🇮🇹 UN AMORE DELL’ANIMA 🇵🇹 UM AMOR DA ALMA


🇮🇹 UN AMORE DELL’ANIMA

Commento al Vangelo della Domenica 29/5/2022. Solennità dell'Ascensione.

< Lc 24,46-53 (Ascensione di Gesù al cielo)

I

In questi giorni, per motivi particolari, ho ripreso in mano il libro dell’Eneide. L’avevo già letto nei tempi del liceo classico quando dovevamo leggere l’Iliade e l’Odissea in greco e il nostro professore ci faceva tradurre brani dal greco al latino. In quegli anni di gioventù però quelle letture (e traduzioni) erano più un supplizio che un piacere. Rileggere quelle storie epiche, tanti anni dopo, è stata una riscoperta entusiasmante. Soprattutto rincontrare la figura straordinaria di Enea. Sono due i momenti più toccanti (almeno per me) della sua storia. Il primo, risale a quando gli achei con l’inganno entrarono nella città di Troia nascosti nell’enorme cavallo di legno e saccheggiarono e incendiarono la città. Nella fuga generale vediamo Enea che non si preoccupa di salvare solo se stesso, ma anche il suo piccolo figlio Ascanio e, cosa ancora più straordinaria, salva anche il vecchio padre Anchise caricandoselo sulle spalle. Questa bellissima immagine, che possiamo contemplare in tante opere d’arte, (qui a Roma possiamo vedere nella prima stanza di Raffaello nei Musei Vaticani l’incendio di Borgo, e nella Galleria Borghese c’è il famoso quadro di Federico Barocci “Enea fugge da Troia”, e più ancora la bellissima scultura di Gian Lorenzo Bernini) ci mostra l’umanità di Enea che ci ricorda che per essere uomini dobbiamo conservare il passato (Anchise) e garantire il futuro (Ascanio). Il secondo episodio lo troviamo nel sesto libro dell’Eneide, dove Enea scende nel regno dei morti per incontrare e riabbracciare il padre Anchise morto poco prima a Trapani nella sosta durante il viaggio verso l’Italia. In quel commovente incontro Enea cerca risposte riguardo al passato, alle sorti della sua città di Troia, al perché ha dovuto abbandonare la sua amata Didone che in seguito si era suicidata per il dispiacere (che pure ha incontrato un istante prima ma che ancora amareggiata non volle rivolgergli nemmeno una parola), al perché ha dovuto perdere tanti cari compagni di viaggio… ma soprattutto troverà risposte riguardo al futuro luminoso della sua stirpe che la vedrà protagonista nella fondazione di Roma (essendo Romolo e Remo suoi discendenti) fino al trionfo dell’impero di Roma.

II.

Sono rimasto sorpreso nell’intravedere molte affinità tra Enea e Gesù.

Enea era profondamente devoto e innamorato del padre Anchise, e anche Gesù più volte ribadisce la sua uguaglianza e unità col Padre (anche il Padre parla del Figlio come l’amato). La bellissima statua del Bernini mostra Il vecchio padre, Enea e il piccolo Ascanio uniti tra loro come se fossero una cosa sola, pur essendo ognuno distinto, così come il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo sono una cosa sola anche se 3 persone distinte.

L’umanità di Enea che si prende cura dei più fragili (l’anziano padre e il giovane figlio) ci ricorda l’umanità di Gesù e la sua cura verso i più deboli.

Enea scende negli inferi per conoscere il suo passato e il suo futuro. Anche Gesù scende agli inferi, ma per liberare tutti quelli che vi erano prigionieri.

Infine, si racconta che anche Enea “ascese” o forse meglio “assunse” in cielo: durante un combattimento contro gli Etruschi, scomparve nel culmine di una tempesta scoppiata all’improvviso e Venere stessa lo portò nell’Olimpo, dove divenne una divinità onorata successivamente dai Romani con il nome di Giove Indigete. Anche Gesù ascese a cielo e ora siede alla destra del Padre.

III.

Queste due figure straordinarie, pur avendo molte cose in comune, non devono però essere confuse.

Enea è una figura leggendaria, della mitologia greca e romana, frutto del genio di Virgilio. Qui vicino, a Pratica di Mare, Pomezia, dicono si trovi la tomba di Enea (Heroon di Enea, un tumulo sepolcrale del VII a.C.). Questo contraddirebbe la storia della sua “ascensione” in cielo durante la battaglia contro gli Etruschi.

Gesù invece è il Figlio di Dio che è venuto su questa terra, morì, scese agli inferi, risuscitò e salì al cielo.

Cosa si intende per cielo? Non lo spazio siderale: gli astronauti non sono più vicini al cielo. (Vi ricordate l’infelice dichiarazione di Yuri Gagarin quando disse che nello spazio non ha visto Dio?).

Non è neppure uno stato di pace, di serenità (tipo Nirvana). Romano Guardini nel suo grande libro Il Signore (pp.567-568), dice che il cielo è il “riserbo” di Dio, “il segreto in cui sta il Dio Santo” dove il Signore risorto ascese. Allora, chiede Guardini: in questo segreto di Dio che è spirito, può entrare qualcosa di corporeo? Si, solo se l’amore di Dio getta un ponte. E conclude dicendo che l’umanità di Gesù “che ebbe la fondazione nell’annunciazione, ha avuto la sua pienezza nell’ascensione al cielo. Soltanto il Gesù Cristo entrato nel cielo, nella sfera di riserbo del Padre, è l’Uomo-Dio nella sua compiutezza”.

Gesù è asceso al Padre ma in realtà non se ne è mai andato via da noi: Io sarò con voi fino alla fine del mondo. E per ricordarci questo verrà lo Spirito che ci insegnerà e ricorderà ogni cosa.

IV.

Gesù è asceso al Padre con il suo corpo, ma con un corpo risuscitato. Un corpo che non ha più bisogno della materialità per amare, un corpo spirituale (che passa anche attraverso i muri del cenacolo).

Chi ama solo i corpi, dovrà affrontare il dramma della separazione, dell’abbrutimento, dell’invecchiamento, della morte. Chi ama l’anima, non c’è malattia o invecchiamento o morte che potrà far finire l’amore.

Forse è per questo che un rapporto di amicizia rimane più a lungo di una relazione solo carnale, perché non ha bisogno dei corpi per far vivere il rapporto. La relazione solo carnale invece si. Questo tipo di relazione potrà durare solo se oltre al corpo si amerà anche l’anima. Perché il corpo deperisce, ma l’anima mai e per questo ci si può amare per tutta la vita.

Anche l’amore filiale e paterno, come quello di Enea, è amore dell’anima, per il quale non importa se il corpo è decrepito o imberbe: è l’anima ivi racchiusa che dev’essere amata per sempre.


Per accedere al video in italiano cliccare qui: https://youtu.be/TrTANY_gba0



🇵🇹 UM AMOR DA ALMA

Comentário ao Evangelho do Domingo 29/5/2022. Solenidade da Ascensão.

< Lc 24,46-53 (Ascensão de Jesus ao céu)

I

Nestes dias, por razões particulares, peguei novamente no livro do Aeneid. Já o tinha lido nos meus tempos de liceu clássico, quando tivemos de ler a Ilíada e a Odisseia em grego e o nosso professor mandou-nos traduzir passagens do grego para o latim. Nesses anos de juventude, porém, essas leituras (e traduções) foram mais um tormento do que um prazer. Reler essas histórias épicas tantos anos depois tem sido uma descoberta excitante. Especialmente para reencontrar a extraordinária figura de Enéias. Há dois momentos mais comoventes (pelo menos para mim) na sua história. A primeira foi quando os Achaeans entraram enganosamente na cidade de Tróia escondidos no enorme cavalo de madeira e saquearam e queimaram a cidade. Na debandada geral, vemos Enéias não só salvar a si próprio, mas também o seu jovem filho Ascanius e, ainda mais extraordinariamente, ele salva também o seu velho pai Anchises carregando-o nos seus ombros. Esta bela imagem, que podemos contemplar em tantas obras de arte (aqui em Roma podemos ver na primeira sala de Rafael nos Museus do Vaticano a queima de Borgo, e na Galeria Borghese há o famoso quadro de Federico Barocci “Enéias foge de Tróia”, e mais ainda a bela escultura de Gian Lorenzo Bernini) mostra-nos a humanidade de Enéias que nos lembra que para sermos humanos temos de preservar o passado (Anchises) e assegurar o futuro (Ascanius). Encontramos o segundo episódio no sexto livro do Aeneid, onde Enéias desce ao reino dos mortos para se encontrar e voltar a abraçar o seu pai Anchises, que tinha morrido pouco antes em Trapani durante uma escala na viagem a Itália. Nesse comovente encontro, Enéias procura respostas sobre o passado, o destino da sua cidade de Tróia, porque teve de abandonar a sua amada Dido que mais tarde se suicidou por tristeza (ele a tinha encontrada um momento antes mas ela ainda amargada não lhe quis dizer nem uma palavra), porque teve de perder tantos companheiros de viagem queridos... mas sobretudo encontrará respostas sobre o futuro brilhante da sua linhagem que irá desempenhar um papel de liderança na fundação de Roma (sendo Romulus e Remus os seus descendentes) até ao triunfo do império de Roma.

II.

Fiquei surpreendido ao ver muitas semelhanças entre Enéias e Jesus.

Enéias era profundamente devoto e apaixonado pelo seu pai Anchises, e Jesus também enfatiza repetidamente a sua igualdade e unidade com o Pai (até o Pai fala do Filho como “o amado”). A bela estátua de Bernini mostra o velho pai, Enéias e o jovem Ascânio unidos como um só, embora cada um seja distinto, tal como o Pai, o Filho e o Espírito Santo são um só, embora três pessoas distintas.

A humanidade de Enéias que cuida dos frágeis (o pai idoso e o filho criança) lembra-nos a humanidade de Jesus e o seu cuidado para com os mais fracos.

Enéias desce ao submundo para conhecer o seu passado e o seu futuro. Jesus também desce ao submundo, mas para libertar todos aqueles que ali se encontravam encarcerados.

Finalmente, diz-se que Enéias também 'ascendeu' (ou talvez melhor foi assumido o céu): durante uma batalha contra os Etruscos, desapareceu no cume de uma tempestade que subitamente irrompeu e a própria Vénus levou-o ao Olimpo, onde se tornou uma divindade honrada mais tarde pelos Romanos sob o nome de Júpiter Indigete. Jesus também subiu ao céu e agora senta-se à direita do Pai.

III.

Embora estas duas figuras extraordinárias tenham muito em comum, não devem ser confundidas.

Enéias é uma figura lendária da mitologia grega e romana, fruto da genialidade de Virgílio. Aqui perto, em Pratica di Mare, Pomezia, há o túmulo de Enéias (Herool de Enéias, um túmulo do 7º AC). Isto contradiria a história da sua 'ascensão' ao céu durante a batalha contra os Etruscos.

Jesus, por outro lado, é o Filho de Deus que veio a esta terra, morreu, desceu ao inferno, ressuscitou e subiu ao céu.

O que é que se entende por céu? Não espaço sideral: os astronautas não estão mais perto do céu (Lembram da infeliz declaração de Yuri Gagarin quando ele disse que no espaço não viu Deus?).

Também não é um estado de paz, de serenidade (como o Nirvana). Romano Guardini, no seu grande livro O Senhor (pp.567-568), diz que o céu é a ‘confidencialidade’ de Deus, 'o segredo em que o Deus Santo reside' onde o Senhor ressuscitado ascendeu. Então, Guardini pergunta: neste segredo de Deus que é espírito, pode entrar algo corpóreo? Sim, só se o amor de Deus lançar uma ponte. E conclui dizendo que a humanidade de Jesus "que teve o seu fundamento na anunciação, teve a sua plenitude na ascensão ao céu". Só o Jesus Cristo que entrou no céu, na esfera de ‘confidencialidade’ do Pai, é o Deus-Homem na “sua plenitude.

Jesus ascendeu ao Pai mas nunca nos deixou: “eu estarei convosco até ao fim do mundo”. E para nos lembrar disto virá o Espírito que nos ensinará e nos lembrará de tudo.

IV.

Jesus ascendeu ao Pai com o seu corpo, mas se trata de um corpo ressuscitado. Um corpo que já não precisa de materialidade para amar, mas de um corpo espiritual (que também passa pelas paredes do cenáculo).

Quem ama apenas corpos, terá de enfrentar o drama da separação, brutalização, envelhecimento, morte. Quem ama a alma, não há doença ou envelhecimento ou morte que possa acabar com o amor.

Talvez seja por isso que uma relação de amizade permanece mais tempo do que uma relação apenas carnal, porque não precisa de corpos para fazer a relação viver. A relação apenas carnal, por outro lado, precisa de corpos. Este tipo de relação só durará se, para além do corpo, também se amar a alma. Porque o corpo perece, mas a alma nunca o faz, e é por isso que se pode amar um ao outro para toda a vida.

Mesmo o amor filial e paternal, como o de Enéias, é um amor da alma, pelo qual não importa se o corpo é decrépito ou imaturo: é a alma encerrada nele que deve ser amada para sempre.

Para accedere ao vídeo em português clicar aqui: https://youtu.be/hH_1t89xJqc



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