“MINDFULNESS”: IL RIMEDIO ALLA STANCHEZZA? (Byung-Chul Han)
- P. Ezio Lorenzo Bono, CSF
- 3 giorni fa
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Aggiornamento: 1 giorno fa

Commento al Vangelo della
III Domenica di Quaresima (Anno A) (08/03/2026)
Vangelo: Gv 4,5-42
I.
Nel 1989 l'austriaco Peter Handke, premio Nobel per la letteratura del 2019, considerato “uno dei più disincantati ingegneri dell'anima del nostro tempo”, aveva scritto un libro dal titolo “Saggio sulla stanchezza”, dove in forma autobiografica analizza vari tipi di stanchezza. Sostiene che la stanchezza contemporanea è una stanchezza mentale. Stanchezza che viene dal sentirci prigionieri dei reticoli delle relazioni sociali che ci impediscono di elevare lo sguardo oltre i confini angusti del presente.
Il famoso filosofo sudcoreano Byung-Chul Han nel 2010 pubblicò il libro “La società della stanchezza”, dove parla delle conseguenze dell'attivismo h24 e dei vizi del multitasking, che ci fanno sentire tutti sempre stanchi. Abbiamo cronicizzato la stanchezza fino a farla diventare quasi uno status symbol, al punto che uno che non è stanco e stressato è out, fuori moda. Anche per questo filosofo, come per lo scrittore Handke, la stanchezza contemporanea è innanzitutto mentale. Una stanchezza che spesso porta verso il vuoto, o ti lascia nel vuoto, che colpisce più l'anima che il corpo e può portare non solo al malumore ma anche alla depressione.
Una raffigurazione particolarmente efficace della pesantezza e della stanchezza dell'uomo moderno, a mio avviso, sono le opere della coppia di artisti cinesi contemporanei Sun Yuan & Peng Yu, che ho visto qualche anno fa alla mostra “Crazy. La follia nell'arte contemporanea” al Chiostro del Bramante, qui a Roma. In particolare l'opera intitolata “Teenager Teenager” (2011) consiste in sculture in vetroresina in cui i personaggi, al posto della testa, portano enormi e pesanti macigni (come potete vedere nell'immagine di fondo del reel).
II.
Il Vangelo di questa domenica ci parla dell'incontro tra due persone stanche. Da una parte Gesù, stanco per il cammino percorso, il sole cocente, il suo apostolato senza sosta, le guarigioni operate, i discorsi annunciati, la testa dura dei suoi discepoli che non vogliono capire, le diatribe con gli scribi e farisei... arriva a quel pozzo e stanco si siede al bordo per riposare. E dall'altra parte una donna stanca, stanca degli uomini che si prendono gioco di lei (cinque mariti!), delle malelingue e degli sguardi perfidi delle comari del suo piccolo paesino, delle controversie tra samaritani e giudei (la questione del tempio dove adorare Dio), va al pozzo a mezzogiorno quando sa che non c'è nessuno. E proprio al pozzo, dove pensava di incontrare nessuno, incontra il Tutto.
Giovanni ha intrecciato e descritto mirabilmente questo incontro e dialogo tra i due. Gesù che prende l'iniziativa, perché è assetato e stanco, e le chiede: “Dammi da bere”. La reazione della donna sorprende e diverte Gesù, che capisce di avere davanti una donna tosta. La donna infatti si meraviglia che questo sconosciuto ci stia provando con lei. Lei però non ne vuole sapere, è stanca di uomini ingannatori e taglia corto: «Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?».
Gesù ci stava proprio provando con lei, ma non perché gli interessava il suo corpo, bensì la sua persona, la sua intelligenza, la sua anima, e da grande seduttore qual è la conquista stuzzicando la sua intelligenza e suscitando in lei un desiderio d'infinito: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: “Dammi da bere!”, tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva». Entrambi sentono un refrigerio da quella conversazione.
III.
Anche noi, come la samaritana, tante volte ci ritroviamo stanchi, stanchi di tutto, della pesantezza del vivere, dell'ottusità delle persone, del vortice della vita frenetica in cui veniamo risucchiati, del dover sempre corrispondere a quello che gli altri si aspettano da noi... C'è anche una stanchezza, diceva Papa Francesco, che è forse la più pericolosa: la stanchezza di sé stessi, perché è una stanchezza autoreferenziale: è la delusione di sé, ma non guardata in faccia con la serena letizia di chi si scopre peccatore e bisognoso di perdono, perché così si chiede aiuto e si va avanti; invece «questa è il giocare con l'illusione di essere qualcos'altro».
Come superare la stanchezza? A volte pensiamo che la soluzione sia quella di fuggire via scomparendo in un'isola deserta, lontani da tutto e da tutti (chi non l'ha sognato almeno una volta?). In internet si trovano molteplici consigli su come affrontare e risolvere la stanchezza. Oltre alle pillole rinvigoranti, a cibi e bevande energetici, viaggi ristoratori, etc., tanti propongono una risoluzione olistica, invitando a rientrare in sé stessi per rigenerarsi, reinventarsi, ricostruirsi... Lo strumento privilegiato è quello della meditazione o, come si dice più alla moda, della “mindfulness” (consapevolezza). Byung-Chul Han propone, in contrapposizione al tempo profano dell'iperproduzione, il tempo sacro della festa e del gioco.
Ma tutti questi rimedi mi sembrano dei palliativi, come quelle droghe che anestetizzano il malessere all'istante ma che, quando svanisce l'effetto, fanno ritornare tutto come prima. Certo la scienza non ha dubbi sui vantaggi della meditazione: come rimedio contro ansia e depressione migliora il benessere psico-fisico, la memoria, allevia lo stress, abbassa la pressione e mantiene giovani. Ma che cosa si medita? Questo è il problema. Come quando si dice che il rimedio migliore contro l'ignoranza è la lettura. Dipende cosa si legge. Se si leggono solo romanzi rosa e libri di nessun valore diventiamo ancora più ignoranti e frivoli.
Anche il Vangelo di oggi ci propone un rimedio efficace alla stanchezza, anzi Gesù ci propone non un rimedio, ma il rimedio: l'acqua viva che estingue la sete per sempre e il cibo di vita eterna. Questo è il rimedio per dissolvere la nostra stanchezza già qui, ora, e non solo nell'aldilà dove riposeremo in pace.
Ed allora, ci crediamo veramente nel Signore, sì o no? Ogni volta che ci ritroviamo qui per accostarci alla fonte della vita ascoltando la Parola di Dio e mangiando il suo Corpo, non possiamo uscire dalla chiesa ancora con tutto quel carico pesante che ci siamo portati dietro. Buttiamo via quei macigni che carichiamo nella nostra testa e usciamo di qui rigenerati, altrimenti sarebbe come uscire dal ristorante ancora con fame, o dimessi dall'ospedale ancora ammalati, o tornare da una vacanza ancora più stanchi di come eravamo partiti.
La Samaritana è stata letteralmente conquistata da Gesù e sorpresa da Lui che «mi ha detto tutto quello che ho fatto» (viene ripetuto due volte nel racconto). La scoperta di essere conosciuti per quello che si è e non per le immagini di noi che proiettiamo al di fuori, e nello stesso tempo sentirsi accettati così come si è e amati. Ti ama veramente non chi sa nulla di te o conosce solo una bella facciata. Ti ama veramente chi sa tutto di te, anche le parti più oscure, e anche così continua ad amarti.
«Se conoscessi il dono di Dio...». Gesù lo dice oggi anche a te, che sei così stanco. Se conoscessi questo dono d'amore che dissipa ogni stanchezza. Perché solo l'amore dà riposo. Tutto ciò che non è amore, stanca.
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