“NOI SPERAVAMO CHE FOSSE LUI IL MESSIA”

“NOI SPERAVAMO CHE FOSSE LUI IL MESSIA”

< Lc 24,13-35

*Una riflessione per Domenica 26-04-2020 (III Pasqua A)


I.

Succede a volte nella nostra vita che lo sconforto si impadronisce di noi: “Io pensavo che fosse un’altra cosa; io speravo che fosse diverso...”, così pure la disillusione sulle nostre scelte di vita: “Io credevo che quella persona che ho sposato fosse l’ideale per me; Io speravo che la scelta di consacrazione fosse la mia realizzazione personale... e invece...”.

II.

È lo stesso sconforto che prese i discepoli di Gesù dopo la sua morte. Questi discepoli di Emmaus, rassegnati perché già abituati alla disillusione con il precedente “falso” Messia, Giuda Maccabeo, che proprio a Emmaus aveva sconfitto l’esercito greco, ma che poi anche lui, come Gesù, era morto e tutto era finito.

Eppure questi erano discepoli di Gesù!!! Probabilmente avevano partecipato all’ultima cena (per il fatto di aver riconosciuto poi Gesù allo spezzare del pane). Erano discepoli, ma non avevano fede.

É questo il dramma che può cadere su molti cristiani e anche su di noi: essere discepoli di Gesù ma non credere molto in Lui.

Molti battezzati, cresimati, sposati in chiesa, consacrati, sacerdoti etc., come questi discepoli si rassegnano, e lasciano ancora Gesù nel sepolcro.

Dopo duemila anni molti hanno lasciato ancora Gesù nel sepolcro, pensano a Lui come qualcosa del passato dimenticandosi che Lui appartiene al presente, che cammina accanto a noi, come ai discepoli di Emmaus.

III.

Anche noi come i discepoli di Emmaus rimaniamo ancora e sempre a lamentarci, a piagnucolare su tutto e su tutti.

Quei due come noi, dopo tutto quello che hanno vissuto con Gesù che li ha scelti e chiamati, hanno la capacità di abbruttire dei verbi straordinari come sperare, credere, amare, declinandoli al passato: speravamo, credevamo, amavamo. Questi verbi hanno solo il tempo presente, non il passato.

Verbi straordinari come amare, credere, sperare, quando li si declinano al passato si contraddicono, si autodistruggono, perché dire amavo, credevo, speravo significa che non amo, non credo e non spero più.

Come scrisse Pasolini nel suo poema “Il pianto della scavatrice”: Solo l’amare, solo il conoscere conta. Non l’aver amato, non l’aver conosciuto.

IV.

Gesù legge la stessa realtà letta e descritta dai discepoli di Emmaus, ma con occhi diversi, veri, non con occhi di piagnucoloni ripiegati su se stessi.

Quante volte incontriamo persone deprimenti che vedono tutto nero, solo criticano, non va bene niente, hanno sempre da ridire su tutti e su tutto.

Anche nella Chiesa, quanti pedanti frignoni? Da cinquant’anni sto sentendo da loro sempre le stesse cose: “Nessuno va più in Chiesa, i ragazzi spariscono dopo la cresima, non ci sono più vocazioni...”, e via con le lagne. (Tante volte il lamentarsi è un modo per giustificare le nostre inadempienze come pastori).

V.

Papa Benedetto XVI scrisse: “La risurrezione di Cristo ci assicura che nessuna potenza avversa potrà mai distruggere la Chiesa. Quindi la nostra fede ha fondamento. Ogni cristiano si trasformi in un testimone in grado di rendere conto a tutti e sempre della speranza che lo anima”.

Questo vecchio Papa ci da un’iniezione di speranza e di fiducia. Lui ha più di 80 anni eppure la sua fede è fresca e giovane, più di tanti cristiani giovani che di giovane hanno solo l’età.


Non lasciamoci turbare. Anche se il mondo non credesse più (anche se non è vero, perché c’è ancora tanta gente nel mondo che crede e ama Dio), ma anche se il mondo non crede più, l’importante è che noi non smettiamo mai di credere, di amare, di sperare.


(eziolorenzobono@hotmail.com)

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