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🇮🇹 TESTAMENTO SPIRITUALE 🇵🇹 TESTAMENTO ESPIRITUAL 🇬🇧 SPIRITUAL TESTAMENT

Aggiornamento: 15 ott 2023


🇮🇹 TESTAMENTO SPIRITUALE

(Omaggio a don Sergio Colombo)

(Video e testo in 🇮🇹 italiano)

Una riflessione per la XXVIII Domenica del Tempo Comune (15-10-2023)

< Mt 22,1-14 (Gli invitati alla festa di nozze)

I.

Questa settimana, in occasione del 10° anniversario della morte, ho riletto con commozione il testamento spirituale di don Sergio Colombo, uno dei grandi maestri che ho avuto nella mia vita, mio professore di teologia morale quando ero giovane studente.

Inizia il suo testamente con queste parole: "Sono felicissimo di aver vissuto. Ho trovato bello il tempo e il luogo che Dio mi ha dato per vivere la mia avventura tra gli uomini. Me ne vado pieno di riconoscenza per tante persone che mi hanno aiutato e insegnato a vivere: a partire dai miei genitori e della mia famiglia...".

Le sue parole non sono di addio, infatti dice "Arrivederci a tutti e... alla vita che amo tanto".

Parole che testimoniano la sua fede profonda: "Mi è capitata la gran cosa di essere un cristiano. È diventata la cosa più importante della mia vita: ci ho giocato sopra tutta la mia storia. Ho cercato di diventare un cristiano sul serio: come ho potuto, come ho saputo: con molta passione".

Oltre a essere un convinto cristiano don Sergio è stato anche un vero sacerdote: "Mi è anche capitato di fare il prete nella Chiesa cattolica. Mi sarebbe piaciuto farlo bene; probabilmente non ci sono riuscito del tutto: ... Io, comunque, mi ci sono messo dentro, al punto che a un dato momento non sono più riuscito a distinguere il mio essere uomo e il mio essere prete".

Don Sergio è stato sempre innamorato della Chiesa che ha servito con la sua grande intelligenza: "Ho amato la Chiesa, anche se non sono sempre stato quieto e docile: ho cercato la sua bellezza che spesso mi pareva tenesse nascosta; ho sperimentato in molti modi la sua materna fecondità che non finisce mai".

La sofferenza e la malattia degli ultimi tempi non lo ha allontanato da Dio, anzi ha radicato ancora di più la sua fede: "Ho cercato di rispettare fino in fondo la discrezione di Dio, il suo silenzio. Ma egli mi si è fatto ancora più vicino nel dono di un senso profondo di fraternità: mai mi sono sentito così fraterno, così uguale, così uno tra gli altri come in queste regioni della debolezza e della paura in cui tutti passiamo e da cui sale l’universale invocazione al soccorso e alla salvezza".

E conclude il suo testamento spirituale con parole dense di amore:

"Mi avete visto alcune volte piangere. Ma vi assicuro che sono state quasi sempre lacrime di dolcezza: la commozione di veder ritornare le persone e le cose belle della vita, a darmi fiducia anche per il viaggio misterioso dentro la morte. È la dolcezza di questi lunghi addii che mi sta dando la forza di mettermi, con tremore, rannicchiato ai piedi del Signore Gesù, in silenzio, nel sonno della morte, aspettando che la sua Parola mi risvegli con i miei fratelli. Ho tanta voglia di vedere il Signore, di incontrarlo. Sono curioso di vedere che cosa saprà darmi di più di quanto mi ha già dato in questa vita. Sono emozionato nel pensare a che cosa vorrà dire per me vivere accanto a lui! Ho voglia di ritrovare alcune persone il cui distacco mi ha lacerato. Ho voglia di ritrovare la bellezza di questo mondo che abbandono con tanta nostalgia".

II.

Con la commozione ancora nel cuore dopo aver letto questo testamento, mi sono messo a leggere il vangelo di questa domenica per preparare questa riflessione, ed è apparsa in forma lampante la distanza abissale tra l'esperienza vissuta da don Sergio e quella degli invitati al banchetto delle nozze regali. Gli invitati hanno accampato scuse ridicole per sottrarsi alla festa di nozze. Non hanno avuto neanche lontanamente idea di cosa si sono persi. E' lo stesso che facciamo anche noi che fronte agli inviti del Signore ad incontrarsi con Lui nella preghiera, nella santa messa, accampiamo anche noi scuse ridicole: "non ho tempo, sono stanco, ho tante cose da fare, voglio riposare..." e anche noi non ci rendiamo conto di cosa perdiamo. Cosa c'è di più bello nella vita dell'incontrarsi con Dio? Eppure troviamo il tempo per incontrarci con chiunque, meno che con Lui. E riempiamo la vita di tante cose che potrebbero invece trasudare di bellezza e di amore se vissute con Dio. Amare Dio non implica odiare il mondo, anzi ameremo il mondo e le persone ancora più intensamente perché le ameremo con lo stesso amore di Dio: con Dio, noi più che amare, diventiamo amore.

Come nel Vangelo di domenica scorsa Gesù ha detto che il Signore consegnerà ad altri la sua vigna, così oggi ci dice che se noi non accoglieremo il suo invito, inviterà altri al suo banchetto.

III.

Per concludere: come sarà il nostro testamento spirituale? Anche noi potremo scrivere come don Sergio "Sono felicissimo di aver vissuto"? Anche per noi l'essere cristiano sarà diventata la cosa più importante della vita? Anche noi ci ritroveremo con tanta voglia di vedere il Signore, di incontrarlo? Anche noi saremo curiosi di vedere che cosa il Signore potrà donarci di più di quanto ci ha già dato in questa vita? Anche noi saremo emozionati nel pensare cosa vorrà dire vivere accanto a Lui?

Coloro che come gli invitati alle nozze del Vangelo di oggi hanno declinato l'invito per occuparsi dei loro campi e dei loro affari, assaporeranno un poco in questa vita la dolcezza della bellezza di Dio o assaporeranno solo l'amarezza del disincanto?

Grazie Dio per averci invitati alla tua festa, aiutaci ad essere rivestiti sempre del tuo abito nuziale. Grazie per averci donato il nostro maestro e fratello don Sergio: chissà che un giorno anche noi arriveremo ad amarti come lui ti ha amato.


  • Immagine di fondo: Foto di don Sergio Colombo

  • Musica di fondo: I Belong to Jesus (Dylan's Song)



🇵🇹 TESTAMENTO ESPIRITUAL

(Homenagem ao Pe. Sergio Colombo)

(Vídeo e texto em 🇵🇹 portugues)

Uma reflexão para o XXVIII Domingo do Tempo Comum (15-10-2023)

< Mt 22,1-14 (Os convidados para o banquete de casamento)

I.

Esta semana, por ocasião do décimo aniversário da sua morte, reli com emoção o testamento espiritual do Pe. Sergio Colombo, um dos grandes mestres que tive na minha vida, meu professor de teologia moral quando era um jovem estudante.

Começou o seu testamento com estas palavras: "Estou muito feliz por ter vivido. Achei bonito o tempo e o lugar que Deus me deu para viver a minha aventura entre os homens. Parto cheio de gratidão por tantas pessoas que me ajudaram e me ensinaram a viver: a começar pelos meus pais e pela minha família...".

As suas palavras não são de despedida, na verdade ele diz “Nos veremos de novo, a todos e.... à vida que tanto amo".

As sua palavras testemunham uma fé profunda: "Aconteceu-me a grande coisa de ser cristão. Tornou-se a coisa mais importante da minha vida: foi nela que joguei toda a história da minha vida. Tentei tornar-me cristão a sério: como podia, como sabia: com muita paixão".

Para além de ser um cristão convicto, o Padre Sérgio era também um verdadeiro sacerdote: "Aconteceu-me, também de ser sacerdote na Igreja Católica. Gostaria de o ter feito bem; se calhar não o consegui. No entanto, entrei nisso ao ponto de, num dado momento, já não conseguir distinguir entre o meu ser homem e o meu ser padre".

O Pe. Sérgio esteve sempre apaixonado pela Igreja que serviu com a sua grande inteligência: "Amei a Igreja, mesmo se nem sempre fui quieto e dócil: procurei a sua beleza que muitas vezes parecia esconder; experimentei de muitas maneiras a sua fecundidade materna que nunca acaba".

O sofrimento e a doença dos últimos tempos não o afastaram de Deus; pelo contrário, aprofundaram ainda mais a sua fé: "Procurei respeitar ao máximo a discrição de Deus, o seu silêncio. Mas Ele aproximou-se ainda mais de mim no dom de um profundo sentido de fraternidade: nunca me senti tão fraterno, tão igual, tão uno entre os outros como nestas regiões de fraqueza e de medo pelas quais todos passamos e das quais se eleva a invocação universal de socorro e de salvação".

E conclui o seu testamento espiritual com palavras cheias de amor:

"Viram-me chorar algumas vezes. Mas asseguro-vos que foram quase sempre lágrimas de doçura: a emoção de ver regressar as pessoas e as coisas belas da vida, dando-me confiança mesmo para a misteriosa viagem para a morte. É a doçura destas longas despedidas que me dá força para me colocar, com tremor, agachado aos pés do Senhor Jesus, em silêncio, no sono da morte, à espera que a sua Palavra me desperte com os meus irmãos. Tenho vontade de ver o Senhor, de o encontrar. Tenho curiosidade de ver o que mais Ele me poderá dar para além do que já me deu nesta vida. Estou entusiasmado ao pensar no que significará para mim viver ao lado dEle! Anseio por encontrar algumas pessoas cuja separação me dilacerou. Anseio por redescobrir a beleza deste mundo que abandono com tanta saudade”.

II.

Com a emoção ainda no coração depois de ter lido este testamento, comecei a ler o Evangelho deste domingo para preparar esta reflexão, e a distância abismal entre a experiência do Pe. Sérgio e a dos convidados do banquete das bodas reais apareceu de forma gritante. Os convidados inventaram desculpas ridículas para fugir à festa de casamento. Não faziam ideia do que estavam a perder. É o mesmo que acontece connosco quando, perante os convites do Senhor para nos encontrarmos com Ele na oração, na Santa Missa, também nós arranjamos desculpas ridículas: "Não tenho tempo, estou cansado, tenho tanto que fazer, quero descansar..." e também nós não nos apercebemos do que estamos a perder. O que há de mais belo na vida do que encontrar a Deus? E, no entanto, achamos o tempo para nos encontrarmos com todos menos com Ele. E enchemos a nossa vida com tantas coisas que, se fossem vividas com Deus, poderiam exalar beleza e amor. Amar a Deus não implica odiar o mundo; pelo contrário, amaremos o mundo e os homens ainda mais intensamente, porque os amaremos com o mesmo amor de Deus: com Deus, mais do que amar, tornamo-nos amor.

Tal como no Evangelho de domingo passado Jesus disse que o Senhor entregará a sua vinha a outros, também hoje nos diz que, se não aceitarmos o seu convite, ele convidará outros para o seu banquete.

III.

Para concluir: como será o nosso testamento espiritual? Poderemos também nós escrever como o Pe. Sérgio: "Estou feliz por ter vivido"? Será que o facto de sermos cristãos se tornará também para nós a coisa mais importante da vida? Estaremos também nós desejosos de ver o Senhor, de O encontrar? Teremos também nós a curiosidade de ver o que o Senhor nos pode dar para além do que já nos deu nesta vida? Estaremos também nós entusiasmados ao pensar como será viver ao lado d'Ele?

Será que aqueles que, como os convidados para as bodas do Evangelho de hoje, recusaram o convite para se ocuparem dos seus campos e dos seus afazeres, irão saborear um pouco nesta vida a doçura da beleza de Deus, ou irão provar apenas o amargo da desilusão?

Obrigado, Deus, por nos teres convidado para o teu banquete, ajuda-nos a estar sempre vestidos com a tua veste nupcial. Obrigado por nos teres dado o nosso mestre e irmão Pe. Sérgio: quem sabe se um dia também nós chegaremos a amar-Te como ele Te amou.


  • Imagem no fundo: Foto do Pe. Sérgio Colombo

  • Música no fundo: I Belong to Jesus (Dylan's Song)



🇬🇧 SPIRITUAL TESTAMENT

(A tribute to Fr. Sergio Colombo)

(Video and text in 🇬🇧 English)

A reflection for the XXVIII Sunday of Common Time (15-10-2023)

< Mt 22:1-14 (The guests at the wedding feast)

I.

This week, on the occasion of the 10th anniversary of his death, I re-read with emotion the spiritual testament of Fr Sergio Colombo, one of the great teachers I had in my life, my professor of moral theology when I was a young student.

He began his testament with these words: 'I am very happy to have lived. I found the time and place that God gave me to live my adventure among men, beautiful. I leave full of gratitude for so many people who have helped me and taught me how to live: starting with my parents and my family...".

His words are not farewell, in fact he says "See you to everyone and.... to the life I love so much'.

Words that testify to his deep faith: "The great thing happened to me to be a Christian. It has become the most important thing in my life: I have played my whole life story on it. I tried to become a Christian in earnest: as I could, as I knew: with a lot of passion".

Besides being a convinced Christian, Father Sergio was also a true priest: "I also happened to be a priest in the Catholic Church. I would have liked to have done it well; I probably didn't quite succeed. I got into it, however, to the point that at a given moment I could no longer distinguish between my being a man and my being a priest'.

Fr Sergio was always in love with the Church that he served with his great intelligence: "I loved the Church, even if I was not always quiet and docile: I sought her beauty that she often seemed to keep hidden; I experienced in many ways her maternal fruitfulness that never ends'.

The suffering and illness of the last times did not distance him from God; on the contrary, it deepened his faith even more: "I have tried to respect God's discretion, his silence, to the utmost. But he has come even closer to me in the gift of a profound sense of fraternity: never have I felt so fraternal, so equal, so one among others as in these regions of weakness and fear through which we all pass and from which rises the universal invocation for rescue and salvation'.

And he concludes his spiritual testament with words full of love:

"You have seen me cry a few times. But I assure you that they have almost always been tears of sweetness: the emotion of seeing people and the beautiful things of life return, giving me confidence even for the mysterious journey into death. It is the sweetness of these long goodbyes that is giving me the strength to place myself, with trembling, crouched at the feet of the Lord Jesus, in silence, in the sleep of death, waiting for his Word to awaken me with my brothers. I long to see the Lord, to meet him. I am curious to see what more he will be able to give me than he has already given me in this life. I am excited to think what it will mean for me to live next to him! I long to find some people whose separation has torn me apart. I long to rediscover the beauty of this world that I abandon with such homesickness.

II.

With emotion still in my heart after reading this testament, I started reading this Sunday's gospel to prepare this reflection, and the abysmal distance between Father Sergius's experience and that of the guests at the royal wedding banquet appeared in glaring form. The guests came up with ridiculous excuses to evade the wedding feast. They had no idea what they were missing. It is the same as we do when faced with the Lord's invitations to meet with Him in prayer, in holy mass, we too make ridiculous excuses: 'I don't have time, I am tired, I have so much to do, I want to rest...' and we too do not realise what we are missing. What is more beautiful in life than meeting with God? Yet we find time to meet with anyone but Him. And we fill our lives with so many things that could instead exude beauty and love if lived with God. Loving God does not imply hating the world; on the contrary, we will love the world and people even more intensely because we will love them with the same love as God: with God, we more than to love, we become love.

Just as in last Sunday's Gospel Jesus said that the Lord will hand over his vineyard to others, so today he tells us that if we do not accept his invitation, he will invite others to his banquet.

III.

To conclude: what will our spiritual testament be like? Will we too be able to write like Father Sergius "I am overjoyed to have lived"? Will being a Christian also have become the most important thing in life for us? Will we too be eager to see the Lord, to meet Him? Will we too be curious to see what more the Lord can give us than he has already given us in this life? Will we too be excited to think what it will be like to live next to Him?

Will those who, like the wedding guests in today's Gospel, declined the invitation to attend to their fields and affairs, taste a little in this life the sweetness of God's beauty, or will they only taste the bitterness of disillusionment?

Thank you God for inviting us to your feast, help us to be clothed always in your wedding garment. Thank you for giving us our teacher and brother Fr Sergio: who knows that one day we too will come to love You as he loved You.


- Background image: Photo of Fr. Sergio Colombo

- Background music: I Belong to Jesus (Dylan's Song)

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