegar no busto inicial do Papa e modificá-lo, despi-lo das suas vestes papais e deixá-lo nú, e mudar o nome da nova obra de "Habemus Papam" para "Habemus Hominem". Se no primeiro busto vimos a solenidade e sacralidade do Papa, na segunda versão vemos o papa emérito em toda a sua humanidade e fragilidade. Vemos um homem humilde, que no momento mais trágico da sua vida tomou a decisão perturbada de se demitir da Cátedra de Pedro.

II.

É precisamente de humildade que o Evangelho de hoje nos fala, onde Jesus nos diz para escolhermos o último lugar quando somos convidados para um banquete. «Para que, continua Jesus, quando aquele que te convidou venha, e te diga: “Amigo, vem mais à frente!”»

Mas temos de ter cuidado: o avanço para os primeiros lugares não deve ser o objectivo do nosso gesto de humildade, mas sim a sua consequência. Se eu optar por me humilhar para depois ter os primeiros lugares, isto não é humildade mas sim falsidade, é o que se chama "humildade cabeluda". A humildade de que Jesus nos fala é aquela liberdade que também nos liberta do desejo de reconhecimento, de aceitação pelos outros. Uma liberdade que também se manifesta no outro ensinamento de hoje: “Quando ofereceres um banquete, convida os pobres, os aleijados, os coxos, os cegos; e serás abençoado porque eles não têm necessidade de te pagar”. E assim liberte-se também do desejo de amizades importantes, não só do ponto de vista do prestígio, riqueza, poder, mas também do ponto de vista emocional. Para conhecer mesmo aqueles que lhe serão ingratos, que nunca lhe devolverão o seu afecto. Liberdade da dependência das relações. Liberdade de aceitar ser utilizado.

A humildade, portanto, como liberdade interior, como consequência do conhecimento de que temos algo que ninguém nos pode tirar, e por isso também renunciamos ao prestígio, reputação, honra.

III.

Enquanto preparava esta reflexão, li na Internet a meditação do Fra’ Umile (Irmão Humildade falando mesmo de humildade), onde ele relata a conversão do primeiro samurai do Japão. Ele diz que assim que São Francisco Xavier chegou a Yamaguchi, não conseguia falar bem japonês e começou a pregar discursos abstrusos que ninguém compreendia. Então os rapazes locais começaram a tirar sarro, cuspiram-lhe, atiraram-lhe pedras, e ele continuou destemido a pregar com um sorriso nos seus lábios. Então apareceu um samurai que, ao ver aquela cena, ficou chocado e disse a Francisco: "Sou o homem mais respeitado e honrado da cidade e faço tudo para defender a minha honra. Em vez disso, o que você possui de tão importante que lhe torna tão livre ao ponto que não se importa que lhe tirem a honra"? E converteu-se a fim de descobrir o que era aquela coisa tão importante.

IV.

Falar do valor da humildade numa sociedade tão rude como a nossa, onde a prepotência, a arrogância, o bullying e a agressão verbal estão na ordem do dia, é como falar do valor da castidade numa conferência de prostitutas.

Pensa-se que as pessoas humildes são sem personalidade, submissas e manipuláveis (como as ovelhas). Na verdade, estudos feitos nos últimos anos demonstraram que paradoxalmente a pessoa humilde é na realidade uma pessoa madura e forte.

A pessoa humilde é mais calma, mais firme nas suas ideias, menos manipulável. Tem mais auto-controlo e a capacidade de gerir a ansiedade. De facto, o que aflige muitas pessoas é o julgamento dos outros, o ataque à sua própria honra, enquanto que os humildes, como dissemos acima, estão livres da obsessão da opinião dos outros.

A pessoa humilde está livre de reivindicações, coloca-se em último lugar movido por um realismo saudável. Não é ele quem decide o seu valor, mas como ouvimos no Evangelho, é o Senhor do banquete que decide quem deve ir em frente e quem deve ceder o lugar. O importante é que há um lugar no banquete também para nós, seja ele qual for. E assim, a pessoa humilde não tem qualquer pretensão a fazer, mas tem o conhecimento de que tudo é um presente.

A pessoa humilde é também generosa, livre da lógica do interesse próprio, e sai ao encontro daqueles que não retribuem e por isso, Jesus diz-lhe "e serás abençoado porque eles não têm como retribuir".

V.

Felizmente, neste mundo de miseráveis, ainda há pessoas humildes cujos gestos desmentiram a lógica da força e do poder. Devemos ir em busca deles para aprender com eles. Mas precisamente por serem humildes, e por isso pessoas que não aparecem, é mais difícil descobri-los.

Um, porém, o descobrimos, é o nosso Bento XVI. Um homem de inteligência única, um dos maiores teólogos e filósofos de todos os tempos, um grande papa deste início de milénio que escolheu colocar-se de lado, afastando-se do mundo, fechando-se no pequeno mosteiro dos jardins do Vaticano.

Jago no seu 'Habemus Papam' tinha retratado uma figura etérea de um pontífice na sua sacralidade, hieraticidade, enquanto no novo 'Habemus Hominem' encontramos o homem na sua fragilidade e humildade. Não sei se é a minha impressão ou se foi a intenção (ainda mais brilhante) de Jago: no novo rosto de Bento há um sorriso subtil que transmite uma serenidade profunda, que penso ser o mesmo sorriso de Francisco Xavier em Yamaguchi, que esconde o segredo que os libertou a ponto de poderem fazer uma escolha como a deles.


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