IL LABIALE DELLE PALPEBRE (San Longino)
- P. Ezio Lorenzo Bono, CSF

- 11 minuti fa
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Riflessione per il
Venerdì Santo (Passione del Signore) (04/04/2026)
Vangelo: Gv 18,1-19,42
I.
Se entrate nella Basilica di San Pietro e alzate lo sguardo attorno all'altare del Bernini, vedrete quattro statue maestose legate al mistero della Passione. C'è Sant'Andrea, con la sua croce a X. C'è la Veronica, che tiene tra le mani il velo con il volto di Cristo. C'è Sant'Elena, che ha ritrovato la Croce. E infine c'è lui, Longino, il centurione che ha trafitto il cuore di Cristo. Proprio lì, nel cuore della Basilica, la Chiesa ha voluto mettere anche lui, come a dire che la Passione non riguarda solo chi ama... ma anche chi ferisce.
II.
Tempo fa ho letto un testo, di autore ignoto, che mi ha profondamente colpito: immagina che sia lo stesso Longino a prendere la parola e a raccontare.
«Mi chiamo Longino: il centurione che ha crocifisso Gesù. Non dimenticherò mai quel giorno: ogni istante è registrato perfettamente nella mia mente. Devo dire che Matteo ha fatto molti errori nella descrizione della crocifissione e della morte di Gesù. Gli hanno riportato cose errate: lui non c'era, era fuggito con tutti i suoi colleghi. Ma io c'ero. C'erano anche Maria e l'apostolo Giovanni, l'unico apostolo che non ha avuto paura di stare ai piedi della croce. Matteo non ne parla perché autocondannerebbe se stesso e la sua codardia. Quando Gesù morì, non successe nulla di ciò che Matteo scrisse a riguardo di terremoti e resurrezioni di morti. Matteo ha voluto calcare la mano per significare la straordinarietà dell'accaduto. Come se ce ne fosse bisogno. Non successe nulla di tutto questo: se no, tutti si sarebbero convertiti all'istante. Infine, io non dissi: “Davvero costui era il Figlio di Dio”, ma “Davvero costui è il Figlio di Dio”.
Come ho capito che Lui fosse il Figlio di Dio? La tradizione ha tramandato la storia che mi sono convertito perché il sangue di Gesù è caduto sui miei occhi, ma più che il sangue è stato il suo sguardo.Nessuno mi aveva mai guardato come Lui. Tutti mi guardavano sempre con disprezzo, essendo io un funzionario dell'impero. Ma Lui è il solo che mi ha guardato con amore. E, come sapete, gli occhi parlano molto di più delle labbra. Ho letto il labiale delle sue palpebre, che mi dicevano: “ti amo”.
Mentre con la mia lancia ho trafitto il suo cuore, Lui, con i suoi occhi, ha trafitto il mio».
III.
È questo il mistero del Venerdì Santo.
Noi pensiamo di guardare la croce... ma è la croce che guarda noi. Pensiamo di essere noi a contemplare Cristo... ma è Cristo che, da quella croce, continua a fissarci. E il suo sguardo non è uno sguardo di condanna: è uno sguardo che ama. Uno sguardo che attraversa il peccato senza fermarsi al peccato. Uno sguardo che arriva fino al cuore.
Anche noi, tante volte, siamo come Longino. Non con una lancia... ma con le nostre parole, con le nostre scelte, con le nostre chiusure, trafiggiamo il cuore di Cristo. Lui però non smette di guardarci, no, non per accusarci, ma per salvarci. Perché sulla croce Dio non risponde al male con il male, ma con un amore più grande del male.
Allora, in questo Venerdì Santo, non fuggire quello sguardo. Non abbassare gli occhi. Non nasconderti.Lasciati guardare. Lasciati raggiungere. Lasciati trafiggere... da un amore che non ferisce per distruggere, ma ferisce per salvare.
Perché può accadere anche a te, oggi, quello che è accaduto a Longino: che proprio nel momento in cui pensavi di aver colpito Dio... scoprirai che è Dio che ha trafitto te.



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