SWEDENBORG: LO SCIENZIATO CHE PARLAVA CON GLI ANGELI
- P. Ezio Lorenzo Bono, CSF

- 2 giorni fa
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Commento al Vangelo della Solennità di
Maria Santissima Madre di Dio (01/01/2026)
Vangelo: Lc 2,16-21
I.
Molte persone hanno detto e dicono tuttora di parlare con gli angeli. Molti di loro sono persone con problemi psicologici, che scambiano allucinazioni per visioni divine. Altri però sembrano essere persone serie, come Padre Pio, Santa Gemma Galgani, Ana Katharina Emmerick, padre Edouard Lamy Abbot, San Bernardo, Emanuel Swedenborg. Tra questi, quello che ha attirato di più la mia attenzione è proprio quest'ultimo, Emanuel Swedenborg, uno svedese nato alla fine del 1600, che dopo la laurea in filosofia a 21 anni si dedicò con successo allo studio delle scienze come chimica, anatomia, matematica, filomazia, meccanica, ingegneria, musicologia, alchimia, ecc. Era anche un inventore, un politico e parlava fluentemente 12 lingue. A 56 anni d'età cominciò a fare sogni nei quali diceva di parlare con personaggi della Bibbia come Mosè e Gesù e cominciò a studiare teologia. Scrisse più di cinquanta libri. Diceva di comunicare con gli angeli “faccia a faccia, come si parla da uomo a uomo”, i quali lo introdussero nella quarta dimensione, ed essendo lui uno scienziato descrisse con dettagli molto accurati tutte le esperienze “divine” vissute. Swedenborg insisteva sull'importanza del libero arbitrio: sta all'uomo prendere una decisione se ascoltare gli angeli o ascoltare i demoni, e sottolineava l'importanza dell'intelligenza nella fede (la salvezza non viene solo dalla morale ma anche da come sapremo utilizzare la nostra intelligenza). Le sue idee, molte delle quali furono condannate dalla Chiesa luterana, la quale però non condannò mai la sua persona (infatti Swedenborg è sepolto nella cattedrale luterana di Uppsala), influenzarono in seguito molti filosofi, scienziati, psicologi e scrittori importanti.
II.
Il Vangelo di oggi ci parla dei pastori che, dopo aver ascoltato l'annuncio dell'angelo accompagnato dall'esercito celeste, si misero “senza indugio” alla ricerca di Gesù. In questo Vangelo ritroviamo le tre dimensioni della fede (che ritroviamo anche nella vocazione di Maria e di molti altri). La prima dimensione è quella teologica, quella della chiamata e quindi dell'ascolto: gli angeli annunciano ai pastori il fatto miracoloso della nascita di Gesù. Ogni chiamata però esige anche un ascolto. I pastori avrebbero potuto fare orecchio da mercante, non interessarsi, non ascoltare. Invece si misero in ascolto. La seconda dimensione della fede è quella etica, cioè quella che esige una risposta, un'azione. Non basta ascoltare che Gesù è nato, bisogna mettersi alla sua ricerca. E i pastori infatti, come ci dice il Vangelo di oggi, “partirono senza indugio e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia”. Ma non basta neppure ascoltare la chiamata e mettersi in azione: ci vuole anche la terza dimensione, quella estetica. “I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com'era stato detto loro”. E cioè se ne tornarono pieni di gioia, cantando e benedicendo Dio. Queste tre dimensioni le possiamo sintetizzare in tre verbi: ascoltare, cercare (fare), esultare. Anche noi che siamo qui siamo passati attraverso la prima dimensione: abbiamo ascoltato la chiamata di Dio che ci ha rivolto attraverso i suoi angeli, cioè i nostri genitori, catechisti, sacerdoti, insegnanti, amici, tutti coloro che ci hanno parlato di Dio. Siamo passati anche attraverso la seconda dimensione: abbiamo risposto alla chiamata diventando cristiani, ricevendo i sacramenti, cercando di mettere in pratica la parola di Dio studiando, lavorando onestamente, crescendo una famiglia, aiutando gli altri. Eppure queste prime due dimensioni, pur essendo fondamentali, non sono ancora sufficienti. Ci vuole anche la terza dimensione, spesso disattesa, quella estetica, cioè della gioia di essere cristiani. Maria, dopo aver ascoltato la chiamata di Dio e dopo essere andata di fretta in soccorso alla cugina Elisabetta, è esplosa di gioia cantando il Magnificat. I pastori, dopo aver ascoltato l'annuncio degli angeli ed essere andati senza indugio all'incontro di Gesù, se ne tornarono pieni di gioia glorificando e lodando Dio. E noi, dopo aver ascoltato la chiamata di Dio e risposto con le nostre scelte di vita, siamo felici come Maria e come i pastori? La dimensione estetica, quella della gioia, non è un dettaglio o un optional, ma è la conseguenza naturale delle prime due dimensioni. Che ne facciamo di uno o di una che ha risposto sì alla nostra richiesta “mi vuoi sposare” e magari ci ha anche sposato e messo su con noi una famiglia, ma è totalmente infelice di essere nostra moglie o nostro marito? Che ne facciamo di qualcuno che dice di essere nostro amico o amica, ma non vuole mai uscire o conversare con noi e, quando lo fa, è sempre triste e non vede l'ora di andarsene? E cosa se ne fa Dio di qualcuno che è diventato cristiano e partecipa alle celebrazioni ma è sempre distratto e non vede l'ora che finiscano, che vive sempre con il muso lungo e non trasmette nessuna felicità di essere cristiano?
III.Per concludere.
All'inizio di questo nuovo anno, oltre ai vari propositi (resolutions) che ogni inizio anno facciamo (e non manteniamo mai), propongo altre tre resolutions:
1. quella non solo di essere cristiani ma anche praticanti: un cristiano non praticante è come uno sportivo non praticante o un vegetariano non praticante. Non solo cristiani praticanti ma anche cristiani felici. Un modo di essere felici è quello di dare felicità agli altri, prestando loro attenzione, ascoltandoli, elogiandoli, benedicendoli, cioè “dire bene” di ciascuno, andando loro incontro e aiutandoli nei limiti delle nostre possibilità. Questa è una terapia efficace per la felicità.
2. fare quest'anno un cambiamento importante nella nostra vita, per rinnovarci continuamente, imparando cose nuove: tutta la vita è un apprendimento (life-long learning). Molti vogliono fare la rivoluzione e cambiare il mondo e poi, invece della rivoluzione, scelgono la televisione e invece di cambiare il mondo finiscono solo per cambiare i canali.
3. Infine, saper vedere e ascoltare gli angeli che incrociamo nella nostra vita, come hanno fatto Maria, Giuseppe, i pastori, come ha fatto anche Swedenborg, lo scienziato che parlava con gli angeli, il quale disse: “Lo spirito interiore di una persona amorevole è un angelo del cielo, e mentre viviamo nel corpo siamo anche in compagnia di angeli, anche se non ne siamo consapevoli; e una volta liberati dal corpo ci uniamo a loro”. E non dimentichiamoci che, come disse qualcuno, per vedere bene bisogna chiudere gli occhi.BUON ANNO A TUTTI.






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