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TE NE SEI ACCORTO? (Brunori Sas)


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 Commento al Vangelo della

Vangelo: Mt 24,37-44


I.


Brunori Sas, che si è classificato al terzo posto a Sanremo 2025 con la sua bella canzone "L'albero delle noci", qualche anno fa ha scritto la splendida canzone "La verità" che diceva così: “Te ne sei accorto, sì / Che parti per scalare le montagne / E poi ti fermi al primo ristorante / E non ci pensi più”? In modo spietato il cantautore calabrese, con questi versi dai toni esistenziali, sbatte in faccia a tutti una cruda verità con l'intento di smuovere dal grigiore che spesso attanaglia esistenze addomesticate dalle solite e banali abitudini. “Te ne sei accorto, sì / Che passi tutto il giorno a disegnare / Quella barchetta ferma in mezzo al mare / E non ti butti mai”? È un forte appello a riprendersi la propria vita e cambiare quello che si deve cambiare. Ma la verità - continua il cantautore - “È che non vuoi cambiare / Che non sai rinunciare a quelle quattro, cinque cose / A cui non credi neanche più”.

Ogni anno, come sapete, molte persone spariscono senza che nessuno se ne accorga. Molti anziani (e non solo anziani) muoiono da soli in casa, e i loro cadaveri vengono scoperti in modo fortuito, settimane, mesi e addirittura anni dopo la loro scomparsa. Così queste persone muoiono due volte: di malattia e di indifferenza. Nessuno se n'è accorto.
Ci sono anche migliaia di adolescenti e giovani denominati col termine giapponese “Hikikomori”, che significa “stare in disparte, isolarsi”: sono giovanissimi affetti da una sindrome che li spinge a isolarsi dal resto del mondo per mesi o addirittura anni. Si chiudono nella propria casa o in stanza ed escono solo di notte o all'alba, quando sanno di non incontrare nessuno. E come loro tanti altri adolescenti e giovani diventano irraggiungibili, non hanno nessuna vita sociale, e nessuno se ne accorge. La cosa peggiore è quando sono i propri familiari o amici che non si accorgono dei propri familiari o amici che stanno soffrendo. Per accorgersene, è necessario spingere la propria mente e il cuore più in là, dove altri non ci arrivano. Per questo non se ne accorgono.

II.


Niente di nuovo sotto il sole. Già millenni fa -come abbiamo sentito nel Vangelo di questa prima domenica di Avvento- “Nei giorni che precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell'arca, e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e travolse tutti”. Stava per scatenarsi la fine del mondo e loro mangiavano e bevevano... “e non si accorsero di nulla”.
Accorgersi è un altro nome del verbo amare. Perché per amare bisogna essere attenti, accorgersi. Al contrario, dalla distrazione ne consegue solo distruzione. I coevi di Noè furono distrutti perché distratti. Accorgersi è una di quelle parole con un significato semantico molto affascinante. [In greco si dice “metanoein”: meta = dopo, oltre; noeo = pensare, mente; e quindi “accorgersi” vuol dire “far giungere la tua mente più in là, oltre”. In latino invece: ad corrigere = “dare una nuova direzione”]. Esiste anche un'interpretazione più suggestiva o romantica che intravvede il cuore in questa parola (cor, cordis) e quindi “accorgersi” è “drizzare il cuore”. (Ricordiamoci che in passato si pensava che fosse il cuore la sede della memoria, e quindi “ri-cordare” è riportare al cuore).
Ne consegue che chi non ha cuore, e cioè non ama, non può accorgersi di niente e di nessuno.

III.


“La verità, - conclude il nostro cantautore - È che ti fa paura / L'idea di scomparire / L'idea che tutto quello a cui ti aggrappi prima o poi dovrà morire”. L'Avvento che iniziamo oggi ci rivela invece un'altra verità: è vero che tutto dovrà morire, ma non è vero che tutto dovrà scomparire. Se con la morte tutto scompare, allora sì che avremmo ragione di essere disperati. Invece l'Avvento ci parla di un futuro dove il meglio deve ancora venire. L'Avvento ci dice che non siamo “esseri-per-la-morte” come diceva il filosofo Heidegger, ma “esseri-per-la-vita”. Dobbiamo esseri vigilanti sempre, perché non sappiamo quando verrà il Figlio dell'uomo. La cosa importante è che quando Lui verrà a prenderci non ci trovi distratti nel bere, mangiare e procreare, come gli uomini del tempo di Noè che non si accorsero di nulla, altrimenti ci abbandonerà, come abbiamo sentito nel Vangelo: “uno verrà preso e l'altro lasciato”. 
Preparandoci all'attesa del Natale, “facciamo giungere la nostra mente più in là, oltre” (significato della parola “accorgersi”) alla venuta finale del Figlio dell'uomo.

Un bell'esercizio per preparasi al Natale è quello di allestire il presepio, dove tutti i personaggi e le cose sono rivolti in attesa di colui che occuperà la culla vuota. Non è solo una tradizione, ma un esercizio di fede nel Dio che è venuto e che verrà. Papa Francesco ha invitato a riscoprire l'importanza del presepio e recuperare questa bella usanza. Appella che si faccia il presepe non solo in casa, ma anche sul luogo di lavoro, nelle scuole, negli ospedali... perché è una luce di speranza e bellezza per tutti. E quando Lui verrà non ci troverà distratti ma attratti, innamorati.

L'esercizio più bello però per prepararci al Natale e all'ultima venuta del Signore è quello di accorgerci sempre delle persone accanto a noi e della sofferenza degli altri.

«Te ne sei accorto, sì?» - cantava Brunori. E oggi il Vangelo ti chiede la stessa cosa: Ti accorgi di Dio che viene? Ti accorgi del fratello accanto a te?

Parti allora, in questo inizio di Avvento, per scalare le montagne, senza fermarti al primo ristorante. Perché se è vero che tu in questo avvento attendi Qualcuno, è ancor più vero che Quel Qualcuno - da sempre - attende te.


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Ti invito a guardare (e se ti piace metti un like o scrivi un commento) il videomessaggio settimanale di 30 secondi (in italiano, portoghese, inglese, francese e spagnolo) ispirato al Vangelo della Domenica, che puoi trovare (generalmente verso il fine settimana) sul mio profilo Facebook Instagram e TikTok, sul mio canale Youtube e sul mio canale Whatsapp. Il testo del commento al Vangelo lo puoi trovare anche sulla mia WebPage, oltre che su Qumran2 e su lachiesa.

Questo invito è aperto a tutti, ma in modo particolare ai fratelli sacerdoti: se desideri condividere un pensiero, un saluto, un commento, una parola di incoraggiamento o anche una critica costruttiva - per migliorare le mie riflessioni o semplicemente per avviare un dialogo fraterno e uno scambio di esperienze - sarò felice di leggerti. Puoi scrivermi a questo indirizzo: eziolorenzobono@hotmail.com

 
 
 

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