🇮🇹 STANZE VUOTE 🇵🇹 SALAS VAZIAS 🇬🇧 EMPTY ROOMS

Aggiornamento: 2 mar


🇮🇹 STANZE VUOTE Una riflessione per la VIII Domenica TO-C (27–2-2022) < Lc 6,39-45 (Un cieco non può guidare un altro cieco) I. Ieri pomeriggio sono andato a visitare la bellissima Villa Medici e il vicino Palazzo Zuccari dove sono stati ambientati alcuni episodi del famoso romanzo di Gabriele d’Annunzio, il Piacere. Avevo letto questo libro ai tempi del liceo e ricordo ancora le parole che il padre disse al figlio Andrea Sperelli, il protagonista del romanzo nel quale D’Annunzio immedesimò se stesso: “Bisogna fare la propria vita, come si fa un'opera d'arte. Bisogna che la vita d'un uomo d'intelletto sia opera di lui. La superiorità vera é tutta qui. Bisogna conservare ad ogni costo la libertà, fin nell'ebbrezza. La regola dell'uomo d'intelletto, eccola: - Habere, non haberi (Possedere, non essere posseduti)“. Il Papà di Andrea però risultò essere una guida che non conduce da nessuna parte (come quelli che predicano bene e razzolano male): ciò che rimane alla fine del romanzo è il protagonista che si aggira per le stanze del palazzo, completamente vuote, come la sua vita. II. “Un cieco non può guidare un altro cieco”, ci allerta oggi Gesù: altrimenti entrambi finiscono nel fosso. Oggigiorno molti vanno alla ricerca di guida, di guru, di guide spirituali che promettono di risolvere i problemi del male di vivere; di influencer che ti dicono cosa scegliere (come è possibile che ci siano milioni di persone che si lasciano abbindolare e influenzare così fortemente su scelte e gusti?); altri si affidano a politici che mandano migliaia di persone a morire e ad uccidere. In questi giorni ci stiamo scandalizzando non riuscendo a capire come un capo di stato possa convincere le persone ad andare in guerra, e poi noi stessi magari ci lasciamo convincere a comprare quel prodotto piuttosto che quell’altro perché l’influencer ciarlatano di turno ci ha detto che quel prodotto era migliore. III. Le guide cieche di cui ci parla oggi Gesù, sono quei leader che abusano del loro ruolo e trascinano generazioni intere nel baratro. Sono i cosiddetti “cattivi maestri”. Gesù ci mette in guardia a riguardo dei nostri maestri: “Non chiamate nessuno maestro, perché uno solo è il vostro maestro”, una sola è la guida, tutti gli altri sono solo compagni di viaggio. Anche le guide spirituali che abbiamo lo sono solo se agiscono conforme al Vangelo (la Bibbia più volte ci mette in guardia a riguardo di pastori che in realtà sono dei lupi). Il Vangelo è la guida che ci aiuta nel discernimento delle nostre azioni: quello che vogliamo fare, dire, la decisione che vogliamo prendere è conforme o contrario al Vangelo? Che cosa farebbe, direbbe, deciderebbe Gesù al nostro posto? Possiamo rincorrere i guru del momento, le persone più illuminate… ma alla fine ci rendiamo conto che chi ha sempre ragione è solo Lui, Gesù. IV. Nel Vangelo di oggi, dopo averci ammonito riguardo ai cattivi maestri, Gesù ci chiede di diventare noi stessi delle auto-guide, attraverso la cura di noi stessi: “togli le travi dalla tua vita”. Se siamo impediti, bloccati, tarpati, come possiamo agire e pensare? Se abbiamo un occhio limpido potremo vedere gli altri con limpidezza. Ma se siamo torbidi, vedremo solo il torbido negli altri e attorno a noi. Se abbiamo la cataratta sugli occhi vedremo tuo confuso e deforme. Quindi se siamo puliti potremo vedere la bellezza. Se siamo putridi vedremo solo putredine. C’è quel bel racconto di quel re che chiama un suo cortigiano famoso per essere malvagio, cattivo invidioso e gli disse: “scegli tutti gli uomini migliori della mia corte, che siano onesti, sinceri e portameli qui perché voglio affidare loro una missione importante”. E poi chiamò un altro cortigiano famoso per essere una persona buona, umile, generosa e gli disse: “portami qui tutti gli uomini peggiori della mia corte, cattivi, bugiardi perché li vorrei cacciare dal mio palazzo”. Successe che qualche giorno dopo i due incaricati si presentarono davanti al re da soli. Il malvagio disse di non aver trovato nessun uomo buono in tutta la corte. Quello buono invece disse di non essere riuscito a trovare nessuno veramente cattivo. Morale della favola? Noi vediamo da come siamo. V. La terza affermazione di Gesù infatti è che l’uomo buono trae dal suo tesoro cose buone e il malvagio cose cattive. Se io mi riempio solo di superficialità, di vizi, sete di guadagno ecco che potrò tirar fuori solo questo dal mio scrigno. Se noi guardassimo per esempio la cattiveria degli haters che imperversano su internet, scopriamo che solo possono estrarre dal loro scrigno le loro frustrazioni o desideri perversi di ferire gli altri, come dice il Vangelo: “la sua bocca infatti esprime ciò che dal cuore sovrabbonda”. Se uno ha nella testa manie di grandezza e sete di potere, potrà solo decidere come soddisfare le sue aspirazioni. Ne abbiamo qualche esempio nei nostri giorni. Cerchiamo allora di fare un po’ di pulizia nel nostro scrigno e buttare via ciò che è brutto e riempiamolo di bellezza. Ma non tanto della bellezza fine a se stessa di cui ci parla D’Annunzio nel suo romanzo che ha inaugurato il decadentismo e l’edonismo nella nostra cultura, ma della bellezza che è sempre unita alla bontà e verità (come dice il famoso detto della filosofia scolastica: “Ens, verum, bonum et pulchrum convertuntur in unum”, l’essere, il vero, il bene e il bello convergono in unità, sono indivisibili). Per lo meno se Nietzsche era morto nell’illusione che il suo superuomo avrebbe sostituito Dio e il senso del mondo, il superuomo ante litteram di D’Annunzio invece denuda la vacuità e la decadenza di una bellezza priva di bontà e verità, che alla fine, spente le ultimi braci di amori effimeri, si ritrova a vagare da sola per le stanze vuote dell’anima.



🇵🇹 SALAS VAZIAS Uma reflexão para o VIII Domingo TO-C (27-2-2022) < Lc 6:39-45 (Um cego não pode conduzir outro cego) I. Ontem à tarde fui visitar a bela Villa Medici e o vizinho Palazzo Zuccari, onde alguns episódios do famoso romance de Gabriele d'Annunzio, Il Piacere, foram ambientados. Eu tinha lido este livro quando andava no liceu e ainda me lembro das palavras que o pai disse ao seu filho Andrea Sperelli, o protagonista do romance em que D'Annunzio se identificou: "Tens de fazer a tua própria vida, tal como fazes uma obra de arte. A vida de um homem de intelecto deve ser o seu próprio trabalho. A verdadeira superioridade está tudo aqui. A liberdade deve ser preservada a todo o custo, mesmo em estado de embriaguez. A regra do homem do intelecto é esta: Habere, non haberi (possuir, não ser possuído)”. O pai de Andrea, contudo, acabou por ser um guia que não leva a lado nenhum (como aqueles que pregam o bem e agem mal): o que resta no final do romance é o protagonista a vaguear pelas salas do palácio, completamente vazias, como a sua vida. II. "Um cego não pode conduzir um outro cego", Jesus avisa-nos hoje, caso contrário ambos acabarão no buraco. Hoje em dia muitas pessoas vão em busca de orientação, de gurus, de guias espirituais que prometem resolver os problemas da vida; de influenciadores que lhe dizem o que escolher (como é possível que haja milhões de pessoas que se deixam enganar e influenciar tão fortemente nas suas escolhas e gostos?); outros dependem de políticos que enviam milhares de pessoas para matar e para serem mortas. Hoje em dia, estamos indignados por não conseguirmos compreender como um chefe de Estado pode convencer as pessoas a ir para a guerra, e então nós próprios talvez nos deixemos convencer a comprar esse produto em vez do outro, porque o charlatão influenciador do momento nos disse que esse produto era melhor. III. Os guias cegos de quem Jesus nos fala hoje são aqueles líderes que abusam do seu papel e arrastam gerações inteiras para o abismo. Eles são os chamados "maus mestres”. Jesus avisa-nos sobre os nossos mestres: "Não chames mestre a ninguém, pois um é o teu mestre”, um só é o guia, todos os outros são apenas companheiros de viagem. Mesmo os guias espirituais que temos só são guias se agirem de acordo com o Evangelho (a Bíblia avisa-nos repetidamente sobre os pastores que na verdade são lobos). O Evangelho é o guia que nos ajuda a discernir as nossas acções: é o que queremos fazer, dizer, a decisão que queremos tomar de acordo com o Evangelho ou contrariamente a ele? O que é que Jesus faria, diria, iria decidir no nosso lugar? Podemos perseguir os gurus do momento, as pessoas mais esclarecidas... mas no final percebemos que aquele que está sempre certo é apenas Ele, Jesus. IV. No Evangelho de hoje, depois de nos ter avisado sobre maus mestres, Jesus pede-nos para nos tornarmos auto-guias, cuidando de nós próprios: "retira as vigas da tua vida". Se formos impedidos, bloqueados, tapados, como podemos agir e pensar? Se tivermos um olho claro, podemos ver outros claramente. Mas se estivermos nublados, veremos apenas a nebulosidade nos outros e à nossa volta. Se tivermos cataratas nos nossos olhos, veremos somente em modo confuso e deformado. Portanto, se estivermos limpos, veremos beleza. Se estivermos putrefactos, só veremos podridão. Há aquela bela história do rei que chamou um dos seus cortesãos, famoso por ser perverso, invejoso e lhe disse: "escolha todos os melhores homens da minha corte, que sejam honestos, sinceros e traga-os aqui para mim porque quero confiar-lhes uma missão importante". E depois chamou outro cortesão que era conhecido por ser uma pessoa boa, humilde e generosa e disse-lhe: "traz-me todos os piores homens da minha corte, homens maus e mentirosos, porque os quero expulsar do meu palácio". Aconteceu que alguns dias mais tarde os dois homens no comando compareceram perante o rei sozinhos. O malvado disse que não tinha encontrado um único homem bom em todo o palàcio. O bom homem disse que não tinha sido capaz de encontrar ninguém realmente mau. Moral da história? Vemos pelo que somos. V. Pois a terceira afirmação de Jesus é que o homem bom tira do seu tesouro coisas boas e o homem mau coisas más. Se apenas me encher de superficialidade, de vícios, de sede de lucro, é só isso que posso tirar do meu tesouro. Se olharmos para a maldade dos “haters” que se enfurecem na Internet, por exemplo, descobrimos que eles só podem tirar do seu cofre as suas frustrações ou desejos perversos de ferir os outros, como diz o Evangelho: "pois a sua boca exprime o que transborda do seu coração". Se alguém tem ilusões de grandeza e sede de poder na sua cabeça, só pode decidir como satisfazer as suas aspirações. Temos alguns exemplos disso nos nossos dias. Tentemos então fazer alguma limpeza no cofre do nosso tesouro e deitar fora o que é feio e vamos enchê-lo de beleza. Mas não tanto a beleza por si mesma de que D'Annunzio fala no seu romance que inaugurou o decadentismo e o hedonismo na nossa cultura, mas a beleza que está sempre unida à bondade e à verdade (como diz o famoso ditado da filosofia escolástica: "Ens, verum, bonum et pulchrum convertuntur in unum", ser, verdade, bondade e beleza convergem em unidade, são indivisíveis). Pelo menos se Nietzsche morreu sob a ilusão de que o seu Super-Homem substituiria Deus e o sentido do mundo, o super-homem ante-literam de D'Annunzio, em vez disso, desmascara o vazio e a decadência de uma beleza desprovida de bondade e verdade, que no final, tendo extinguido as últimas brasas dos amores efémeros, se encontra a vaguear sozinha pelas salas vazias da alma.


🇬🇧 EMPTY ROOMS

A reflection for the VIIIth Sunday TO-C (27-2-2022)

< Lk 6:39-45 (A blind man cannot lead another blind man)

I.

Yesterday afternoon I went to visit the beautiful Villa Medici and the nearby Palazzo Zuccari where some episodes of Gabriele d'Annunzio's famous novel, “Il Piacere”, were set. I had read this book when I was in high school and I still remember the words that the father said to his son Andrea Sperelli, the protagonist of the novel in which D'Annunzio identified himself: "You have to make your own life, as you make a work of art. The life of a man of intellect must be his own work. True superiority is all here. Freedom must be preserved at all costs, even in drunkenness. The rule of the man of intellect is this: “Habere, non haberi” (to possess, not to be possessed).

Andrea's father, however, turned out to be a guide that leads nowhere (like those who preach good and do bad): what remains at the end of the novel is the protagonist wandering around the rooms of the palace, completely empty, like his life.

II.

"A blind man cannot lead a blind man", Jesus warns us today, otherwise both will end up in the ditch.

Nowadays many people go in search of guidance, of gurus, of spiritual guides who promise to solve the problems of the bad life; of influencers who tell you what to choose (how is it possible that there are millions of people who allow themselves to be beguiled and influenced so strongly on their choices and tastes?); others rely on politicians who send thousands of people to kill and to be killed. These days, we are outraged at not being able to understand how a head of state can convince people to go to war, and then we ourselves perhaps allow ourselves to be convinced to buy that product rather than the other because the charlatan influencer on duty told us that that product was better.

III.

The blind guides of whom Jesus speaks to us today are those leaders who abuse their role and drag entire generations into the abyss. They are the so-called "bad teachers".

Jesus warns us about our teachers: "Do not call anyone a teacher, for one is your teacher", one is the guide, all the others are just fellow travellers. Even the spiritual guides we have are only guides if they act in accordance with the Gospel (the Bible repeatedly warns us about shepherds who are actually wolves).

The Gospel is the guide that helps us discern our actions: is what we want to do, say, the decision we want to take in accordance with or contrary to the Gospel? What would Jesus do, say, decide in our place?

We can chase after the gurus of the moment, the most enlightened people... but in the end we realise that the one who is always right is only He, Jesus.

IV.

In today's Gospel, after having warned us about bad teachers, Jesus asks us to become self-guides by taking care of ourselves: "remove the beams from your life". If we are hindered, blocked, hamstrung, how can we act and think? If we have a clear eye, we can see others clearly. But if we are cloudy, we will only see the cloudiness in others and around us. If we have cataracts in our eyes we will see your confused and deformed. So if we are clean we will see beauty. If we are putrid we will only see rottenness.

There is that beautiful story of the king who called one of his courtiers who was famous for being wicked, wickedly envious and said to him: "choose all the best men of my court, who are honest, sincere and bring them to me because I want to entrust them with an important mission". And then he called another courtier who was famous for being a good, humble, generous person and said to him: "bring me all the worst men in my court, bad, lying men, because I want to drive them out of my palace". It happened that a few days later the two men in charge appeared before the king alone. The evil one said that he had not found a single good man in the whole court. The good man said that he had not been able to find anyone really bad.

Moral of the story? We see by what we are.

V.

For the third statement of Jesus is that the good man draws from his treasure good things and the wicked man evil things.

If I only fill myself with superficiality, with vices, with a thirst for gain, that is all I can take out of my treasure chest.

If we look at the wickedness of the haters who rage on the internet, for example, we discover that they can only take out of their treasure chest their frustrations or perverse desires to hurt others, as the Gospel says: "for his mouth expresses what overflows from his heart".

If one has delusions of grandeur and thirst for power in his head, he can only decide how to satisfy his aspirations. We have some examples of this in our day.

Let us then try to do some cleaning in our treasure chest and throw away what is ugly and fill it with beauty. But not so much the beauty for its own sake that D'Annunzio talks about in his novel that inaugurated decadentism and hedonism in our culture, but the beauty that is always united with goodness and truth (as the famous saying of scholastic philosophy goes: "Ens, verum, bonum et pulchrum convertuntur in unum", being, the true, the good and the beauty converge in unity, they are indivisible).

At least if Nietzsche died under the illusion that his Superman would replace God and the meaning of the world, D'Annunzio's ante litteram Superman instead exposes the emptiness and decadence of a beauty devoid of goodness and truth, which in the end, having extinguished the last embers of ephemeral love, finds itself wandering alone through the empty rooms of the soul.


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