TERAPIA D’URTO

TERAPIA D’URTO Una riflessione per Domenica 16-08-2020 < Mt 15,21-28

I. Per il trattamento di alcune malattie sia fisiche che psichiche esistono delle terapie chiamate “terapie d’urto” che consistono nell’amministrazione di un sovradosaggio di medicine per le malattie fisiche, o nel suscitare forti emozioni nei pazienti con problemi psichici che provocano una forte reazione e causano la guarigione. Riguardo a questi metodi, praticati fin dai tempi dei greci, ci sono molte controversie. Ma sembra che nella maggior parte dei casi il metodo funzioni. II. Voglio credere che questa terapia d’urto è stato il metodo che ha usato anche Gesù con quella donna cananea che lo importunava per la guarigione di sua figlia. I Cananei erano considerati degli infedeli da parte degli ebrei, e chiamati appunto ‘cani’. L’indifferenza di Gesù (“non le rivolse neppure una parola”) e l’offesa (L’ha chiamata “cagna”) è stato un shock tale (una terapia d’urto appunto), che ha suscitato una reazione esplosiva in quella donna, al punto da suscitare una professione di fede unica da far dire a Gesù: “Donna, grande è la tua fede”. Il trattamento brusco (la terapia d’urto) Gesù l’aveva usata anche con sua mamma Maria quando gli chiese di intervenire nelle nozze di Cana: “Donna che vuoi da me? Non è ancora giunta la mia ora”. E neanche Maria si scoraggia, anzi con decisione dice ai camerieri: “Fate quello che vi dirà”, e come la Cananea, fa cambiare idea a Gesù (Le donne hanno questo potere, i mariti lo sanno). III. Un’altra possibile reazione da parte della donna cananea potrebbe essere stata quella di rispondere a tono, pagare con la stessa moneta, offendendo a sua volta, o andarsene via schifiata. Ma l’amore che lei aveva per sua figlia era superiore a qualsiasi offesa del mondo, a qualsiasi umiliazione, e per questo restò ferma nella sua posizione e suscitò l’ammirazione di Gesù. Una grande fede può scaturire solo da un grande amore. Chi non ama non può avere fede. IV. Esistono molte persone che non sono molto praticanti, ma quando succede una disgrazia e hanno bisogno di un miracolo, cominciano ad andare sempre in chiesa, a sgranare vari rosari al giorno, accendere decine di candele, fanno pellegrinaggi e un sacco di altre devozioni, per strappare un miracolo da Dio. E se non lo ottengono ecco che abbandonano la fede e si rivoltano contro Dio. V. Succede però anche che persone di fede autentica non riescono a ottenere il miracolo che vogliono e non perdono la fede. Ottengono altre grazie che non sono esattamente quelle che volevano, ma che spesso sono ben maggiori. So di qualcuno che era andato a Lourdes per chiedere una guarigione, e che dopo essere ritornato dal pellegrinaggio ancora con la stessa malattia, agli amici e parenti che gli chiedevano cosa c’era andato a fare a Lourdes se non era guarito, rispose: “Certo che sono guarito, non tanto nel corpo, ma nello spirito e ora sono più felice e posso accettare con più serenità la mia malattia”. Anche la nostra fondatrice della nostra Congregazione della Sacra Famiglia, Santa Paola Elisabetta Cerioli, dopo innumerevoli suppliche e sacrifici fatti per la guarigione del figlio, non ottenne il miracolo che voleva, ma ricevette da Dio il dono di centinaia di altri figli (orfani, figli di contadini) da amare e far crescere. VI. Proprio ieri sono andato a visitare Ostia Antica e sono rimasto commosso non solo dalla bellezza dei reperti archeologici, ma dal ricordo delle parole pronunciate fa quelle mura da Santa Monica pochi giorni prima di morire, rivolte al suo amato figlio Agostino. Dopo tanti anni di preghiere, suppliche e lacrime, Dio le aveva concesso molto più di quanto sperava: «Figlio mio, per quanto mi riguarda, questa vita ormai non ha più nessuna attrattiva per me. Cosa faccio ancora qui e perché sono qui, lo ignoro. Le mie speranze sulla terra sono ormai esaurite. Una sola cosa c’era, che mi faceva desiderare di rimanere quaggiù ancora per un poco: il vederti cristiano cattolico prima di morire. Il mio Dio mi ha soddisfatta ampiamente, poiché ti vedo addirittura disprezzare la felicità terrena per servire lui. Cosa ci faccio, allora, qui?». E dopo pochi giorni il Signore la prese con se. VII. Anche noi non dobbiamo affliggerci quando Dio usa con noi le sue terapie d’urto. Lui vuole suscitare dentro di noi una grande reazione che ci porti ad aumentare la nostra fede e far crescere l’amore. Gesù ha soccorso quella donna Cananea perché ha sentito il suo amore gridare forte mentre Lui faceva l’orecchio da mercante. Gesù ha esaudito le preghiere di Monica così come ha ridato la gioia della maternità a Santa Paola Elisabetta (Sembra che Gesù abbia un debole per le mamme e fa quello che dicono, forse perché le ricordano la sua mamma Maria). Dunque quando abbiamo bisogno dell’aiuto di Dio, l’arma più grande che possiamo usare non è quella delle parole, ma quella dell’amore, perché Lui si lascia conquistare non dal rumore dei nostri bla-bla ma dal battito forte del nostro cuore. VIII. La donna Cananea e Santa Monica ci hanno svelato il tallone d’Achille di Gesù, il segreto per fargli cambiare idea, ossia l’insistenza e l’amore. E allora diciamo pure a Gesù: “Caro Gesù, tu puoi usare con noi tutte le terapie d’urto che vuoi, tanto noi sappiamo già come farti cambiare idea”.

(eziolorenzobono@hotmail.com)


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