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 I MESTIERI PIÙ FELICI DEL MONDO (S.Paola Elisabetta Cerioli)
      

Aggiornamento: 22 gen


Commento al Vangelo della

Vangelo:  Mt 4,12-23


I.


Qualche anno fa l'Università di Chicago ha condotto una ricerca sui mestieri che rendono più felici. I risultati furono sorprendenti e vennero in seguito confermati da una ricerca governativa in Gran Bretagna e da studi analoghi in altri Paesi, compresa l'Italia. Il primo dato significativo è che ciò che rende felice un lavoratore non è il salario: nella lista non compaiono mestieri superpagati, né quelli che garantiscono fama o prestigio. Tra i nove mestieri indicati dallo studio compaiono, partendo dal basso: ingegneri, educatori speciali, psicologi, scrittori, artisti, insegnanti, fisioterapisti, vigili del fuoco e - al primo posto - sacerdoti e religiosi consacrati. Dalla ricerca risulta che oltre il 90% dei sacerdoti si dichiara felice del proprio lavoro (secondo altri studi si arriva al 94%). Com'è possibile trovare nella stessa lista professioni così diverse? Secondo i ricercatori, ciò che le accomuna è il fatto di essere mestieri legati alla cura dell'altro, all'educazione, alla protezione, al dono di sé. Quando si pensa a una professione per diventare ricchi, per la propria autorealizzazione o per il proprio piacere, difficilmente si pensa alla professione che rende davvero felici.
Un altro studio dell'Università di Harvard, che dura da decenni, mostra che anche se inizialmente molti pensano che la felicità dipenda da ricchezza e fama, col passare degli anni risultano più felici non i più ricchi, ma coloro che hanno costruito relazioni solide e significative. Nel caso di sacerdoti e religiosi, alla donazione di sé agli altri si aggiunge la sequela di Cristo: stare con Lui, la preghiera, la meditazione quotidiana, lo studio della Parola. Tutto questo dà bellezza e senso alla loro vita.

II.


Ecco perché non ci sorprende il Vangelo di questa domenica. Alla chiamata di Gesù - «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini» - i primi discepoli subito lasciarono le reti e lo seguirono. Subito. Cosa c'era da aspettare? Seguire Gesù e prendersi cura degli altri (“pescatori di uomini”) è ciò che di più grande si possa desiderare. Quei pescatori erano giovani, avevano un lavoro, una casa, una fede; alcuni avevano già una famiglia. Eppure lasciarono tutto. Se fossero rimasti nella barca, oggi non conosceremmo neppure i loro nomi, come non conosciamo quello del giovane ricco che non ebbe il coraggio di seguire Gesù. Gesù prese la loro vita e ne fece molto di più. E dopo duemila anni siamo ancora qui a parlare di loro, e siamo cristiani anche grazie a loro. Lasciarono tutto e incontrarono molto di più: la felicità.

III.


Nella vita a volte è necessario avere il coraggio di cambiare. In realtà la nostra vita è un continuo cambiamento. Come ricorda Sloterdijk: «Devi cambiare la tua vita». Cambiamo ogni volta che impariamo qualcosa di nuovo; oggi parliamo giustamente di apprendimento lungo tutto l'arco della vita (lifelong learning). Gesù ha cambiato la vita di quei pescatori e vuole cambiare anche la tua. Ancora oggi il Signore chiama, e se senti la sua voce, mettiti subito alla sua sequela.

Gesù ci chiama innanzitutto a stare con Lui: pregare, meditare, ascoltare e studiare la sua Parola. Non a caso oggi celebriamo la Domenica della Parola di Dio.


In secondo luogo, ci chiama a diventare pescatori di uomini. Anche oggi abbiamo delle reti: tra queste, una molto potente è la rete informatica. In mezzo a tante cose inutili, un messaggio bello, una parola di senso, una preghiera possono fare una grande differenza. Non servono discorsi lunghi: basta poco. Gesù stesso all'inizio della sua predicazione dice solo: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino». Poche parole che dicono tutto.

Concludo con la testimonianza di Santa Paola Elisabetta Cerioli, fondatrice dell'Istituto della Sacra Famiglia (la cui festa liturgica ricorre il 23 gennaio). Dopo la morte dei figli e del marito, cambiò totalmente vita, abbandonò ricchezze e privilegi e si consacrò a Dio, diventando “pescatrice di uomini” donando la vita a orfani e figli di contadini. Alcuni la giudicarono pazza. Lei rispose: “Vedete come parla il mondo e qual ne è il suo spirito? Quando si opera da pazzi si è reputati da senno: e quando si fa il bene si è stolti. Andiamo a ringraziare il Signore che ce l'ha fatto intendere... Purtroppo lo ero anch'io, schiava delle massime del mondo” (Manoscritto Longoni, Memorie, pag. 70).


Forse i ricercatori si sono stupiti scoprendo che i sacerdoti e i religiosi/e risultano tra i più felici. In realtà siamo noi a stupirci della loro meraviglia.



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Questo invito è aperto a tutti, ma in modo particolare ai fratelli sacerdoti: se desideri condividere un pensiero, un saluto, un commento, una parola di incoraggiamento o anche una critica costruttiva - per migliorare le mie riflessioni o semplicemente per avviare un dialogo fraterno e uno scambio di esperienze - sarò felice di leggerti. Puoi scrivermi a questo indirizzo: eziolorenzobono@hotmail.com

 
 
 

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