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🇮🇹 IL PUNTO CIECO 🇵🇹 O PONTO CEGO


🇮🇹 IL PUNTO CIECO

(testo e video in 🇮🇹 italiano)

Una riflessione per la IV Domenica di Quaresima A (19–3-2023)

< Gv 9,1-41 (Il cieco di Siloe)

I.

Il punto cieco dell’occhio (blind spot) è una minuscola zona della retina che non contiene i recettori per la luce e quindi è completamente cieca. Seguendo le istruzioni su internet su come scoprire il punto cieco dei nostri occhi, ci sorprenderemo nell’accorgerci che pur vedendo tutta l’area nel suo complesso, alcuni punti o oggetti compaiono o scompaiono, a secondo dei movimenti che facciamo. Anche dal punto di vista psicologico si usa l’espressione “punti ciechi psicologici” per significare quelle parti di noi che pur esistendo, non le vediamo, perché ci fanno paura o perché contraddicono i nostri sistemi di valore o riteniamo vergognose e quindi inaccettabili. Il misconoscimento di questi punti ciechi ci porta a una concezione sovrastimata di noi stessi nel considerarci più razionali e oggettivi degli altri. (Come dice il filosofo che vi ho citato domenica scorsa, Byung-Chul Han, “Ci intrappolano in un ciclo infinito dell’”io” e, alla fine, a un’auto-propaganda che ci indottrina con le nostre proprie nozioni”). E questo ci porta all’intolleranza verso gli altri che consideriamo sempre inferiori.

II.

Anche dal punto di vista letterario si parla di “punti ciechi”, come spiega il docente universitario spagnolo Javier Cercas (Il punto cieco, Guanda, 2016, traduzione di Bruno Arpaia): Il “punto cieco”, in letteratura «è una domanda, e tutto il romanzo consiste nella ricerca di una risposta a quella domanda centrale; al termine della ricerca, però la risposta è che non c’è risposta, cioè, la risposta è la ricerca stessa della risposta, la domanda stessa, il libro stesso». Ho scoperto l’esistenza del “punto cieco letterario” in una critica al capolavoro di Francis Scott Fitzgerald “Il grande Gatsby”, il bel romanzo che ci parla della cecità del sogno americano nella New York degli anni favolosi del jazz del primo dopoguerra. Tutti i personaggi inquieti ed inquietanti del romanzo erano dei “ciechi” che ci vedevano molto bene con gli occhi, ma che non volevano vedere la loro realtà e le conseguenze delle loro azioni. Non solo il protagonista Gatsby accecato dal suo disperato amore per Daisy già sposa di un altro, ma anche ognuno dei personaggi, accecati dall’illusione finiscono tutti in tragedia. Nel bel film che racconta la storia di Gatsby interpretato strepitosamente da Leonardo di Caprio, quando Daisy nella folle corse con l’auto di Gatsby investe e uccide l’amante di suo marito, nel sottofondo il regista ha posto non a caso una stupenda versione di “Love is blindness” (l’amore è cecità) degli U2.

Che l’amore è cieco anche la scienza lo ha dimostrato, perché quando ci si innamora vengono attivate alcune parti del cervello, quello che ci fanno sovrastimare il partner, e vengono disattivate altre, quelle che dovrebbero permetterci di decifrare oggettivamente la realtà.

Gatsby, per esempio, non riusciva a vedere quanto la donna che egli ama così disperatamente fosse in realtà una donna banale e distaccata (“Ci dovevano essere stati momenti, perfino in quel pomeriggio, in cui Daisy non era stata all’altezza dei suoi sogni – non per colpa sua, ma per la colossale vitalità della sua illusione.”).

III.

Il tema della cecità sia nella dimensione reale che simbolica, ricorre in vari altri testi letterari e ricorre spesso anche nel Vangelo. Nel brano di oggi, della guarigione del cieco alla piscina di Siloe, ritroviamo entrambe le dimensioni. Oltre al cieco reale che è stato guarito, ci sono molti altri ciechi “simbolici” (lo potremmo definire un blind spot spirituale). Chi sono questi “ciechi” del Vangelo di oggi?

I discepoli, che con la loro domanda «Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?» dimostrano una visione distorta (bias), o meglio cieca di Dio, come il castigatore che fa pagare ai figli innocenti il male compiuto dai loro genitori.

I vicini, che non vedono la straordinarietà e bellezza del miracolo avvenuto, e invece di gioire per l’avvenuta guarigione, tartassano il miracolato con tante domande inutili.

I farisei, ancora più ciechi, che invece di gridare al miracolo cercano appigli per condannare Gesù, prima con la scusa dell’osservanza infranta del sabato e poi negando che quell’uomo fosse veramente cieco dalla nascita.

I genitori, ancora più ciechi del figlio, che prendono le distanze da lui, non solo accecati dalla paura dei Giudei che li avrebbero condannati se avessero manifestato fede in Gesù, ma anche accecati dalla vergogna per il figlio che con la sua malattia fin dalla nascita denunciava indirettamente, secondo la mentalità del tempo, la presunta colpevolezza dei genitori: “Per questo i suoi genitori dissero: «Ha l’età: chiedetelo a lui!»”.

In un mondo di ciechi il meno cieco di tutti è proprio il cieco dalla nascita che ha ricuperato non solo la vista degli occhi ma anche dell’anima “Una cosa io so: ero cieco e ora ci vedo”. Se per i suoi connazionali “ciechi” lui fu sempre stigmatizzato come un castigo di Dio, ora invece si rivela come la benedizione di Dio: “Sappiamo che Dio non ascolta i peccatori, ma che, se uno onora Dio e fa la sua volontà, egli lo ascolta. Da che mondo è mondo, non si è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato. Se costui non venisse da Dio, non avrebbe potuto far nulla”.

E i farisei “ciechi” lo cacciarono fuori dal “circolo dei ciechi”. E là fuori quell’uomo incontra Gesù che gli rivela lo scopo della sua venuta sulla terra: “perché coloro che non vedono, vedano e quelli che vedono, diventino ciechi”.

Non solo l’amore è cieco, ma anche il non-amore.

IV.

In conclusione possiamo essere felici (oggi è proprio la domenica in laetare) perché abbiamo visto che per ogni punto cieco (blind spot) c’è un rimedio:

Per il blind spot degli occhi basta cambiare posizione; per quello psicologico basta un poco di umiltà e per quello spirituale, basta riconoscere come il cieco guarito: “Una cosa io so: ero cieco e ora ci vedo” e dire con lui «Credo, Signore!».

E non angustiamoci se verremo scacciati dalla “società dei ciechi” perché come abbiamo sentito nel Vangelo, chi ci aspetta fuori è Gesù.


-Immagine di fondo: The great Gatsby

-Musica di sottofondo: Sting Shape of my heart Piano cover Igor Baranovskiy



🇵🇹 O PONTO CEGO

(texto e vídeo em 🇵🇹 português)

Uma reflexão para o Quarto Domingo da Quaresma A (19-3-2023)

< Jo 9:1-41 (O cego de Siloe)

I.

O ponto cego (blind spot) do olho é uma área minúscula da retina que não contém receptores para a luz e é, portanto, completamente cega. Seguindo as instruções na Internet sobre como descobrir o ponto cego dos nossos olhos, ficaremos surpreendidos ao perceber que embora vejamos toda a área como um todo, certos pontos ou objectos aparecem ou desaparecem, dependendo dos movimentos que fazemos. Também de um ponto de vista psicológico, a expressão "pontos cegos psicológicos" é utilizada para significar aquelas partes de nós que embora existam, não as vemos, porque nos assustam ou porque contradizem os nossos sistemas de valores ou porque as consideramos vergonhosas e, portanto, inaceitáveis. O desconhecimento destes pontos cegos leva-nos a uma concepção sobrestimada de nós próprios ao considerarmo-nos mais racionais e objectivos do que os outros. (Como o filósofo que vos citei no domingo passado, Byung-Chul Han, diz: "Estamos presos num ciclo infinito do "eu" e, no fim, numa autopropaganda que nos doutrina com as nossas próprias noções"). E isto leva-nos à intolerância em relação a outros que consideramos sempre inferiores.

II.

Há também "pontos cegos" de um ponto de vista literário, como explica o professor universitário espanhol Javier Cercas (The Blind Spot, Guanda, 2016): O "ponto cego", na literatura "é uma pergunta, e todo o romance consiste na procura de uma resposta a essa pergunta central; no final da procura, porém, a resposta é que não há resposta, ou seja, a resposta é a própria procura da resposta, a pergunta em si, o livro em si". Descobri a existência do 'ponto cego literário' numa crítica à obra-prima de Francis Scott Fitzgerald 'The Great Gatsby', o belo romance que nos fala da cegueira do sonho americano na Nova Iorque dos fabulosos anos do jazz do primeiro pós-guerra. Todas as personagens inquietas e perturbadoras do romance eram pessoas 'cegas' que conseguiam ver muito bem com os olhos, mas que não queriam ver a sua realidade e as consequências das suas acções. Não só o protagonista Gatsby cego pelo seu amor desesperado por Daisy já casada com outro, mas também cada uma das personagens, cegas pela ilusão, acabam todas em tragédia. No belo filme que conta a história de Gatsby interpretada de forma retumbante por Leonardo di Caprio, quando Daisy na corrida louca com o carro de Gatsby atropela e mata a amante do seu marido, ao fundo o realizador do film colocou, não por acaso, uma versão estupenda de ‘Love is blindness’ de U2.

Que o amor é cegueira também foi provado pela ciência, porque quando nos apaixonamos, certas partes do cérebro são activadas, as que nos fazem sobrestimar o nosso parceiro, e outras são desactivadas, as que deveriam permitir-nos decifrar objectivamente a realidade.

Gatsby, por exemplo, não conseguia ver como a mulher que amava tão desesperadamente era de facto uma mulher banal e distante ("Deve ter havido momentos, mesmo naquela tarde, em que Daisy não tinha conseguido estar à altura dos seus sonhos - sem culpa própria, mas através da colossal vitalidade da sua ilusão").

III.

O tema da cegueira, tanto na sua dimensão real como na sua dimensão simbólica, é recorrente em vários outros textos literários e também se repete frequentemente no Evangelho. Na passagem de hoje, da cura do cego na piscina de Siloe, encontramos ambas as dimensões. Para além do verdadeiro cego que foi curado, há muitos outros cegos "simbólicos" (poderíamos chamar-lhe um “ponto cego espiritual”). Quem são estes "homens cegos" do Evangelho de hoje?

Os discípulos, que com a sua pergunta "Rabi, quem pecou, ele ou os seus pais, que nasceu cego?" demonstram uma visão distorcida (bias), ou melhor, cega de Deus, como o castigador que faz as crianças inocentes pagar pelo mal feito pelos seus pais.

Os vizinhos, que não vêem a extraordinariedade e beleza do milagre que se realizou, e em vez de se regozijarem com a cura, assediam o milagrado com muitas perguntas inúteis.

Os fariseus, ainda mais cegos, que em vez de gritarem “milagre”, procuram formas de condenar Jesus, primeiro com a desculpa da não observância do sábado e depois negando que o homem era realmente cego de nascença.

Os pais, ainda mais cegos que o seu filho, afastando-se dele, não só cegos pelo medo dos judeus que os teriam condenado se tivessem mostrado fé em Jesus, mas também cegos pela vergonha do seu filho que, com a sua doença desde o nascimento, denunciava indirectamente, de acordo com a mentalidade da época, a suposta culpa dos seus pais: "É por isso que os seus pais disseram: 'Ele tem a idade: perguntem-lhe!’”.

Num mundo de cegos, o menos cego de todos é aquele que o era desde o nascimento e que recuperou não só a visão dos seus olhos, mas também a visão da sua alma: 'Uma coisa eu sei: eu era cego e agora vejo'. Se para os seus compatriotas 'cegos' ele foi sempre estigmatizado como ‘castigo de Deus’, agora, em vez disso, se revela como bênção de Deus: “Sabemos que Deus não dá ouvidos aos pecadores, mas que se alguém honra a Deus e faz a sua vontade, ele ouve-o. Desde tempos imemoriais, nunca se ouviu dizer que se abriu os olhos de um cego nato. Se ele não tivesse vindo de Deus, não poderia ter feito nada".

E os fariseus "cegos" expulsaram-no do "círculo dos cegos". E lá fora aquele homem encontra Jesus que lhe revela o propósito da sua vinda à terra: "para que aqueles que não vêem, possam ver, e aqueles que vêem, possam tornar-se cegos".

Não só o amor é cego, mas também o não amor.

IV.

Em conclusão, podemos estar felizes (hoje é Domingo de Laetare) porque vimos que para cada ponto cego (blind spot) existe um remédio:

Para o ponto cego dos olhos, basta mudar de posição; para o psicológico, basta um pouco de humildade; e para o espiritual, basta reconhecer como o cego curado: "Uma coisa eu sei: eu era cego e agora vejo" e dizer com ele: "Eu acredito, Senhor!

E não nos angustiemos se formos expulsos da 'sociedade dos cegos' porque, como ouvimos no Evangelho, aquele que nos espera lá fora é Jesus.


-Imagem no fundo: The great Gatsby

-Música de fundo: Sting Shape of my heart Piano cover Igor Baranovskiy



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