LA BELLEZZA COLLATERALE DELLA PAURA

LA BELLEZZA COLLATERALE DELLA PAURA < Mt 10,26-33 *Una riflessione per Domenica 21-06-2020


I.

In questi mesi di pandemia la grande protagonista è stata la paura: la paura del contagio, della morte, la paura di perdere non solo la nostra vita ma anche quella dei nostri cari. E a causa di questa paura ci siamo rinchiusi in casa. Così facendo ci siamo preservati dal contagio e dalla morte. (Hanno detto addirittura che qui a Roma il numero dei morti è diminuito in confronto agli altri anni). Se non avessimo avuto paura, saremmo usciti per strada come sempre e ci saremmo esposti al contagio. È la paura delle conseguenze delle nostre azioni che regola la nostra vita e la previene dagli eccessi: dall’eccesso di velocità, dell’abuso di droghe e alcool, da rischi azzardati... La paura è come la febbre. La febbre ci fa stare male, ma è un’allerta che il nostro corpo ci invia che ci spinge a curarci, a prendere le medicine. Il paradosso è che se da un lato la paura ci fa vivere (perché ci allerta, ci fa correre ai ripari), dall’altro lato però noi vorremmo vivere senza la paura. Solo che la paura fa parte integrante della vita. Non dobbiamo aver paura di aver paura. La cosa importante è che dobbiamo essere noi a dominare la paura e non la paura a dominare noi.

II.

La paura ha una sua “bellezza collaterale”, è conseguenza dell’amore. Esiste paura là dove esiste amore. Se non amassimo niente e nessuno non avremmo paura di perdere ciò che non amiamo. Per esempio non abbiamo paura di perdere l’eccesso di peso, o di perdere i nemici. Ma abbiamo paura di perdere la salute, gli amici, le persone care... Quando celebro dei funerali e vedo le persone che piangono per la perdita della persona estinta, io vedo in questo una “bellezza collaterale”: il pianto rivela un amore profondo per la persona morta, significa che questa persona ha lasciato qualcosa di importante in coloro che ha incontrato nella sua vita. Sarebbe mostruoso se uno muore e nessuno se ne importasse. Il dolore per la scomparsa di qualcuno è conseguenza dell’amore. Così la paura di perdere qualcuno è conseguenza dell’amore per questa persona. Se non amassimo, non avremmo nessuna paura. Ma come dicevo, dobbiamo convivere con la paura senza lasciarci dominare da essa. Una certa dose di paura come abbiamo visto, fa bene, ma troppa no, ci paralizza.

III.

Gesù, che conosce tutte le nostre paure, ci dice oggi per tre volte “non abbiate paura”. Anche Gesù lo sappiamo ha avuto paura: nell’orto del Getsemani ha addirittura sudato sangue. Anche Maria e Giuseppe hanno avuto paura quando hanno smarrito Gesù. Maria disse a Gesù appena ritrovato letteralmente queste parole: “abbiamo passato le pene dell’inferno”. Ma la cosa più importante è che alla fine l’amore è più grande e vince ogni paura. La fede in Dio è l’antidoto migliore contro la paura. Parafrasando il famoso aneddoto di Mártin Luther King potremmo dire: “Un giorno la paura bussò alla porta. La fede andò ad aprire, e non trovo nessuno”.

Noi che crediamo, affrontiamo con serenità le nostre paure perché sappiamo che non siamo mai soli. Anche i molti che durante questa pandemia sono morti in ospedale senza i loro cari, non erano soli. Dio era con loro a consolarli e accoglierli. Perché Dio non abbandona mai i suoi figli. E se Lui sa quando cade un passaro, volete che non sappia degli uomini dei quali conosce anche il numero dei capelli?

Chiediamo allora al Signore di aiutarci a convivere con le nostre paure senza lasciarci sopraffare, mantenendo sempre la nostra fede per essere un giorno riconosciuti da Lui, come ci dice nel Vangelo di oggi. “Non abbiamo paura” perché la nostra fede ci dice che non è vero che viviamo una volta sola. Si muore una volta sola. Tutti gli altri giorni viviamo.



(eziolorenzobono@hotmail.com)

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