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LA SVENTURATA RISPOSE (Alessandro Manzoni)


Commento al Vangelo della

Vangelo: Mt 5,17-37 


I.

«La sventurata rispose». Penso abbiate capito a chi sono riferite queste parole. Con questa frase, una delle più celebri e più drammatiche della nostra letteratura, Alessandro Manzoni, nei Promessi sposi, racconta l'inizio della tragedia della monaca di Monza. Manzoni non descrive il peccato, non lo giustifica e non lo condanna con discorsi morali: dice semplicemente che tutto comincia da una risposta iniziale. Gertrude non cade all'improvviso, non compie subito un gesto irreparabile. Dalla finestra della sua stanza risponde all'ammiccamento di Egidio, allo sguardo, alla parola ambigua, a una breccia piccola, apparentemente insignificante. E Manzoni, con una lucidità impressionante, ci fa capire che è proprio lì che la storia cambia direzione. Il male non entra sfondando la porta: si insinua, bussa e spesso ottiene una risposta data troppo in fretta.

II.

Il Vangelo di oggi va esattamente a monte di quella risposta. Gesù non si limita a correggere i comportamenti esteriori, ma scende nel punto in cui tutto nasce: il cuore. «Avete inteso che fu detto... ma io vi dico». Quel “ma” non cancella ciò che c'era prima, lo porta più in profondità. Gesù non distrugge la Legge, la porta a compimento; non elimina il passato, lo trasfigura. Per questo non dice semplicemente: “non uccidere”, ma va alla radice dell'ira: «Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio». Non dice solo: “non commettere adulterio”, ma va allo sguardo che precede: «Ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel proprio cuore». Non dice solo: “non giurare il falso”, ma chiede una parola così vera da non aver bisogno di giuramenti: «Ma io vi dico: non giurate affatto... il vostro parlare sia: “Sì, sì”, “No, no”; il di più viene dal Maligno».

Gesù sa che tutto si gioca prima: prima del gesto, prima della parola, prima della caduta, nel momento della risposta. Per questo esige un di più: «Se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel Regno dei cieli». Gli scribi osservano la legge come funzionari; Gesù chiede di vivere da figli. E ai figli chiede un di più, perché mentre gli scribi osservano la legge dall'esterno, Gesù chiede di viverla dall'interno. Tutto dipende dall'inizio, da ciò che lasci entrare, da come rispondi.

Permettetemi qui un accenno, con molta carità, all'abbandono della vita consacrata di alcuni fratelli sacerdoti e religiosi, immersi nel mondo dello spettacolo o dei social, che da “sventurati” rispondono agli ammiccamenti e alle lusinghe del mondo. Ci sono segnali evidenti all'inizio che, se vengono sottovalutati, aprono una breccia che poi tutto travolge e stravolge.

III.

In conclusione, è quanto è accaduto alla nostra manzoniana monaca sventurata: con una risposta, con un contraccambio, ha dato spazio a una breccia. L'abbandono, quasi sempre, non inizia da una caduta clamorosa, ma da una risposta ammiccante, da una porta lasciata socchiusa, da un “poi vedremo”.

Gesù, nel Vangelo di oggi, ti dice proprio questo: fermati prima, non dialogare con il male, non rimandare, non dire: “poi vedremo”. Per questo usa immagini forti, persino scandalose, come cavare un occhio o tagliare una mano, non per invitarci a mutilarci, ma per dirci che quando il male è ancora piccolo si può fermare, mentre quando cresce travolge tutto.

Eppure il Vangelo di oggi non è un Vangelo di paura o di ammonizione, ma di speranza. Perché Gesù non ti dice solo: stai attento, ma anche: io posso portare a compimento la tua storia. Proprio perché tutto dipende dall'inizio, Gesù può tornare anche su ciò che è stato un inizio sbagliato, purificarlo, redimerlo, trasfigurarlo. Gesù oggi dice a te: non buttare via il tuo passato, nemmeno quello malconcio, quello che pesa, quello di cui ti vergogni. Lascia che Lui lo prenda, lo purifichi e lo elevi.

Perché Gesù non distrugge il tuo passato: lo salva e lo conduce a un piano più alto, il Suo.



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