NON “CREDENTI” MA “CREDIBILI”

Aggiornamento: 21 nov 2020

Nella foto: Il giudizio finale, Wassily Kandinsky, 1912, Munich, Germania


NON “CREDENTI” MA “CREDIBILI“

Una riflessione per Domenica 21-11-2020 (TC-A XXXIV, Cristo Re)

< Mt 25,31-46 (Giudizio Finale)



I.

Tutti noi nella vita abbiamo fatto degli esami a scuola o all’università ed ogni volta, anche se finivano sempre bene, eravamo sempre in apprensione perché un esame è sempre un’incognita. Non sapendo esattamente che cosa poteva uscire ci si preparava su tante cose e anche così c’era sempre qualcosa che ci sfuggiva. Se noi avessimo saputo con precisione quali fossero le domande, ci saremmo preparati e concentrati su quelle risposte e avremmo superato tutti gli esami senza nessun problema.

II.

C’è un esame, il più importante di tutti, quello del giudizio finale, per il quale conosciamo già le domande. Ce le ha rivelate Gesù nel Vangelo di oggi.

Paradossalmente se per ottenere un diploma o una laurea ci siamo sacrificati molto, per ottenere il premio finale della vita eterna non ci mettiamo lo stesso impegno. Eppure è un esame al quale nessuno può scappare e che determinerà il nostro futuro eterno. Un esame che tutti potranno superare, per il fatto di conoscere già che cosa ci verrà richiesto.

III.

Nel racconto di oggi del giudizio finale ci sono delle sorprese.

La prima è che non saremo giudicati sul male che abbiamo commesso ma sul bene che non abbiamo fatto: “Ero bisognoso, e non mi hai aiutato”. Quindi, invece di preoccuparci delle azioni cattive che abbiamo fatto e che il Signore sembra non curarsene affatto, dobbiamo preoccuparci delle azioni buone che non facciamo.

Una seconda sorpresa: le azioni buone da compiere non sono tanto le nostre devozioni e preghiere, ma gesti di amore verso gli ultimi. Non viene richiesta nessuna professione di fede, addirittura le persone possono anche non aver conosciuto Dio e si salvano ugualmente. Infatti chiedono: “quando Signore ti abbiamo visto bisognoso e ti abbiamo soccorso?”.

Quando si amano i fratelli, automaticamente si ama Dio. Pero quando si ama Dio non si amano automaticamente i fratelli.

IV.

Mi ricordo anni fa di un confratello che era molto pio, era sempre in chiesa a pregare inginocchiato con la schiena ritta. Però fuori chiesa era così antipatico con i confratelli, aveva sempre da criticare e fare osservazioni. Io ero ancora un giovane religioso e non potevo fare osservazioni ai più anziani però volevo dirgli: “Prega di meno e ama di più”. Infatti è possibile amare Dio e non i fratelli: “non chi dice Signore, Signore entrerà nel Regno dei cieli, ma chi fa la volontà del Padre mio”. E qual è questa volontà? Lo abbiamo visto nel Vangelo di oggi: amare gli ultimi. Se è possibile amare Dio e non i fratelli, non è possibile il contrario perché chi ama i fratelli già ama Dio perché Lui si è identificato con loro: “quello che avete fatto a uno di questi più piccoli, l’avete fatto a me”.

V.

Oggi è la Solennità di Cristo Re e Signore dell’universo. Un Re che non ha niente a vedere con le sontuose corti reali. Un Re che non vuole nulla per sé ma solo per i suoi amati, “questi miei fratelli più piccoli”.

Un Signore dell’universo che ci ricorda che alla fine del mondo ci sarà Lui ad aspettarci, ci ricorda che il mondo non va verso la catastrofe o il nulla, ma verso il Tutto, verso Lui e quindi non dobbiamo temere. Ci chiede solo di amare, ciascuno secondo le proprie possibilità (con uno, due o cinque talenti). Ognuno realizza pienamente se stesso amando. Santa Teresa di Lisieux diceva che un bicchierino o un secchio quando sono pieni, sono pieni, sono realizzati.

Leggevo tempo fa che Barack Obama un giorno, già presidente, incontrò un suo amico d’infanzia che gli disse: dobbiamo festeggiare perché entrambi abbiamo realizzato il nostro sogno. Barack da bambino voleva diventare presidente e c’è riuscito, e l’amico voleva aprire un negozio di orologi tutto suo e c’è riuscito. Entrambi si erano realizzati. Non importa quanto grande o piccola sia la nostra missione, l’importante è metterci il cuore e compierla fino alla fine.

VI.

Alla fine tutto ciò che rimane è l’amore che abbiamo saputo dare ai nostri amici, ai nostri genitori, ai nostri figli, al nostro coniuge, ai nostri fratelli, ai nostri vicini, ai più deboli. Solo l’amore rimane, tutto il resto scomparirà.

Allora già che sappiamo quali domande il Signore ci farà alla fine della nostra vita, prepariamoci fin d’ora amando intensamente e cercando non tanto di essere “credenti” ma “credibili”.

(eziolorenzobono@hotmail.com)

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