TOCCARE E LASCIARSI TOCCARE
- P. Ezio Lorenzo Bono, CSF

- 2 minuti fa
- Tempo di lettura: 2 min

Commento al Vangelo della memoria di San Biagio
Vangelo: Mc 5,21-43
Biagio era vescovo di Sebaste, in Armenia, medico prima ancora che pastore, abituato a curare i corpi oltre che le anime. Visse in un tempo di persecuzioni e fu arrestato proprio per la sua fede. La tradizione racconta che, mentre veniva condotto in prigione, una madre disperata gli portò il figlio che stava soffocando: una lisca o una spina gli si era conficcata nella gola, non riusciva più a respirare e stava per morire. San Biagio pregò, intervenne, liberò la gola del bambino. E quel bambino tornò a respirare. Da allora la Chiesa ha custodito questo gesto come segno: San Biagio è colui che, nel momento in cui la vita è bloccata, restituisce il respiro. Non per magia, ma per fiducia in Dio e per una mano che si prende cura. Da qui nasce l'usanza della benedizione della gola, come invocazione di protezione e di liberazione dal male.
Nel Vangelo di oggi Gesù compie un gesto sorprendentemente simile. Entra in una casa dove tutto sembra finito, dove il pianto ha già preso il posto della speranza. La bambina è morta, non respira più, non c'è più nulla da fare. Gesù però non si lascia fermare dal rumore della disperazione. Si avvicina, prende la bambina per mano e dice: “Talità kum”. È una mano che afferra, una parola che rialza, la vita che ritorna. Come San Biagio davanti a una gola chiusa, Gesù davanti alla morte non discute, non spiega, ma tocca. Dove la vita è bloccata, Lui tende la mano e rialza. Anche quando tutto appare nero, definitivo, senza via d'uscita, per Gesù non esistono situazioni irrecuperabili. Nemmeno la morte ha l'ultima parola davanti a Lui.
Il Vangelo di oggi allora ci dice di non disperare mai, come ha fatto Giairo, come ha fatto l'emorroissa. Anche quando senti di non respirare più dentro, quando la vita sembra strozzata dalla paura, dalla colpa, dalla fatica o dalla sofferenza, Gesù ti prende per mano e ti solleva. Basta toccare Gesù o lasciarsi toccare. Ma insieme nasce anche una domanda che ci riguarda da vicino: tu sai tendere la mano a qualcuno? Sai fermarti davanti a chi sta soffocando interiormente, a chi non trova più respiro nella vita? Perché oggi Gesù continua a prendere per mano e a ridare vita attraverso le tue mani.







Commenti